IL MIO RACCONTO

Mi riferisco alle tre fasi di trasformazione della mia coscienza, occorso dalla prima seduta di Rebirthing ad oggi, usando il termine di "ecologie", perché è attinente a descrivere il processo dinamico della coscienza.
Una profonda pulizia, atta ad individuare parti della mia coscienza da ri-pulire, da disintossicare, e eventualmente ossigenare facendo ordine, aria, luce.

Ecologia del Corpo
Questa fase (prime quattro sedute), usando una metafora, posso definirla come la "discesa nelle viscere", percependo la libertà di esprimere il corpo attraverso il suo linguaggio istintivo-emozionale. Durante questa serie di sedute ho rivissuto tutti i maggiori traumi della mia vita: la violenza sessuale subita quando avevo 8 anni, la lunghissima separazione dei miei genitori, la morte di mia madre. Per rivivere intendo l’aver "scaricato" le emozioni di tali traumi in modo autentico, ampio, profondo: pianti interminabili, urla sfrenate, risate piene. Era come rivivere il dramma, tornando sul luogo del dolore e di fronte ai co-protagonisti (i miei genitori, il violentatore) esternargli tutto il mio ri-sentimento, represso, dimenticato. La sequenza era stata sempre la stessa; vedevo le persone, il luogo, poi lo "scarico", e una fase di rilassamento molto profondo perso in una calma interiore senza precedenti. Ricordo che al tempo soffrivo di stati d’ansia notevoli, e sentirmi in quello stato era proprio come assistere ad un "miracolo". Durante questa fase ricordo che fui colpito da tre cose:
1) La facilità della tecnica: respirare ampiamente, profondamente con un ritmo ininterrotto.
2) La potenza del respiro: tutto ciò che avevo rivissuto - sensazioni, emozioni, visioni - erano "autentiche": autentiche perché erano accadute dentro me e affrontate con il respiro. Dopo la prima seduta io riuscii a ri-stabilire un dialogo interiore con mia madre, dialogo interrotto nel 1987 (in seguito alla sua morte per un orribile cancro). Da allora non ero riuscito in nessun modo a ricordarla, quasi dimenticando le sue sembianze. Comunque, dopo la seduta, percepivo con estrema certezza di avere parlato con lei.
3) L’indipendente e autonoma saggezza/intelligenza del respiro che ristabiliva dei ponti con il mio passato inconscio, perché rimosso, e dirigeva i nodi da sciogliere oltre la mia logica volontà.
Ricordo di aver cominciato le sedute, aspettandomi mentalmente che sarei andato a toccare il problema che in quel momento della vita mi affliggeva di più: la dolorosa crisi con mia moglie. E invece, il rilascio emozionale era stato inerente a traumi infantili, adolescienziali. Pensai che il respiro conosceva più di me la via da seguire... questa intuizione ha creato la base di totale mia "resa" alle capacità terapeutiche del Rebirthing Transpersonale.

I benefici dopo le prime quattro sedute:
1) Una rinnovata carica energetica espressa da una migliore stima di me stesso e da un risvegliato coraggio nel poter affrontare i problemi presenti (relazione con mia moglie).
2) Coraggio che sentivo risvegliato dentro di me poiché, avendo esorcizzato i fantasmi del passato, ora quelli presenti apparivano completamente ridimensionati. Guarendo il mio passato sentivo ora libero il presente!!
3) Una calma interiore veramente miracolosa. Avevo la certezza di aver avuto l’esperienza diretta e personale della frase che nella mia vita era stata sempre come la spada di Damocle "Devi amare te stesso!". Beh! ora il significato della frase era stato "compreso" dalla mia coscienza.
Dopo queste quattro sedute fui forzato dagli eventi a interrompere con il Rebirthing, perché il mio carissimo amico Andrea doveva tornare in
Italia!
PS
(Scusate ma a questo punto devo precisare che al tempo ero residente da tre anni in Nuova Zelanda, sposato appunto con una ragazza italiana-neozelandese).

