In questa pagina troverete citazioni e brani che abbiamo pensato d'inserire per riflettere su come respiriamo nella vita di tutti i giorni e di quanto importante sia la funzione del respirare nella nostra vita. Abbiamo pensato di inserire articoli di autori in linea con il nostro pensiero e una "mappa" di riferimento teorica a cui il rebirthing della nostra scuola si riferisce.



Respirare
- Dal latino: RE SPIRARE, soffiare, compiere il processo fisiologico della respirazione; riferito a organismi viventi con speciale riferimento alle 2 fasi della respirazione: inspirazione ed espirazione.
Respiro - il respirare, l'alternarsi dei movimenti respiratori. Fig: Sollievo, liberazione, tregua o sosta, pace, liberazione da fatiche, impegni affannosi, preoccupazioni.
Tratto da: Vocabolario della Lingua Italiana - Istituto Enciclopedia Italiana Treccani 1991


BASI PSICOBIOLOGICHE DELL’ANSIA - ASPETTI GENETICI
Tutti gli organismi, compresi gli individui della nostra specie, tendono alla sopravvivenza, cioè a rimanere in vita e a trasmettere la vita alla generazione successiva.
Il modo in cui agiamo per raggiungere questo scopo è piuttosto elementare: cerchiamo.
Cerchiamo quelle situazioni che concorrono alla sopravvivenza e alla riproduzione.
D’altra parte, tentiamo di evitare tutto ciò che potrebbe minacciare il nostro benessere e quello della nostra progenie.
Negli esseri umani, come anche in altri mammiferi, la percezione del pericolo è accompagnata da risposte fisiologiche, come l’aumento del battito cardiaco e dalla sudorazione, da risposte psicologiche, come il focalizzarsi dell’attenzione sulla fonte del pericolo e dalla tendenza a sfuggire alla situazione che si avverte come pericolosa. Questi tre tipi di reazione definiscono secondo gli scienziati, l’ansia: una risposta che contiene dunque aspetti fisiologici (aumento del battito cardiaco), cognitivi (concentrazione) e comportamento (la fuga). La reazione ansiosa, nella varietà delle sue manifestazioni, ha una forte base biologica. La ricerca sugli animali e sugli uomini suggerisce che l’evoluzione abbia preprogrammato gli organismi a reagire al pericolo con l’ansia. Indubbiamente, nell’ansia c’è molto di più che semplici componenti fisiche di tipo genetico e fisiologico.

COMPONENTI FISIOLOGICHE
Mentre il comportamento emozionale è per larga parte regolato da strutture cerebrali più profonde e relativamente antiche, il lobo frontale della corteccia è coinvolto nell’ansia umana.
I mattoni più importanti del cervello sono i neuroni o cellule nervose. Collegati in reti altamente complesse, trasmettono le informazioni attraverso sostanze chimiche che fungono da messaggeri: i neurotrasmettitori. Quando parliamo di ansia, i tre neurotrasmettitori più importanti sono la noradrenalina, la serotonina, il GABA. Quest’ultimo è un neurotrasmettitore inibitore che riduce la probabilità di attivare le cellule nervose; diversamente dalla serotonina e dalla noradrenalina, esso è localizzato in tutto il cervello. Le prove più evidenti di una connessione del GABA con l’ansia
provengono dagli studi farmacologici, specialmente quelli sugli studi sulle benzodiazepine, farmaci ansiolitici che rafforzano gli effetti del GABA provocando una riduzione dell’ansia, il rilassamento dei muscoli e sonnolenza; essi inoltre esercitano un’azione anti-convulsivante.
La noradrenalina è usata dai neuroni detti adrenergici; si forma sia nel sistema nervoso centrale sia in quello periferico. Per quanto riguarda la noradrenalina del cervello, il 70% di essa si trova in una piccola zona blu (locus coeruleus) situata in una zona del cervello profonda, evolutasi nel corso del tempo.
Poiché i percorsi noradrenergici ricoprono vaste superfici del cervello, non sorprende che la noradrenalina sia implicata in tante attività, come il sonno e la veglia, l’attenzione, l’apprendimento, l’eccitazione, l’umore e l’ansia.
Un po' più in alto del locus coeruleus ci sono i nuclei Raphe, dove troviamo il neurotrasmettitore serotonina. Come la noradrenalina, questa si diffonde in molte aree del cervello e nella colonna vertebrale. I farmaci che aumentano la disponibilità della serotonina non solo migliorano l’umore, ma attenuano anche l’incidenza e l’intensità degli attacchi di panico, sono efficaci nel trattamento dell’aggressività, mentre come effetto collaterale, provocano un’abbassamento della libido. La serotonina e la noradrenalina certamente interagiscono, ma non si conoscono compiutamente i meccanismi d’interazione.
Le modificazioni fisiologiche negli stati d’ansia non sono limitate al cervello. Il cervello e il sistema nervoso centrale (S.N.C.), sono collegati a tutti gli altri organi attraverso il sistema nervoso autonomo (S.N.A.). Questo a sua volta, si distingue in sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Mentre il sistema nervoso simpatico si attiva nei casi di emergenza, quando si rende appunto necessaria una reazione, il parasimpatico
produce una risposta di rilassamento. La reazione di emergenza dispone perfettamente l’organismo a rispondere al pericolo. Appena il pericolo diminuisce, il sistema nervoso parasimpatico prende il sopravvento e organizza una risposta di rilassamento come per es., un rallentamento del battito cardiaco e un’abbassamento della pressione sanguigna.
Tratto da enciclopedia “L'universo del Corpo” - Istituto della Enciclopedia Italiana - Giovanni Treccani ed. 1999


