QUALCOSA SU DI ME

E’ da parecchio che so di dover scrivere qualcosa su di me da mettere qui sul sito, ed è altrettanto tempo che ci penso e proprio non mi va… Iole ha scritto da qualche parte che questa è la mia difficoltà a mettermi in gioco e ad aprirmi verso gli altri… e credo che abbia ragione… fino a quando però non mi sono resa conto che ciò che conta, qui, non sono io, ma ciò che altri ci potranno trovare per capire cosa vuol dire fare rebirthing a prescindere da me… ed oplà.. il gioco è fatto, eccomi davanti al foglio bianco cercando di descrivere l’indescrivibile.
Come dicevo, la spinta, anzi lo spintone, che mi ha fatto approdare al reb, sono stati gli attacchi di panico. Non mi potevo rassegnare all’idea di trovare una soluzione solo negli psicofarmaci, dal momento che anche la psicoterapia non aveva sciolto in alcun modo il nodo interiore e senza nome che sentivo attanagliarmi.
Difficile descrivere certi stati d’animo, ma basti dire che apparentemente la mia vita non aveva proprio niente che non andava: un marito con il quale avevo un bel rapporto, due figlie sane belle ed intelligenti, un lavoro, una casa, amici per divertirmi e per confidarmi….. ma allora ? Perché gli attachi di panico? Perché la sensazione che la vita avesse qualcosa di sbagliato nel tempo…. O il rimpianto di un passato non vissuto pienamente, o l’aspettativa di un futuro migliore, senza mai sentire che lì, proprio in quel momento io pienamente stavo vivendo la mia vita?
Ho sempre detto che un’altra spinta molto forte al cambiamento, l’ho ricevuta dalle mie figlie: cosa sarebbe rimasto a loro di me? I consigli su come vivere, o l’esempio di come io stessa vivevo? Senz’altro la seconda cosa! Ma in realtà non è stato neanche questo l’elememto decisivo…. È stata solo e semplicemente la mia sofferenza. Primo insegnamento: la sofferenza, che comunemente ha solo ed esclusivamente attributi negativi è la vera artefice dei cambiamenti e del coraggio di affrontarli!!!!
Mi ritrovo così ad un seminario, terrorizzata perché pensavo di dover aprire il Vaso di Pandora, ma sapendo che indietro non ci volevo più tornare. Inizia così il mio percorso dove per prima cosa mi accorgo che il Vaso di Pandora non esiste…
Ebbene si, la prima grande verità che mi sono trovata ad affrontare è stata quella che tutti i modelli di riferimento, la fatica di aderirvi perché io stessa li avevo apparentemente scelti, non esistevano se non nella mia mente, autoimposti, e che il fatto che fosse così faticoso raggiungerli era la prova che non fossero i miei, e che volevo addirittura decidere chi io fossi senza tenere conto di ciò che veramente ero e sentivo!!! Voglio dire che, respirando, per la prima volta ho visto me, ho potuto osservarmi da un punto di vista che cambiava tutte le prospettive al quadro….
Straordinario!!!! Comincia così il viaggio verso l’interno, l’autosservazione senza giudizio… si spengono magicamente le telecamere che mi puntavo addosso cercando di cogliermi in fallo, comincio a sentire di essere presente a me stessa. Scopro che la mia ombra, cioè la mia parte nera, quella incoffessabile, “i Barbari in cantina”, come una volta è stata definita da una persona, sono una parte preziosissima, la riserva aurea della conoscenza di se.
Nel frattempo la vita continua, mio marito che inizialmente non voleva neanche sentire i racconti che gli facevo dei seminari a cui andavo, decide di respirare anche lui; da qui una profonda trasformazione anche all’interno della coppia; difficile da spiegare tutti quei movimenti all’interno di un unico nucleo, noi due insieme, composto da due entità separate ed autonome, io e lui! Per me, è stata la scoperta di cos’è l’amore, e un percorso di libertà.
Ma cos’è, per me, la libertà? Certamente non è “essere me stessa”,perché quello già lo sono sempre; si dice tanto spesso di voler cercare se stessi, di voler trovare la nostra vera natura, che non consideriamo il fatto che anche in quel movimento siamo esattamente noi… chi altri potremmo essere? Ed è proprio questo il punto: riappropriarmi di me stessa, integralmente, scoprire di essere completa da sola, senza dover avere qualcuno accanto per poter dire di essere lo, in sostanza, non aver bisogno dell’altro come un’espansione di me, come tramite per la mia realizzazione, e finalmente smettendo di volere che l’altro fosse come io l’avrei voluto (e noi donne sappiamo bene come trasformare un fantomatico principe azzurro in un marito sempre inadeguato del quale possiamo lamentarci in continuazione), mi ha permesso di riscoprire un legame straordinario proprio con l’uomo che avevo accanto da così tanti anni.
Libera di essere, posso lasciare l’altro fare altrettanto… nell’affidare all’altro la mia ombra, nell’accoglire la sua, ho visto diradare una nebbia e da quello spazio vuoto emergere un sentimento che non potrei definire altro che amore!!Niente a che fare con il sentimento che siamo abituati a chiamare così, ma non conosco altre parole per definirlo. Credo che l’amore sia il substrato di ogni cosa, se solo noi facciamo pulizia e gli permettiamo di mostrarsi!!!
Mi sono accorta, nel tempo, che il motivo per cui avevo cominciato qiest’avventura, non me lo ricordavo più… mi ero dimenticata di avere gli attacchi di panico!!!
E così per quasi 4 anni, ho percorso l’italia in su e giù, una volta al mese fino a Asti, dove con Filippo ho fatto il didattico… che ha rappresentato una continua esplorazione di me… il rebirthing è una pratica che definirei solitaria: ci si ritrova sempre davanti a se ,e il gioco è non distogliere lo sguardo, ma anzi, curiosamente esplorare la coscienza che diviene manifesta attraverso me.
Nel tempo ci sono stati tanti grandi e piccoli cambiamenti nella mia vita, che mai sono stati il frutto di uno sforzo; quando il cambiamento è avvenuto interiormente, tutto quello che c’è intorno inevitabilmente cambia, con una semplicità sorprendente, senza intenzione. Io ci metto solo la determinazione nell’ essere una cercatrice, a mettere in dubbio tutto, e una volta che abbia la sensazione di aver capito tutto, insinuare il dubbio ancora una volta.
Il rebirthing è facile, tecnicamente, ancora più facile se consideriamo che l’atteggiamento migliore è quello della semplice osservazione… difficilissimo se non siamo pronti ad accogliere con umiltà ciò che ci rivela la nostra vera natura.