Ho scelto di tradurre questo articolo perché scritto con l'ausilio del modello dei quattro quadranti di Ken Wilber. La ricercatrice Joyce Mc Nielsen, professoressa di Sociologia all'università di Boulder Colorado, prende spunto dal contrapporre i suoi studi sul gender e sull'evoluzione delle diverse teorie del femminismo, rispetto ai quattro quadranti di K.W. e al suo modello di femminismo integrale presentato da Wilber nel suo libro ' In The Eye of Spirit' (1997). Ritengo questo articolo, non solo accademicamente parlando, ben fatto, ma personalmente illuminante, ricco di intuizioni che cercheremo di condividere nel seminario che faremo a Polvese. Ho volutamente tralasciato la traduzione del termine 'gender' perché credo renda più nella sua forma anglofona.
Spero che la lettura e lo studio di questo articolo possa servire a chiunque, uomini e donne, per chiarire i vari aspetti che questo topico cruciale quale il gender costituisca. Veramente, credo, si debba parlare di creare una più ampia cornice dove tutte le apparenti parziali verità trovino riscontro e coerenza. L'idea di costruire un qualsiasi modello integrale senza aver risolto la questione 'Universo Donna' è secondo me, un buco nell'acqua.
Nel frattempo buona lettura, Luca Rossi

Fusione o Scissione Femminista di Joyce Mc Nielsen
La questione del genere (gender) è un soggetto che a prima vista sembra chiaro e diretto, ma diviene più complicato e vasto come lo si studia. Io comincierò con dei fatti che sembrano non relativi al gender, ma che invece, come vedremo lo saranno eccome:
' Considera per esempio i pensieri dell'educatrice nera Anna Julia Cooper, pensieri che aveva mentre viaggiando con il treno nel 1890'
'E quando arrivammo nella desolata stazione, guardando un pochino meglio vedo due fatiscenti stanze. Su una pendeva un cartello 'solo per donne' e sull'altro 'solo per gente di colore' e ricordo chiedermi in quale sarei dovuta andare'.
' Considera che all'incirca nello stesso periodo a Charlotte Perkins Gillman (1860-1935) autrice famosa per aver scritto the Yellow Wallpaper, le fu ordinato da un ben intenzionato dottore a prendersi un lungo periodo di riposo presso un remoto cottage, appunto dalla carta da parati gialla, e la esortò inoltre a rinunciare a ciò che era appunto la sua più ardente passione, lo scrivere (la credenza scientifica del momento era quella che lo stress derivato da troppo lavoro intellettuale potesse danneggiare gli organi e le funzioni riproduttive).
' Considera che la pratica dell' infibulazione clitoridea è un rito di pubertà tra le femmine di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, si compie in Africa, Medio Oriente ed India. Per quanto controverso, genitori, governi e donne anziane (fisicamente sono loro ad operare) e pure le giovani difendono la pratica: Per le ragazze è un segno di sposabilità e quindi di status di adulto. L'ideologia correlata alla pratica è che la sessualità della donna, che in molte culture non occidentali è considerata forte e potente, deve essere controllata. E' credo normale che le ragazze come risultato di ciò che in occidente viene chiamato 'mutilazione genitale' pensino dei propri genitali come sporchi, un qualcosa da buttar via.
' Considera che in paesi come la Nuova Guinea, India, Cina, Bangladesh, Nepal e Pakistan, gli esperti hanno rilevato una preoccupante mancanza di donne. Spiegano questo dato demografico, come il risultato di una profonda preferenza nel volere figli maschi. Più donne che uomini vengono abortite, abbandonate, vendute, uccise da piccolissime, affidate ad adozioni straniere o meno nutrite e meno assistite medicamente.
' Considera che i studiosi medievali, oltre ad argomentare su quanti angeli potessero danzare sulla capoccia di uno spillo, si interrogavano se effettivamente la donna potesse possedere un' 'anima'.
' Considera il commento di Meredith Ta' riguardo la sensazione di essere fischiata dietro nella vita di tutti i giorni:
'Loro (i fischiatori) mi fanno sentire ridicola, sessualmente grottesca e fisicamente brutta. Cosa può fare allora una donna? Che scelta? abbiamo? O rimanere passiva e vulnerabile al dolore, o chiudere ermeticamente con ' è solo il mio corpo di cui stanno parlando'.