L’articolo sopra citato dà un’esauriente descrizione della fisiologia dei meccanismi endogeni dell’ansia con il relativo intervento farmacologico per modificare/migliorare gli squilibri delle sostanze interessate al processo.
Presentiamo, di seguito, articoli che descrivono un approccio alla cura dei suddetti squilibri includendo tecniche e strumenti diversi dai farmaci ed ugualmente efficaci poiché basano la loro capacità di cura nell’integrazione corpo-mente-spirito (approccio olistico-integrale).

STRESS, ANSIA, DEPRESSIONE

Tratto da: “Rebirthing Transpersonale" di Filippo Falzoni Gallerani - pgg. 83/88
In questi anni si è incominciato a dibattere molto intorno a queste disfunzioni e gli sviluppi delle ricerche farmacologiche hanno spesso alimentato eccessive speranze circa la possibilità di risolverle una volta per tutte con farmaci appropriati.Se è vero che in alcuni casi l’intervento farmacologico si è rivelato molto efficace, molto spesso si è riscontrato che esso è insufficiente, sintomatico, non in grado di incidere sulle cause che si trovano a monte, e non privo di effetti collaterali indesiderabili. E’ stato provato che il corpo umano reagisce a uno stimolo doloroso o spiacevole irrigidendo la muscolatura, mentre uno stimolo gradevole induce rilassamento. Ripetute sensazioni sgradevoli fanno acquisire una tensione che col tempo, a causa di quei meccanismi da circolo vizioso del tipo: “sono teso perché sto male” e “sto male perché sono teso”, può assumere caratteristiche di cronicità.
Lo “stress” ha grande rilievo nella famiglia dei mali moderni, e si è riconosciuto che è tra le cause prime delle malattie cardiache e probabilmente anche della predisposizione al tumore. E’ accertato che, vivendo in condizioni di stress prolungato, si accumula una tensione che inibisce la mobilità toracica e di conseguenza anche la respirazione, poiché la rigidità muscolare si riflette immediatamente sul diaframma, il muscolo direttamente preposto al respiro. Quindi possiamo presumere che l’influenza dello stress sulla respirazione è uno degli aspetti che maggiormente minacciano la salute. Quando siamo tesi, respiriamo meno profondamente e quindi, a causa del rapporto diretto che esiste tra respirazione e vitalità, abbiamo meno energia. In presenza di una minore intensità energetica anche la sensazione di tensione sarà minore, ma compariranno debolezza, apatia e depressione. Nello stesso tempo, a mano a mano che ci si abitua a respirare poco, ci si mette nella condizione in cui ogni tentativo di riacquistare una respirazione normale farà riapparire le emozioni represse. Tali emozioni e sensazioni sgradevoli, che avevamo represso attuando l’irrigidimento, emergeranno insieme a sintomi di alterazione fisica. Si stabilisce, insomma, una sorta di circolo vizioso, perché quando si mantiene il respiro al di sotto di una certa soglia (limitato nella sua ampiezza-profondità-ritmo) l’energia decade, mentre quando, senza neppure accorgercene, si aumenta il flusso respiratorio, insorgono l’ansia e la paura che qualcosa possa erompere incontrollatamente. Questo semplice meccanismo è spesso alla base di quella patologia, tanto diffusa al giorno d’oggi, che vede alternarsi stati d’ansietà e di depressione in soggetti che non soffrono di alcuna malattia mentale e che non ha mai avuto disturbi e problemi tali da giustificare tale malessere esistenziale.