Un’anno passò, poi tornai in Italia per due mesi e il mio amico Andrea mi presentò Jole, la persona con cui lui praticava il Rebirthing.
Concordammo di fare, nelle due settimane che mi rimanevano prima di tornare in N.Z, una serie di sedute e, non avendo soldi, le offrii in cambio la mia preziosissima giada neozelandese, pietra a cui tenevo molto.
Con Jole feci 7 sedute, e qui ha inizio, appunto, la seconda fase.

Ecologia della Mente
Dalla prima seduta con Jole sentii di avere chiare ancora le intuizioni scaturite dalle sedute dell’anno prima: la semplicità, la potenza e l’autonoma saggezza/intelligenza del respiro.
Potevo affidarmi completamente sia al respiro che a Jole, nella quale riconobbi un po’ le stesse caratteristiche: una donna e terapeuta semplice, autentica e saggia. Quindi potevo fidarmi del respiro quale mio terapeuta interiore e a Jole quale terapeuta esterno.
I contenuti delle sedute apparivano completamente diversi: le prime tre sedute furono di elaborazione del rapporto con mia moglie.
Sentii tutto il male che stavo facendomi per l’incapacità di porre un termine dentro me a questo meccanismo distruttivo, che mi soffocava.
Anche qui le emozioni erano rilasciate con una forza inaudita: pianti che includevano tutto.. Dolore, paura, gioia, amore, perdono; dapprima
verso me e poi verso le persone intorno a me: mia moglie, la mia famiglia, Jole, fino a d avere percezione di amore per il mondo intero che soffriva, come se la mia soglia percettiva era notevolmente espansa.
L’elaborazione del rapporto con mia moglie ebbe il suo apice nella quinta seduta: respirando mi sono ritrovato con mia moglie sulla stessa scogliera a Tenerife, dove cinque anni prima ero stato con lei in viaggio di nozze.
Un pomeriggio, durante il viaggio, girando per l’isola con uno scooter preso in affitto, scoprimmo questa imponente scogliera, alta almeno un centinaio di metri, e di fronte la vastità dell’Oceano. Mentre sedevamo sul ciglio, rapiti dalla vista e dall’incredibile silenzio, le dissi: "Pensa se adesso viene qualcuno e ci butta giù". Poi rimanemmo silenziosi in una sensazione di panico, terrore, morte.
Ora sono, cinque anni dopo, mentre respiro su quella scogliera con lei, una voce da dentro mi dice:"Buttala giù, buttala giù". Sono impietrito dalla paura, piango disperato, il respiro è costante, mi faccio coraggio e le do’ una spinta.
La visione sparì, il pianto cessò, e subito percepii un senso di beatitudine, di libertà’, di risveglio.
Dopo questa seduta con Jole tirammo un po’ le somme: mi aiutò ad individuare quei giochi mentali, quei meccanismi repressivi che non mi avevano permesso, tanto nel passato quanto nel presente, di conoscere una parte di me ora vitale: le emozioni. Stavo sciogliendo mentalmente i nodi: il continuo lavoro denigratorio, di svalorizzazzione, di alienazione, di ansia, aveva posto un sigillo sulla porta del mio mondo emotivo.
Quel sigillo ora era stato reso conscio, visibile, individuato.
Intuii che gli eventi della mia vita avevano avuto un ruolo parziale per il mio dolore, Adesso conoscevo quei meccanismi della mente che avevano fatto illudermi di poter risentire verso il mondo intero per la sua atrocità.
Semplicemente ora gli eventi costituivano i sintomi dell’infelicità e insoddisfazione cronica della mia vita. Avevo individuato la causa autentica (quanto meno per il mio livello di consapevolezza di allora) della mia infelicità: la non conoscenza del meccanismo repressivo dentro me.
L’atteggiamento mentale prima delle due ultime sedute era ora cambiato.