' Considera che durante una manifestazione di protesta a Washington nel 1969 quando un gruppo di donne salì sul palco per rivendicare i propri diritti, i maschi dell'ala radicale di sinistra le fischiarono sonoramente, rimarcando cose del tipo 'fatele scendere e scopiamole'.
' Considera che tutti i serial killers che uccidono donne sia singolarmente che gruppi sono uomini. Theodore Bundy, Richard Speck etc.
' Considera la descrizione riguardo la gestazione e la nascita data da Buddhaghosa, monaco buddista del V secolo:
'Quando questo essere è nato nel grembo materno, questo non è nato in un fiore di loto blue o rosso e nel bianco. Al contrario è come un verme in un pesce in putrefazione, o come un verme in una pasta lievitata ammuffita. Nel grembo il posto dove si sviluppa l'essere si trova poco sotto il ricettacolo del cibo non digerito (stomaco), e poco sopra quello del cibo digerito (retto)'.il quale è un posto rumoroso, molto oscuro e attraversato da correnti fetide, maleodori nauseabondi, eccezionalmente rivoltante.
' Considera il caso di Emmett Till, un ragazzo di colore di quattordici anni che fischiò ad una ragazza bianca nello stato del Mississippi nel 1953. Il suo corpo martoriato fu ritrovato nel fiume Tallahatchie.

Io rimango perplessa riguardo ciò.
Perché il grado di ostilità verso le donne (ed alcune categorie di uomini) è così estremo? Sicuramente non c'è bisogno di mutilarsi per capire e per rimanere in un posto. Non è abbastanza la pressione sociale a fare ciò?
Se le differenze, le disuguaglianze sono basate biologicamente, geneticamente, ormonalmente, anatomicamente come molti sostengono e assumono, allora perché poniamo così tanto tempo e sforzo nel ridefinire interpretazioni sociali di uomini e donne? Se il genere è 'naturale' perché creiamo strutture sociali che a turno creano disuguglianza? Se le strutture sociali riflettono imperativi biologici, perché queste strutture sociali continuamente sono sfidate da uomini e donne e perché queste (strutture) necessitano così tanti rinforzi?
Perché le diversità persistono anche quando sia l'uomo che la donna coinvolti in queste strutture ne hanno consapevolezza e decidono di trascenderle?
Perché queste disuguaglianze così intrisecamente collegate a strutture sociali e nelle ideologie collettive che le sostengono, non sono necessariamente nella mente e nella psiche individuale di uomini e donne?
Perché, sempre le disuguaglianze sono a favore del dominio maschile? Non ci sono casi conosciuti di dominio della donna sull'uomo come dell'uomo sulla donna. In passato, ed in alcune culture, la donna era stimata altamente per le sue capacità riproduttive.
Perché la modernizzazione è associata con la perdità dei valori sociali femminili?

Queste sono alcune domande evidenziate da teoriche femministe. Come Ken Wilber (1997) riconosce, le teorie femministe hanno proliferato negli ultimi anni. Io non concordo con lui riguardo l'affermazione che dice:

'L'unica cosa su cui tutte concordano è che la donna esiste.'
Le risposte delle femministe alle domande sopra citate sono molteplici e di diversa natura, ma tutte concordano su questi tre punti:

1. Tutte concordano che le donne sono svantaggiate, subordinate, oppresse;
2. Tutte cercano di spiegare questo svantaggio;
3. Tutte credono che a riguardo ci sia qualcosa da fare.
Questo è l'accordo riguardo il problema ma non necessariamente per la sua soluzione. Le teorie femministe al contrario delle teorie non-femministe è che hanno un tema emancipatorio. Il loro scopo e di liberare e allo stesso tempo, di conoscere e di spiegare.
In questo lavoro presento teorie femministe allo scopo di sintetizzarle, integrarle, e non nel senso di ridurle collassandole in una singola dinamica teoretica o concettuale. Anzi, come Wilber, parto dall'assunzione che tutte hanno verità parziali, anche se spesso conflittuali e contraddittorie. Ogni approccio chiarisce sempre aspetti di gender in almeno uno dei 4 quadranti di Wilber descritti in Se' Ecology and Spirituality. Lo Spirito dell'evoluzione.