La somma di tanti piccoli dispiaceri e un’eccessivo autocontrollo emotivo bastano a volte a creare una rigidità toracica che inibisce la respirazione, aprendo la strada a disturbi di varia natura, talora gravi. Sono comuni in questi casi il senso d’oppressione toracica e di “mancanza d’aria”, spossamento, apatia, tensione muscolare, disturbi del sonno e della concentrazione, insicurezza, ecc. L’intervento dello psicologo, pur riuscendo talvolta a identificare le cause che stanno alla base di certi disturbi, ottiene raramente risultati concreti, perché la comprensione intellettuale non agisce a livello dell’energia e delle funzioni corporee, dalle quali scaturiscono le risorse della guarigione e del benessere. D’altra parte, il medico generico classifica di solito tali sintomi come “disturbi nervosi”, quasi a significare “immaginari”, e indirizza il paziente dal neurologo o dallo psichiatra, avviandolo all’uso di psicofarmaci e alla relativa dipendenza. I soggetti più fragili si scoraggiano, si spaventano e iniziano a dubitare del proprio equilibrio mentale. Invece gran parte dei disturbi dell’ansia non hanno origine né mentale né organica: essi sono essenzialmente “squilibri dell’energia vitale” che disturbano la psiche. Il meccanismo ansia-respiro appena descritto, che caratterizza soprattutto i casi di ansia acuta, è soltanto uno degli aspetti di un’ampia varietà di forme che hanno origine da discordanze energetiche indotte da una respirazione parziale e disarmonica. Se si guarda all’uomo nella sua totalità fisica, energetica, spirituale, si deve riconoscere l’importanza dell’equilibrio dei corpi energetici e di un appropriato rapporto con il Prana-energia quale fondamento di tutte le manifestazioni vitali. E’ perciò addirittura ovvio comprendere come sensazioni di squilibrio, disagio, malessere e insicurezza siano da correlare direttamente con il respiro. Nel nome della scienza e della medicina vengono somministrate, a volte per anni, droghe altrettanto pericolose di quelle illegali a soggetti che sono considerati “malati” mentali anche quando stanno attraversando una crisi di crescita. Con ciò non s’intende negare del tutto l’uso degli psicofarmaci, che in presenza di certe patologie hanno effettivo valore e in alcuni casi si sono l’unico modo per alleviare sofferenze altrimenti impossibili da lenire con i mezzi attualmente a disposizione. La ricerca farmacologica ha certamente grande importanza ma l’uso improprio e generalizzato di tali sostanze è diventato un problema in tutti i paesi sviluppati. Basta pensare all’uso di ansiolitici, antidepressivi, sonniferi, antidolorifici, ha raggiunto dimensioni tali da dover essere considerato una vera e propria piaga sociale, una specie di tossicodipendenza legalizzata di massa.
In sintesi, a proposito dei meccanismi legati all’ansia, alla depressione e all’azione terapeutica del Rebirthing, si può dire che: di fronte alla tensione e allo stress si trattiene involontariamente il respiro irrigidendosi.
Una respirazione limitata produce stati depressivi (a volte anche acuti) e predispone a molti disturbi.
I tentativi spontanei di respirare liberamente, quando avvengono senza che il soggetto ne sia consapevole, inducono a loro volta nuovi stati di ansia.
Rieducando il soggetto a una respirazione libera, dopo le prime sessioni nelle quali vengono scaricate tensioni e traumi e a volte elaborati processi psicodinamici, l’ansia e la depressione scompaiono drasticamente.
Durante questo processo avvengono apprezzabili progressi nell’armonizzazione di diversi livelli mentali. A volte ha luogo una rapida esplorazione dell’inconscio, la quale può rivelare i motivi essenziali che hanno contribuito all’insorgere del processo patologico.
Il soggetto impara a mantenere uno stato di flessibilità e di equilibrio praticando anche in modo autonomo la respirazione e iniziando a relazionarsi con il “Sé interiore”.