Mi sentivo con la mente totalmente amica: aperta e desiderosa di fare qualsiasi esperienza per il mio benessere. Proprio come una "mente vergine", libera dalle "conformità" .
In questa fase del mio percorso di "risveglio" con il rebirthing Jole fu determinante: riusciva a farmi inquadrare tutto ciò con una normalità disarmante.
Il suo invito era rivolto a stimolare l’attenzione verso la possibilità nella vita di tutti i giorni, di trasferire le mie scoperte. Mi diceva che ora questa nuova mente e nuovo corpo avevano bisogno della giusta cura. Usava spesso la metafora di "cibare quel bambino ri-nato" che ora scalpitava dentro me.
Comunque, era giunto il momento di tornare in Nuova Zelanda, sistemare definitivamente il rapporto con mia moglie, gettare le basi per creare la mia vita lì, di trovare equilibrio nell’indipendenza personale. Con Jole, l’incontro aveva lasciato un segno profondo dentro me. Sentivo un’amore di ri-conoscenza per la sua attenzione. Tale amore era totalmente nuovo per me, ma la mia strada proseguiva, e ci salutammo dicendoci che, magari un giorno, sarebbe venuta a trovarmi.
Stavo tornando in Nuova Zelanda con una calma interiore difficile da esprimere a parole. Difficile anche per me, visto che fino ad una anno prima ero così ansioso da non poter chiudere gli occhi, anche solo per un attimo! Veramente miracoloso!
Il mio corpo privo di tensioni; la mente amica: calma e serena, libera dalle riflessioni limitanti, svalorizzanti che un tempo costituivano la linfa per la mia ansia.
Tutto andò bene! Trovai lavoro, una bellissima casa e, dopo sei mesi di litigi, con mia moglie ci lasciammo andare, riconoscendo nella nostra amicizia una nuova base di relazione. Per la prima volta, nella mia vita ero completamente autosufficiente, felice nella mia solitudine, perché ora lì trovavo tutto.
Aggiungo che, appena tornato, continuai a praticare il Rebirthing da solo. Questa volta però le visioni psicodrammatiche mi spaventarono.
Durante una seduta infatti vidi una forma di Shiva (ho potuto soltanto in seguito sapere che era una forma di Shiva perché vista su un libro di testi sacri induista!) era di fronte a me e mi diceva: "Se vuoi affidare la tua vita a me prendi in mano il ciocco di legna nel camino" (ovviamente acceso!!!). Così feci. Il giorno dopo riprovai coscientemente a mettere la mano dentro ma riuscivo appena ad avvicinarmi al pezzo di legna..
Jole che mi rassicurava non c’era più! Quindi decisi di smettere!
Un anno trascorso, posso dire, devotamente a me stesso. Fino a che giunse dall’Italia una lettera di Jole; mi annunciava il suo arrivo a gennaio (2001) per una vacanza di un mese da trascorrere insieme. Yippie, Yippie !!!

Ecologia dello Spirito
Questa fase è tutt’ora, e credo che lo sarà ancora per un bel po’ di tempo, in evoluzione.
Sono all’aeroporto di Auckland. Jole arriva!
Un abbraccio che, come dice lei: ”Quando io ho abbracciato Luca all’aeroporto... non ho abbracciato nessuno!”
Amore al primo tocco!!!
Comincio’ un viaggio durato un mese.
Percorremmo circa 1500 chilometri attraverso la Nuova Zelanda, esplorando una natura di incontaminata bellezza, paesaggi mozzafiato dove la percezione interiore era completamente e costantemente in armonia con la bellezza della natura.
A questa comunione armonica fra me e la natura, si sommava la comunione armonica tra me e Jole. Non solo sentivo di amare questa donna, ma vivevo attraverso il suo amore per me, uno stato costante di felicita’, che noi ironicamente chiamavamo: “la felicità dal cappuccino alla buonanotte“.