Ken Wilber categorizza ogni cosa dell'universo sia individuale che collettivo, sia che siano conosciute soggettivamente o oggettivamente. Queste distinzioni creano i 4 quadranti: interiore (psiche) ed esteriore (azione-comportamento), d' individui, e interiore (cultura) esteriore (società) di collettività.
In questa presentazione uso i quadranti come ancòre per indicare l'unità di analisi, in altre parole, per individuare se ciò di cui stiamo parlando siano individui o collettività, e per individuare se stiamo guardando dal di dentro (soggettivamente), o dal di fuori (oggettivamente). In tal modo da poter ricreare ciò che Wilber definisce 'femminismo integrale'. La differenza è che io, evidenzio la storia del femminismo, fornendo molti più dettagli, più elaborazione e attenzione ai suoi propri limiti. Io mantengo inoltre, l'ordine storico dell'evoluzione del movimento, e questo in accordo con i quattro quadranti, ci conduce ad una divisione in due parti di questo lavoro.
Nella parte 1 considero il movimento femminista liberale, mar'ista, radicale e socialista proprio per ordine di apparizione cronologica, e più o meno al livello collettivo (sia internamente che esternamente). La parte 2 ci sposta nell'individuale (psiche), ma sempre in relazione a valutazioni culturali sul gender (cultura), dominio di studio del femminismo esistenziale, del modello donna-natura, postmoderno, ecologico, gender come performance, ed una versione del femminismo psicoanalitico.
Il femminismo ha una sua progressione che non necessariamente combacia con i quattro quadranti di Wilber. La progressione del femminismo, è di graduale aumento di sempre più com-prensione (nel senso di portare dentro) del mondo. Il risultato è che ci si muove dal politico al personale al livello collettivo nella parte 1, e dall' enfasi sull' 'essere' all'enfasi sul 'fare' al livello individuale nella parte 2. In breve, alcune intelaiature organizzanti che avvengono simultaneamente: una sequenza storica, una breve attraversata dei quattro quadranti, e la progressione femminista di un'analisi più ampia e profonda in aree di vita non studiate in precedenza.
Che le donne siano svantaggiate in tutti gli aspetti della vita è preso per scontato nei testi sociologici riguardo sesso e gender, e è dove cominciano la maggior parte degli studi del gender più specifici. Gli esempi dei fenomeni di gender con i quali ho aperto questo articolo illustrano la diffusione storica, interculturale della stratificazione del gender. Pure nelle società dove le donne hanno fatto progressi importanti, in termini di educazione, partecipazione politica, opportunità occupazionali e di coscienza femminista, comunque la disuguaglianza rimane. Considera, per esempio, che negli U.S.A., il gap del gender per quanto riguarda il salario è rimasto pressocche invariato dal 1955 e che uomini con il diploma di scuola superiore guadagnano all'incirca lo stesso stipendio di donne laureate (U.S. Bureau del Censo, 1995) I corpi delle donne sono oggettivizzati, modificati, commercializzati in tutti gli aspetti della cultura popolare (e accademica). Le donne spendono milioni di dollari per l'ingrandimento del seno, un processo che rende il seno più grande e più sodo, ma che uccide il sentire interno a questo. Questa oggettivizzazione del proprio corpo è uno sforzo nel cercare di rientrare entro quei canoni di bellezza che la società contemporanea ha settato, standard così irrealistici, i quali vengono percepiti dalla donna media come un fallimento. (in dettaglio, documentazione della profondità della disuguaglianza, vedi testi di Lindsey 1997), Joyce Nielsen (1990), Renzetti e Curran (1999)).
La recente attenzione della stratificazione maschile del gender, e alle differenti razze maschili e femminili, alle etnicità, alle età e agli orientamenti sessuali, conduce ad una sconcertante realizzazione: che molto della teoria femminista è una teoria femminista 'bianca'. D'altronde, questa non è una situazione 'aggiungi e gira' (come per il sugo). Ad esempio, 'aggiungendo' il lavoro accademico di uomini e donne di colore, spesso risulta in una riformulazione radicale che mina proprio le basi della teoria femminista ( approfondirò questo discorso nella parte 2). Per ora dico che quando gli uomini sono subordinati, repressi, lo sono perché lavoratori, schiavi, criminali, etc. e mai perché uomini (salvo eccezzioni per i gay o per gli uomini affemminati). E visto che non esiste una donna generica, ossia che non deve necessariamente essere di una certa classe, età e razza, nella maggior parte della letteratura femminista la subordinazione della donna è proprio perché donna. La seguente discussione, quindi, è più astratta e 'bianca' di quanto avrei voluto.