Efficacia degli esercizi di "Respirazione intensa" nel processo dell'autoconoscenza

Tu non puoi vedere colui che vede mediante la vista, tu non puoi udire colui che ode mediante l'udito, tu non puoi pensare colui che pensa mediante il pensiero, tu non puoi conoscere il conoscente con la conoscenza. Questo è il tuo Atman che è in ogni cosa.
CHANDOGYA UPANISHAD


La maggior parte della tradizioni contiene delle nozioni sulla falsa consapevolezza o falso io, il quale, una volta sconfitto, reso trasparente o altrimenti trasceso, permette alla verità autoevidente di rivelarsi. Diciamo, quindi, che il significato centrale degli esercizi dell'attenzione è liberare l'essere umano dalla schiavitù alle macchinazioni del falso io.

La meditazione, l'introspezione, l'autoindagine, l'attenta osservazione dei processi coscienziali e mentali sono certamente i mezzi con cui l'uomo può districarsi dai vincoli dei condizionamenti di un vivere meccanico e vuoto. Gesù diceva: «La Verità vi renderà liberi» e «il Regno dei Cieli è dentro di voi». La filosofia (l'amore per la conoscenza), la capacità di dare senso all'esistenza, lo sviluppo dell'intelligenza e della comprensione, l'attenta investigazione della Verità è certamente l'aspetto più importante della vita interiore dell'individuo. Da ciò nasce la capacità di amare la vita. Nell'uomo è insito un programma teso allo sviluppo del potenziale per la realizzazione di serenità e pienezza. L'intelligenza intuitiva da cui si attinge la conoscenza diretta appartiene ai livelli transmentali, che trascendono cioè il pensiero razionale. È con gli occhi dell'anima che l'anima prende coscienza di sé. Solo la conoscenza dell'anima e l'armonia ci donano la capacità di vivere pienamente una vita creativa e spontanea. Questa conoscenza non è prodotto dell'accumulo di informazioni, dati e speculazioni intellettuali, ma risveglio della coscienza di sé, e accesso a stati non ordinari di consapevolezza, ovvero a nuovi livelli di comprensione. Gli sforzi dell'io e le strategie del pensiero sono inutili nel processo del risveglio. La Grazia, la visione intuitiva e la pienezza giungono a noi quando la mente tace e l'io si dissolve nella consapevolezza. È proprio per facilitare l'induzione di stati non ordinari e il risveglio della consapevolezza che le tecniche di respirazione proposte dal Rebirthing Transpersonale si rivelano particolarmente opportune ed efficaci. Nella pratica del respiro intenso si entra in contatto con sensazioni immediate e la mente può liberarsi facilmente dai giochi circolari del pensiero, focalizzandosi sul fluire delle sensazioni, che sono spesso intense e coinvolgenti. L'alterazione momentanea dello stato di coscienza favorisce l'allentarsi delle difese dell'io, ed è possibile prendere contatto con le dimensioni inconsce e superconsce. Ottenuto dapprima uno sblocco bioenergetico, l'atteggiamento introspettivo favorisce l'emergere di profondi stati contemplativi. Dalla coscienza del "testimone" che osserva il fluire dei mondi creati dalla mente, e dal suo immedesimarsi in sé nel Sé, si raggiunge l'ineffabile stato non-duale d'Unità con il Tutto. L'accesso allo stato di risveglio e al silenzio mentale, oltre il quale non ci sono parole per alcuna descrizione, non è un'esperienza rara riservata solo ai praticanti avanzati, ma può manifestarsi a chiunque si ponga nell'auto-osservazione con l'atteggiamento opportuno, e si riscontrano ben evidenti benefici in coloro che raggiungono il fondamento dell'essere in questi momenti ineffabili. Il raggiungimento dei livelli superiori della consapevolezza avviene attraverso un progressivo risolversi dei nodi dei livelli inferiori d'identificazione (con il corpo, gli istinti, le emozioni e il pensiero). Nell'esperienza ultima il "nodo dell'io" è tagliato, ci si congiunge con la natura profonda dell'essere, e una nuova nascita e una nuova vita si dispiegano per noi.