Era come vivere perennemente in “quel flusso“ armonico, nello stato che provavo solo nelle sedute di rebirthing: “una seduta di Reb durata un mese“.
Innumerevoli le intuizioni, era proprio come rimuovere “filtri” alla lente con cui ero abituato, non solo a vedere, percepire le “cose là fuori“, ma la lente con cui ero abituato a vedere e percepire le “cose dentro me“.
Un perenne scacco alla mia ansia: la paura di essere e di amare, ora era stata liberata, dalla felicita’ della ri-scoperta dell’amore, che sentivo indiscriminatamente “universale“ si’, l’amore che ora sentivo era (ed e’ tuttora) descritto in pieno, dall’etimologia della parola “uni-versum“, dal latino appunto “verso l’uno“. Ma quale “Uno”? Io non ero mai stato un credente!!!
Per quanto mi riguardava, sin dalla mia adolescenza, anche grazie all’educazione dei miei genitori avevo cessato di “credere“: mio padre, l’esempio del mondo materialista; mia madre mi forniva speranza e certezza dell’importanza di coltivare la “pace nello Spirito e la pace nel cuore“. L’ adolescenza fini’, e affrontai il mondo con questo eterno e inconscio conflitto: Spirito o materia? Man mano che crescevo la veduta materialista di mio padre vinse; anche perche’ era conforme ai valori della società in cui avrei dovuto realizzare la mia vita. Quindi il motto: “Dio non esiste, i soldi si“.
Con questo “valore“ avevo vissuto la mia vita, fino a quel momento. Ora tutto sembrava rimesso in discussione.
Durante una seduta avvenne qualcosa che oserei definire “stupefacente“... veramente difficile da descrivere...
In un pianto catartico, la mia mente mi fece assistere ad uno spettacolo incredibile: detta un po’ azzardatamente, si stava riunendo tutto il diviso.
La mente scandagliava tutti gli opposti: amore-dolore, vita-morte, spirito-materia, scienza e religione, piangendo e ridendo assistevo a tale stupore.
Non percepivo più il corpo... scomparsa del tutto la sensazione dello spazio, del tempo. Era proprio come se dal luogo dove mi trovavo ad osservare, non esistesse più nessuna contrarietà, nessuna contrapposizione.
Assolutamente posso dire che ne’ chi osservava, ne’ cioè che veniva osservato potevo essere io, ma così come posso dire il contrario: l’osservatore e l’osservazione uniti dentro me.
Durante la catarsi ebbi molto di più di quanto posso riuscire a descrivere..
Comunque, dopo la seduta, ebbi la sensazione chiara, netta, che non sarei stato più lo stesso.
Fui notevolmente aiutato dalla saggezza di Jole e dalla lettura dei miei due libri su questioni spirituali: un libro portato da Jole dall’Italia, e uno acquistato ad Auckland dopo la sua partenza: "Oltre i Confini" e "Lo Spettro della Coscienza" di Ken Wilber, autore
di cui parlerò io seguito.
L’aiuto di Jole fu nel rassicurarmi completamente (come era comunque solita fare) quando mi disse che la stessa cosa era successa a lei, l’anno prima in India quando si trovava in visita all’ashram di Babaji ad Haerakan.
Lei la chiamava: la realizzazione dell’unione degli opposti, il ritorno all’Uno. Cavolo pensai! Questa donna conosceva questa “Verità“ e non aveva mai forzato per farmaci arrivare.
Quello fu il sodalizio, il sigillo del mio amore per lei. Jole aveva avuto fiducia in me, aveva rispettato il mio percorso senza interferire,
non aveva voluto cambiarmi. Comunque fu leggendo i due scritti (letti ed estratti dai libri sopra citati), che riporterò di seguito al racconto della mia storia, che certificarono definitivamente che quanto accadutomi non era stata una mera esperienza di un mondo fantastico, illusorio, di nessun aiuto nella realtà di tutti i giorni, bensì un risveglio ad una coscienza più ampia, profonda, un contatto con una dimensione spirituale interiore che trascende ogni tipo di elucubrazione intellettuale.