PARTE 1
Per cominciare a dare delle risposte alle domande sopra citate, io inizierò con il movimento più vecchio, il primo, ma che alla fine, si è rivelato il femminismo meno soddisfacente, il femminismo liberale.

Il femminismo liberale.
Dal punto di vista sui diritti umani classicamente liberali, la soluzione alla subordinazione della donna è ovvia: le donne devono avere pari diritto. La domanda è ma pari a chi? Pari agli uomini dello stesso colore, classe, etnicità ed età? Anche se questo fosse possibile, noi avremmo una parità di genere in un senso limitato con la continuità della disparità di classe, razza e di età (la quasi totalità delle donne appartenenti a questo movimento appartenavano alla razza bianca di medio alta classe).
Questo sicuramente non è certo il goal del femminismo. La loro oggettività è di disfarsi di ogni forma di disuguaglianza: Il movimento liberale comunque non spiega completamente non uguale rispetto a che e a chi. Tornerò in seguito sul fatto di come età, razza e classe e altre variabili interagiscono con il gender. Per adesso il nostro focus è sui diritti legali. Durante la prima ondata di femminismo (circa 1800-1950-60) si ebbe il diritto al voto, il diritto all'educazione, alla proprietà di capacità interiori, divorzio e di gestire un ufficio pubblico. Durante la seconda ondata (1960-1990) si raggiunse il diritto alla capacità di affrontare una carriera militare, di diventare sacederdoti e ministri. L'E.R.A. dice: 'L' uguaglianza dei diritti da parte della legge non deve essere negata o accordata dagli U.S. o da nessun altro stato, contando sulla diversità del sesso. Anche se l'E.R.A non fu ratificato, il principio di uguaglianza riscontrò notevole successo nella sfera pubblica. I limiti di quest'approccio appaiono subito evidenti, quando si ha la notizia che alle ragazze che giocavano nel campionato nazionale di base-ball le fu imposto di indossare il reggicalze.. Ma, uguali diritti stà a significare che gli uomini e le donne debbano essere trattati equamente a prescindere dalle circostanze e dai bisogni differenziali? Pensa, ora, alla decisione che la Corte Suprema americana prese nel 1976 riguardo la causa di Gilbert contro la compagnia elettrica generale.

Cercherò di tradurre questo passaggio attenendomi meno alla traduzione e più alla sintesi (n.d.r Luca)
Un gruppo di impiegate della compagnia elettrica chiedevano alla stessa di introdurre nel loro contratto il periodo di astensione dal lavoro per maternità con tutte le limitazioni che questa produttivamente comporta, visto che la non integrazione di questa sarebbe risultata in una discriminazione sessuale. La Corte sentenziò che l'esclusione della maternità non costituiva in se una discrimatoria sessuale, ma semplicemente una rimozione di una speciale 'copertura' di uno stato fisico, solo ed esclusivo del genere femminile.
Vale a dire 'vuoi la parità assoluta? allora il tuo stato di maternità deve essere trattato come il 'mal di testa' del tuo collega maschile. Vedete il paradosso? (N.d.r Luca)
Lo stesso incredibile perverso meccanismo si applica quando una donna vittima di violenza da parte del suo partners, reagisce alla violenza ed è arrestata. Ciò è uguaglianza con vendetta. Questa è l'estrema logica della razionalità del liberalismo.
Questi casi sollevano diverse questioni per la creazione di politiche sociali di parità e di equità. Fino a dove noi possiamo ignorare apparenti differenze tra i sessi? La differenza nei ruoli riproduttivi è evidente e non è l'unica differenza che mi viene in mente. Tornerò a parlare delle differenze sessuali nella parte inerente il livello individuale (quadrante in alto a sinistra). Per ora voglio rimanere nella sfera sociale e culturale dell'analisi (i due quadranti in basso). Con ciò in mente, considera se uguaglianze legali strettamente rinforzate possano condurre all'uguaglianza anche in altre sfere della vita. Magari il femminismo liberale è limitato non perché non prende in considerazione differenze, ma perché la sorgente della disuguaglianza è proprio da un'altra parte, e non solo nella sfera pubblica. La domanda più ampia è, perché la società (rappresentata da arbitri uomini di baseball, la Corte Suprema di giustizia ed il sistema di giustizia criminale) è così ostile verso le lavoratrici incinte, le ragazze che giocano a baseball e le donne che picchiano per autodifesa?. La sentenza della Corte Suprema dimostra i limiti delle politiche liberali proprio perché si rapportano a categorie diverse dall'uomo. Vediamo ora più attentamente alla questione della gravidanza.