Philip Novak


Tratto da “Molecole di emozioni" di Candace Pert ed. Il Corbaccio

Nota: Candace B. Pert è ricercatrice nel Dipartimento di Fisiologia e Biofisica della Facoltà di Medicina della George University a Washington D.C.. Ha accertato scientificamente l’esistenza delle basi biomolecolari delle nostre emozioni: esse costituiscono il legame essenziale fra mente e corpo. L’autrice propone una nuova interpretazione scientifica del potere che la mente e le emozioni esercitano sulla nostra salute e sul nostro benessere.

" ...Proprio di recente, alcuni ricercatori del National Institute of Health hanno individuato un legame fra la depressione e i traumi legati all’infanzia. Le ricerche hanno dimostrato che i neonati e i bambini che sono vittime di abusi, di maltrattamenti o di indifferenza hanno maggiore probabilità di essere depressi da adulti, ora abbiamo un indizio per comprendere il nesso tra esperienza e biologia. E’ tutto legato a qualcosa che si chiama ipotalamo - ghiandola pituitaria - ghiandole surrenali. In poche parole, l’ipotalamo fa parte del cervello del cervello emozionale, il sistema limbico, e i suoi neuroni sono dotati di assoni che si estendono fino alla ghiandola pituitaria, situata al di sotto. E’ qui che gli assoni producono un neuropeptide (una delle quasi cento sostanze informazionali costituite da piccoli peptidi e definite inizialmente secrezioni neuronali) chiamato CRF, ossia Fattore di Rilascio Corticale, che controlla il rilascio di un’altra sostanza informazionale. Così, quando il CRF arriva alla ghiandola pituitaria, stimola la secrezione di adrenocorticotrofina, una sostanza informazionale che poi viaggia attraverso il circolo sanguigno fino alle ghiandole surrenali, dove lega con i recettori (una molecola, proteina o gruppo di proteine, ancorata alla membrana esterna della cellula con un sito accessibile all’ambiente esterno che si unisce a leganti come ormoni, droghe, antigeni, peptidi) specifici sulle cellule ghiandolari.
Ma le ghiandole surrenali non hanno qualcosa a che fare con l’adrenalina e la reazione "lotta o fuggi"?
E’ l’adrenalina a scatenare la reazione di allarme lotta o fuggi, che è la risposta naturale e inconscia del corpo alle minacce, che siano reali o immaginarie. Spesso è caratterizzata da un afflusso di energia, pupille dilatate e tachicardia, tutte condizioni che ci consentono di affrontare bene il pericolo appena percepito. Ma un altro compito assolto dalle ghiandole surrenali, quando sono raggiunte dall’ACTH (adrenocorticotrofina), è cominciare a produrre steroidi (composti organici facilmente solubili che si incontrano allo stato naturale nel regno vegetale e animale e svolgono molte funzioni importanti sul piano funzionale). Lo steroide prodotto in questo caso è il Corticosterone, una sostanza necessaria per la guarigione e il controllo dei danni in casi ferite.
Ed ecco qual’è il collegamento con la depressione in forma chimica.
Già da trent’anni sappiamo che lo stress aumenta con l’incremento della produzione di steroidi. Di solito le persone depresse presentano un livello elevato di questi steroidi legati allo stress; anzi, sono in stato cronico di attivazione da ACTH, a causa di una disfunzione nel circuito di biofeedback, incapace di segnalare che il livello dello steroide nel sangue è già alto. Così l’asse CRF-ACTH non fa che pompare nel sangue una quantità sempre maggiore di steroidi.
Si direbbe quasi che il CRF sia il peptide della depressione.