Una dimensione di cui non avevo mai presunto l’esistenza, anche se, a risveglio avvenuto, vedevo come ogni aspetto della mia esistenza, ogni singolo evento, fosse stato vissuto per arrivare a questa “consapevolezza“, al dono di questa “liberta’ “. Adesso riuscivo ad intuire il significato profondo della fede che Jole viveva nei confronti di Babaji , il quale mi apparve durante la seduta successiva sentendo e riconoscendo per Lui una Ri-conoscenza, ben diversa dalla subordinata credenza al Dio, professata e esercitata dai dogmi religiosi.
La nuova “fede” non poggia quindi sulla base del pensiero magico/mitologico dualistico, che rende questa o quella credenza, verità più vera del resto, bensì su principi quali: Verità, Semplicità, Amore.
Dove la Verità, s’intende esperienza diretta interiore, attraverso stati profondi di meditazione, che la pratica del Rebirthing ad approccio transpersonale favorisce, e con il giusto atteggiamento mentale (mente capace di conciliare opposti, la capacità psichica, ana-logica e trans-logica), il senso (senso indica, direzione) di evoluzione della nostra coscienza, la direzione verso “l’ Uno con il Tutto”.
Semplicità: è il risultato di tale realizzazione, semplice è l’immediatezza, la prontezza di mente, necessaria per percepirne l’essenza.
Amore, libero, che trascende e integra ogni tipo di confine mentale, logico/verbale, religioso, sociale, spazio-temporale, in un incastro armonioso di pace e tolleranza tra me e il mondo.
Il viaggio comunque volgeva al termine, non vi fù mai uno screzio, potevo dirmi colmo di felicità, gioia di vivere, avevo riacquistato fiducia in me e fede nell’umanità.
Ma ahimè, Jole doveva tornare, molto dolore, ma ormai la soglia di tolleranza a tale emozione, mi permetteva non solo di percepire “l’ormai inevitabile” opposto, l’amore per me stesso, inoltre permetteva una tale lucidità che mi faceva intuire che la nostra separazione non sarebbe, in nessun modo si riusciva più a frazionare, confinare.
Infatti dopo appena una settimana Jole mi chiamò dicendomi che ormai la vita da single non le apparteneva più, e come si poteva dopo un mese del genere!!
Così feci una piccola asta di tutto, e in meno di una settimana mi ri-trovavo all’aeroporto di Fiumicino risentendo esattamente ciò che Jole intendeva nella sensazione di termine della propria vita da single.
Oggi convivo felicemente con Jole. Siamo in attesa del lieto evento, a Settembre nascerà nostro figlio, altro immenso dono della nostra unione.
Entrambi continuiamo la nostra formazione, frequentando mensilmente, i corsi del Dott. Filippo Falzoni Gallerani.
L’attività seminariale e individuale svolta con il resto del gruppo A.R.A.T., rinnova la mia gratitudine, ri-conoscenza, al Rebirthing del
Dott. Falzoni, che mi ha ricondotto alla “Felicità di vivere la mia vita, amando“.

Trascrivo il riassunto dei due brani, tratti dalle prime due opere - "Lo Spettro della Coscienza" e "Oltre i Confini" di Ken Wilber - con l’intento di chiarire ulteriormente cosa accadde durante quel mese in Nuova Zelanda, trascorso con Jole.

Da "Lo Spettro della Coscienza" - Ed. Crisalide
"Per meglio comprendere come le immagini possano mutilare la Realtà passiamo adesso alla scuola Madhyamika del Buddismo Mahayana. Il Madhyamika rappresenta la forma più pura della modalità negativa, del “neti, neti“; per cui ciò che diremo di questa scuola và inteso come rappresentativo della via negativa in generale, del tentativo di liberarci degli idoli della conoscenza diretta e personale della Realtà.