La scuola di pensiero che più si è devoluta su come riproduzione e correlate attività domestiche si incastrino in un più largo schema sociale, è il Femminismo Mar'ista. La nostra sfida è nel vedere come il Mar'ismo femminile ci può aiutare a capire meglio la questione della causa Gilbert contro la compagnia elettrica citata sopra.
I concetti e le assunzioni di base del Mar'ismo femminile sono: 1° Il lavoro definito come attività che trasforma il mondo materiale, distingue l'uomo dall'animale, ed è il centro della felicità e della vita umana. Le mar'iste distinguono due diverse sfere di lavoro che si compenetrano: la produzione si riferisce alle attività che risultano in necessità materiali, come cibo, indumenti e nutrimento e riparo; la riproduzione include la gravidanza, nutrire, vestire e nutrire i membri adulti della propria casa. Le Mar'iste (più che le liberali) riconoscono che la riproduzione e la produzione hanno pari valore.
Storicamente (questo magari è un po' semplificare) lo sviluppo del capitalismo industriale ha portato all'incremento della separazione tra i mondi del lavoro produttivo delle sfere pubbliche da una parte, e il lavoro riproduttivo nelle sfere domestiche dall'altra. Questo processo, passato attraverso un certo periodo di tempo, ebbe inizialmente effetto negativo sulle donne. Nelle economie pre-capitalistiche, pre-industriali basate sull'agricoltura sia il lavoro domestico che quello riproduttivo poteva essere condotto nello stesso luogo. Attività di routine come il tessere, fare il pane o la birra, piccole attività di giardinaggio e di allevamento animale era riconosciuto di notevole valore nell'economia domestica. Quando sempre più servizi e lavori furono trasferiti dalla casa nelle fabbriche, le donne appartenenti alla medio - alta borghesia rimasero isolate nelle case con un focus inusuale 'crescere i figli'. Le donne povere dovettero allungarsi ad entrambi i lavori, sia dentro che fuori le mura domestiche.
Le Mar'iste, riconoscono lo stato inferiore delle donne, ed argomentarono che la chiave dell'emancipazione femminile era nell'entrare e partecipare completamente nel prestigioso mondo della produzione. A questo riguardo, il rimedio che forniscono non è poi così diverso da quello fornito dalle liberali. Allo stesso tempo, comunque loro, non come le femministe liberali, supportano l'idea che il lavoro domestico deve essere socializzato, cioè statalizzato . La loro logica è nel fatto che la donna 'produce' quotidianamente i lavoratori di cui si ha bisogno per mantenere un'economia più ampia.
Applicando il ragionamento del femminismo Marxista al caso Gilbert, quindi, la copertura della gravidanza non sarebbe esclusa in una ideale economia socialista, in parte per la medicina socializzata, ed in parte per la comprensione dell'importanza del lavoro riproduttivo.

Ora consideriamo alcune limitazioni di questo approccio. Primo, nei paesi socialisti, anche in quelli dove esiste un sistema sanitario nazionale statalizzato, le donne sono svantaggiate come lo sono nelle economie capitaliste. Considerato, che nessun paese ha mai completamente socializzato il lavoro domestico, come prescrive la soluzione delle Mar'iste, questo approccio, quindi, questa politica non ha adeguato test di attendibilità. Considerato che, liberando le donne dalla responsabilità per la cura e la crescita dei bambini e dai lavori domestici, anche se riconosciuto, non ci sarebbe società in grado di accollarsi la responsabilità ed i costi per sopperire a questi compiti. Secondo, anche le femministe Mar'iste stanno avendo un ripensamento riguardo la privazione del lavoro domestico. Cercherò di spiegarmi meglio.