Esistono studi sugli animali, per es., dai quali risulta che in effetti le piccole scimmie private delle cure materne, trascurate o maltrattate, presentano livelli elevati di CRF e quindi di steroidi.
Nelle scimmiette, il fenomeno si manifesta come un’incapacità di curare la propria toilette, oppure di comportamenti ripetitivi che sembrano privi di scopo.
Negli esseri umani, il risultato può essere una serie di schemi di comportamento estremamente limitati, che alla fine spingono le persone in un buco nero dal punto di vista emotivo.
Si, il motivo per cui possiamo stare bloccati in questo modo è che queste emozioni sono impresse nella memoria, non solo nel cervello, ma in profondità, a livello cellulare.
Il meccanismo funziona cosi: man mano che nei neonati e nei bambini esposti a forti stress il livello di CRF aumenta, i recettori del CRF cominciano a desensibilizzarsi, riducendo di numero e di dimensioni. Questi cambiamenti si verificano quando i recettori siano inondati da una droga, sia prodotta naturalmente dal corpo che da un farmaco acquistato in farmacia.
La memoria del trauma viene fissata da questi e altri cambiamenti a livello del recettore dei neuropeptidi, alcuni dei quali avvengono all’interno della cellula, alle radici stesse del recettore, e il fenomeno si estende a tutto il corpo.
Come ricercatore sul fronte della droga da oltre venti anni, devo staccarmi dalla posizione prevalente fra i miei colleghi e affermare che meno uso di farmaci è meglio!
Le implicazioni delle mie ricerche consistono nella tesi che le droghe esogene, cioè esterne all’organismo, sono potenzialmente dannose, non soltanto perché distruggono l’equilibrio naturale dei circuiti di feedback che coinvolgono molti sistemi e organi, ma a causa dei cambiamenti che producono a livello del recettore.
Ognuno di noi ha la propria farmacopea naturale, la farmacia migliore che esista al costo più basso, in grado di produrre tutte le sostanze di cui abbiamo bisogno per far funzionare il nostro complesso corpo-mente esattamente nel modo in cui è stato programmato in tanti secoli di evoluzione. La ricerca deve concentrarsi sulla comprensione del modo in cui agiscono queste risorse naturali, i nostri farmaci endogeni, in modo che possiamo creare le condizioni che consentiranno loro di svolgere la loro azione nel modo migliore, con minime interferenze da parte di sostanze esogene. Ma quando non possono compiere il loro lavoro, la ricerca consentirà di creare sostanze mimetiche in grado di imitare quelle naturali riducendo al minimo l’interferenza con l’equilibrio naturale del corpo, perché sono state messe a punto tenendo conto dell’intera rete psicosomatica.
(da pag.. 322 a pag.326)


Quando facciamo zazen (pratica di meditazione Zen) la mente segue sempre il respiro.
Quando inspiriamo l'aria entra nel nostro mondo interno. Quando espiriamo esce fuori nel mondo esterno. Noi diciamo "mondo esterno" e "mondo interno" ma in realtà c'è un solo mondo indivisibile. In questo mondo illimitato la nostra gola è come una porta che si apre e si chiude. L'aria entra ed esce come chi attraversa una porta che si apre e si chiude. Se pensate: "Io respiro", l'"Io" è di troppo. Non esiste niente in voi che può dirsi "Io", è soltanto una porta che si apre e si chiude quando inspiriamo ed espiriamo.
Quando dunque facciamo zazen, l'unica cosa che esiste è il movimento del respiro e della consapevolezza di tale movimento. Dunque quando fate zazen la mente deve concentrarsi sul respiro. Questo tipo di attività è l'attività fondamentale dell'essere universale. Senza questa esperienza, pratica, è impossibile raggiungere l'assoluta libertà.