Il Madhyamika venne fondato intorno al II sec. da Nagarjuma, considerato da molti il più grande filosofo mai vissuto. In un certo senso non è esatto, perché Nagarjuma non era un filosofo, non mise a punto, né sviluppò alcun sistema logico. Egli al contrario volse la logica contro sé stessa, al fine di rivelarne la natura contraddittoria. Non aderì ad alcuna particolare filosofia sulla realtà, volle soltanto dimostrare l’inevitabilità del fatto che tutte le filosofie che pretendevano di abbracciare la realtà finivano con il autocontraddirsi. Per raggiungere questo obiettivo, Nagarjuma e il Madhyamika non propongono una controtesi; non demoliscono una filosofie per erigerne un’altra; piuttosto seguono ogni filosofia fino alla sua logica conclusione, dimostrandone così le contraddizioni interne. C’è un motivo per tutto ciò come vedremo? Non si tratta di scetticismo o di nichilismo, perché anche questi ultimi vengono duramente attaccati.
Il Madhyamika può far questo con una qualunque argomentazione filosofica, perché il linguaggio è dualistico o relazionale, (e quindi) qualsiasi affermazione o negazione può aver significato solo in relazione al suo opposto. Ogni dichiarazione, ogni definizione pone necessariamente un confine; essa classifica qualcosa, e quindi si può sempre dimostrare che ciò che è dentro il confine deve coesistere con ciò che è fuori. Perfino l’idea di Illimitato perde ogni senso se viene a mancare il contrasto con il concetto di limite. La dialettica Madhyamika usa tutto ciò come metodo infallibile per evidenziare la relatività di qualsiasi premessa metafisica; ingaggiare una discussione con un simile dialettico significa perdere il gioco in partenza.
Il Madhyamika ottiene questo risultato mostrando come prima cosa che ogni proposizione che riguardi la Realtà è sempre compresa in una delle seguenti quattro categorie:

1. Essere (X)
2. Non-essere (non-X)
3. Sia essere che Non-essere (sia X che non-X)
4. Né essere né non-essere ( né X né non-X)

Esso procede poi a dimostrare che qualunque proposizione che pretenda di abbracciare la Realtà deve contraddirsi. Supponiamo per esempio che la Realtà sia Assoluto Essere, e che sia Infinita e Illimitata (affermazione che ricade nella prima categoria). L’Essere Assoluto e Illimitato, tuttavia, esclude il non-essere e la relatività, e l’esclusione è segnale di limite, perché implica porre una barriera tra ciò che è escluso e ciò che non lo è. Così il mio “Essere Illimitato“ è limitato, ed io mi sono contraddetto. Se cambio l’affermazione in Assoluto non-essere (categoria due) la situazione non migliora, perché il mio non-essere esclude l’essere, ed è quindi altrettanto limitato.
Potrei allora diventare più furbo, e dichiarare che la Realtà include sia l’essere che il non-essere, che è cioè immanente sia all’uno che all’altro (categoria tre); ma ciò li esclude dall’essere né essere né non-essere, cioè dal trascenderli.
E se dichiaro che la Realtà non è essere né non-essere, cioè che li trascende entrambi (categoria quattro), ciò la esclude dall’immanenza, cioè dall’essere sia essere che non-essere. In breve, poiché qualsiasi affermazione ha senso solo in relazione al suo opposto, se ne può sempre dimostrare la relatività; perciò se essa pretende di abbracciare la Realtà finirà col ritircersi contro se stessa, contraddicendosi.

Il Madhyamika, tuttavia, non sostiene affatto l’inesistenza di una Realtà Assoluta. semplicemente sottolinea l’impossibilità di applicare alla realtà alcun concetto. Il rifiuto da parte del Madhyamika, di tutte le alternative logiche, è al tempo stesso il rifiuto della possibilità, per la ragione dualistica, di comprendere la Realtà.
La Ragione genera illusione, mai Realtà. La Realtà è quindi assenza (Vuoto) di ragione!