Uno tra i maggiori contributi di Mar' fu l'articolazione dell'alienazione così come è esperita dai lavoratori nelle economie industriali. Quando la produzione delle merci o di servizi è suddivisa in parti, ogni lavoratore vede solo una piccola parte della totalità del processo. La linea di assemblaggio è sicuramente più efficiente, ma ciò significa che il lavoratore è separato e perde il controllo del processo di produzione. L'attività lavorativa non è più una finalità in se, ma viene fatta per il salario. Vi è una profonda separazione dal prodotto che si produce. Prima dell'industrializzazione la produzione aveva carattere olistico, un' impresa creativa. Nessuno risparmiava la propria creatività per il non-lavoro, e per le attività di divertimento. Dato questo, alcune femministe Mar'iste, indicano che il lavoro domestico è probabilmente uno dei pochi lavori non alienanti rimasti in un mondo capitalista, razionalizzato e alienante. Socializzarlo sarebbe un terribile errore.
Due politiche specifiche sono rilevanti nella tradizione del femminismo Mar'ista riguardo il lavoro riproduttivo della donna. La prima è salario per il lavoro domestico, l'idea che lo stato dovrebbe pagare il salario alle casalinghe, ribadendo che il loro lavoro è un prerequisito per tutti gli altri. Il secondo è di avere valore comparato nel mercato produttivo. Ciò è basato sulla realizzazzione che l'idea della stessa paga (idea liberale) per uguale lavoro non può essere applicata se non ci sono uomini con cui compararsi. Aggregazione sessuale nella forza lavorativa, cioè, il fatto che molte occupazioni sono occupate o da uomini o da donne, e non da entrambi, è ciò che provoca almeno la metà del 'gender gap' in retribuzioni salariali. Le donne in occupazioni dominate dal femminile guadagnano meno che le stesse occupazioni dominate dagli uomini. Per esempio, le segretarie legali (donne) guadagnano meno che operatori telematici (uomini); infermiere (donne) guadagnano meno che i meccanici (uomini) dei camion dei pompieri o di potatori (uomini); commesse (donne) meno che autisti corrieri (uomini). Queste occupazioni sono citate perché sono GENDERED e perché sono giudicate equivalenti in termini di responsabilità, di condizioni lavorative, decisioni riguardo la richiesta, di conoscenza e di abilità necessarie per il lavoro. Implementando una politica di pari valore, comunque, significherebbe negare o ignorare le forze del mercato e sicuramente nelle economie capitaliste non si potrebbe raggiungere senza una radicale rivoluzione politica. Sia la paga per il lavoro domestico, che ha le stesse implicazioni negative della socializzazione del lavoro domestico, che lo stesso riconoscimento di valore e parità nel lavoro, costituiscono i due aspetti che mirano alla riduzione, l'eliminazione, o a rendere eque la divisione sessuale dei lavoratori sotto il capitalismo, che le donne vedono come centrale per l'oppressione femminile. Più semplicemente, le donne sono svantaggiate perché fanno lavori di minor valore (riproduzione) e perché sono sovraccaricate sia dal lavoro riproduttivo che da quello produttivo. Il lavoro riproduttivo è meno valutato perché considerato un valore d'uso (produce merci e servizi per l'immediato uso dei membri della famiglia), ma non ha valore di scambio (produzione di merci e servizi che possono essere scambiati e venduti).
La considerazione delle stategie del movimento femminista Mar'ista suggerisce una domanda. Ma è il sesso o il lavoro delle donne ad essere discriminato? Le categorie del gender, e quelle del lavoro sono così strettamente connesse che è impossibile rispondere con chiarezza alla domanda. Il fatto che le donne in occupazioni di dominio maschile guadagnino meno che gli uomini della stessa occupazione (ma più che le donne occupate in occupazioni di dominio femminile) suggerisce che siano proprio le donne in primis ad essere svalutate: La svalutazione delle donne non è limitata al loro lavoro, come si è illustrato precedentemente, ma nei casi di mancanza di donne in alcune società del mondo del medio e lontano oriente, e delle donne che sono il bersaglio di serial-killers solo perché sono donne.