"Date alla vostra pecora o vacca un ampio, spazioso pascolo: è il modo migliore per controllarla".
tratto da "Mente Zen, mente da principiante" di Shunryu Suzuki - ed. Ubaldini


LA FUNZIONE DELL'ORGASMO
Questo brano, scritto parecchi anni fa, non affronta temi transpersonali, ma specificatamente bioenergetici, aspetti tuttavia fondamentali per chi utilizza la respirazione.
Non esiste malato nevrotico che non riveli una tensione addominale. Avrebbe poco senso elencare e descriverne qui i sintomi, senza comprenderne la funzione nella nevrosi. Il trattamento della tensione addominale è divenuto tanto importante nel nostro lavoro odierno che mi sembra oggi quasi incomprensibile come sia stato possibile curare anche solo approssimativamente le nevrosi senza conoscere la sintomatologia del plesso solare. I disturbi della respirazione nelle nevrosi sono sintomi consequenziali delle tensioni addominali. Si cerchi di immaginare di essere stati spaventati o di trovarsi in uno stato di angosciosa attesa di un grande pericolo. Involontariamente si tratterrà il respiro e si manterrà questa posizione. Poiché non si può cessare completamente di respirare presto si espirerà nuovamente, ma l'espirazione non sarà completa e profonda, ma leggera; non si espirerà pienamente, ma solo a tratti. In uno stato di attesa angosciosa si spingono involontariamente le spalle in avanti e si rimane in questo atteggiamento rigido. (...)
Che funzione ha l'atteggiamento descritto dalla "respirazione leggera"? Se guardiamo la posizione degli organi interni e il loro rapporto con il plesso solare, comprendiamo immediatamente di cosa si tratta. Quando si è spaventati si inspira involontariamente, viene fatto di pensare all'inspirazione involontaria di quando si sta per annegare e che è la causa principale della morte; il diaframma si contrae e comprime dall'alto il plesso solare. La funzione di questa azione muscolare diventa pienamente comprensibile solo quando si prendono in considerazione i risultati dell'esame analitico caratteriale dei precedenti meccanismi di difesa infantili.
I bambini solitamente combattono i continui e penosi stati d'angoscia che sentono nello stomaco, trattenendo il respiro. Essi fanno la stessa cosa quando provano sensazioni di piacere nell'addome e nei genitali e ne hanno paura.
Trattenere il respiro e mantenere il diaframma contratto è forse uno dei primi e più importanti atti che hanno lo scopo sia di sopprimere le sensazioni di piacere nell'addome sia di soffocare sul nascere l'angoscia addominale. A questo trattenere il respiro si aggiunge poi l'effetto della pressione addominale.
Il modo in cui i nostri bambini riescono a bloccare le sensazioni nel ventre con la respirazione e la pressione addominale è tipico e universale.
"Com'era possibile che questo blocco della respirazione potesse reprimere o eliminare completamente gli affetti? Questa domanda era decisiva. Era, infatti, divenuto chiaro che il freno della respirazione costituiva il meccanismo fisiologico della repressione degli affetti e la rimozione degli affetti era quindi anche il meccanismo fondamentale della nevrosi in generale. Una semplice riflessione ci faceva ricordare che la respirazione ha biologicamente la funzione di apportare ossigeno e di eliminare biossido di carbonio dall'organismo. L'ossigeno contenuto nell'aria immessa permette la combustione nell'organismo dei cibi digeriti. In termini chimici, combustione è tutto ciò che comporta la formazione di composti con l'ossigeno. Nella combustione si crea energia. Senza ossigeno non c'è combustione e di conseguenza neppure produzione d'energia. Nell'organismo l'energia si crea attraverso la combustione degli elementi. Durante questo processo vengono generati calore ed energia cinetica. La bioelettricità viene prodotta durante questo processo di combustione. Se la respirazione è ridotta, si introduce meno ossigeno, praticamente solo quella quantità necessaria alla conservazione della vita. Se nell'organismo viene prodotta meno energia, allora le eccitazioni vegetative sono minori e quindi anche più facili da dominare. La respirazione frenata dei nevrotici ha quindi, biologicamente parlando, la funzione di ridurre la produzione d'energia nell'organismo, e IL PIACERE.

WILHELM REICH