Il metodo del Madhyamika è quello di “deconcettualizzare“ la mente e di alleggerirla di tutte le sue nozioni, sia empiriche che a priori. La dialettica (Madhyamika) non è una via per acquisire informazioni, ma una catarsi; è fondamentalmente una via di purificazione dell’intelletto... La Ragione opera attraverso la distinzione e la differenziazione; non può evitare la dualità degli opposti senza perdere la propria natura. La posizione della Ragione è quella di un particolare punto di vista/ non è conoscenza universale o disinteressata. La conoscenza non duale è l’abolizione di tutti i punti di vista particolari, che restringono e distorcono la realtà.

Da "Oltre i Confini" - Ed. Cittadella
"La coscienza dell’unità è semplicemente la consapevolezza del territorio reale del non-confine.
Per quanto possa sembrare semplice, è estremamente difficile discutere in termini adeguati della consapevolezza del non-confine o della coscienza dell’unità, e ciò perché il nostro linguaggio, il mezzo in cui si muove tutta la discussione verbale, è un linguaggio fatto di confini. Come abbiamo già visto, le parole, i simboli e i pensieri stessi, in realtà, altro non sono che confini. Anche dicendo "la realtà è la consapevolezza del non-confine" si crea una distinzione tra confine e non-confine!
Che "la realtà è senza confini" è vero, purchè non si dimentichi che la consapevolezza del non-confine è una consapevolezza diretta,
immediata e non verbale, e non è assolutamente una teoria puramente filosofica...
Il confine primario tra sé e non sé è di importanza così fondamentale che tutti gli altri confini ne dipendono. Non si possono distinguere dei confini tra le cose, se prima non abbiamo distinto noi stessi dalle cose. Ogni confine che tu crei dipende dalla tua esistenza separata, cioé, dal confine primario tra sé e non sé.
Di certo, tutti i confini rappresentano un ostacolo per la coscienza dell’unità, ma, poiché tutti i confini dipendono dal confine primario,
vedere traverso questo, è come vedere attraverso tutti. In un certo senso, possiamo considerarla una posizione di vantaggio, perché se dovessimo affrontare tutti i confini separatamente, uno alla volta, impiegheremmo tutta la vita, o forse diverse vite, per riuscire a dissolverli e ottenere la "liberazione delle coppie". Invece, mirando al confine primo, il nostro compito si semplifica enormemente. E’ come se l’insieme di tutti i nostri confini costituisse una piramide capovolta fatta di vari blocchi, i quali poggiano sul blocco posto alla sommità. Togliendo quell’unico blocco, tutta la costruzione crollerà...
Come disse l’arcivescovo di Cambrai, Fenelon, “Non vi è illusione più pericolosa delle fantasie con le quali l’uomo cerca di evitare l’illusione“.
Invece di presupporre l’esistenza del confine primario e poi di procedere cercando di eliminarlo, cercheremo prima di tutto di cercare
il confine stesso. E se veramente si tratta di un’ illusione, non ne troveremo traccia. Potremmo poi riconoscere spontaneamente che ciò che credevamo ostacolasse la coscienza dell’unità, non è mai esistito. Come vedremo, tale intuizione è già un barlume della consapevolezza del non-confine.
Vediamo ora cosa significa esattamente cercare il confine primario; significa ricercare attentamente quella sensazione di essere un sé distinto, un essere separato che prova e percepisce, distinto dalle esperienze e dalle sensazioni. Intendo dire che se cerchiamo attentamente tale "sé" non lo troveremo; e poiché il sentirsi un sé isolato appare come l’ostacolo maggiore alla coscienza dell’unità, ricercarlo e non trovarlo vuol dire, allo stesso tempo, intravedere la coscienza dell’unità. Notate cosa disse il gran saggio buddista Padma Sambhava: "Se quando lo si cerca, il ricercatore non si trova, allora si è raggiunto lo scopo ricercato e il fine della ricerca stessa"."