Analisi storiche mostrano che il capitalismo conduce alla separazione tra posto di lavoro e casa e che ciò sicuramente aggrava lo svantaggio delle donne, ma, la disuguaglianza tra gender era già lì presente, pronta per essere aggravata. Il patriarcato (definito come dominio maschile socialmente istituzionalizzato.,) come fa notare la critica storica, esisteva già prima del capitalismo, e nota inoltre, come fossero già esistiti alcuni esempi di patriarcato estremo nelle società precapitalistiche. Considera per esempio l'analisi antropologica danese (1974) della scoperta dei primi gruppi di umani che si insediarono nei Balcani. La subordinazione delle donne in questa area di estremi conflitti inter tribali era così estrema che la loro (le donne) esistenza sociale fu praticamente negata. Dal punto di vista maschile, che in questo caso coincideva con il punto di vista sociale, il solo valore che veniva riconosciuto alle donne era quello di dare alla luce figli, così da garantire la sopravvivenza della linea di continuità (crescere guerrieri) e poter vendicare gli eventuali attacchi alla propria tribù. Il lavoro danese è stato svolto nei '60 in Montenegro, allora parte della Jugoslavia.
Anche se il femminismo Mar'ista ha contribuito alla nostra comprensione sul gender, non ha però provveduto in maniera soddisfacente alla soluzione del problema delle disuguaglianze sessuali. Anche il tentativo di indicare il capitalismo come la causa dell'oppressione è discutibile perché non riconosce che la tradizionale divisione dei lavori favorisce sia gli uomini che i capitalisti, e non può spiegare l'esistenza della subordinazione delle donne nelle società industrializzate nonostante la loro presenza nelle alte sfere della stessa società.
Il punto che il patriarcato esisteva prima del capitalismo è di centrale importanza per il contributo del femminismo radicale, che osserva più da vicino e più storicamente alla parte riproduttiva della divisione sessuale del lavoro. Le femministe radicali hanno pienamente esplorato le totali implicazioni delle differenze sessuali nella riproduttività, le quali indicano come la base reale della subordinazione.
Se le femministe Mar'iste sono riconducibili al quadrante in basso a destra, allo stesso modo quest' aspetto delle femministe radicali (K.W. localizza le radicali nel quadrante in alto a sinistra per le loro idee essenzialiste riguardo l'individualità di uomini e donne). La mia enfasi qui è solo nel prendere in considerazione gli aspetti del livello collettivo-sociale. Le domande rivolte dalle femministe radicali includono: Chi controlla il significato della riproduzione e perché? Chi determina le politiche sulla riproduzione? Chi decide con chi devo fare sesso? Chi decide chi può e non può avere figli? Quali contraccettivi sono legali? Le donne hanno libero accesso all'aborto? etc. Nota come il fatto non è tanto su cosa si sta decidendo, ma su chi fa la decisione. Questi fatti sono molto più politici e rilevanti allo status femminile, di quelli mai pensati in precedenza.
L'idea centrale di alcuni femminismi radicali è che il patriarcato è basato sul controllo maschile delle nascite. Questo va dal controllo che letteralmente gli uomini hanno sul sesso femminile, a partire dagli stupri e o forzati incesti, alla creazione di leggi, norme che bandiscono il riconoscimento di maternità senza un padre socialmente riconosciuto ( ecco quindi il concetto di illeggittimità), e va inoltre, alla creazione di storie nei quali è l'uomo ad avere lo status di leader. Pensate, alla storia Cristiana dell'uomo come primo prototipo, storia che sfida proprio il senso comune dell'essere umano. Nella realtà quando pensiamo alla procreazione viene subito in mente una donna che partorisce, quasi mai un uomo da solo. Anche in tempi moderni, esiste la prova dell'aumento del potere e controllo maschile sulla riproduzione femminile. In tutto il secolo 20° ciò si è verificato con il rimpiazzo della figura del medico a quella della figura della levatrice, e all'inizio del secolo, dall'appropriazione dei medici maschi delle tecnologie riproduttive (inseminazione artificiale, fertilizzazione in vitro etc.) ora in mano a medici maschi. Come riassume Moen (1979): ' chi controlla le nascite controlla la società'. L'analisi delle femministe radicali circa il caso legale Gilbert sopra citato, quindi porrebbe l'accento sul controllo della società negli aspetti della riproduzione e del significato della gravidanza delle donne, cioè se sia celebrato come l'inizio dell'essere umano a prescindere dalla paternità, se considerato come un evento medico che necessita di controllo, se un'attività che interferisce con il lavoro nella sfera pubblica, o se completamente un fatto privato e non pubblico.
Per alcune femministe radicali la completa liberazione della donna potrà verificarsi solo attraverso il totale controllo tecnologico del controllo delle nascite, proprio perché si rimuoverebbe quell' handicap corporeo dal processo della nascita stessa. Altre femministe radicali, concordano sulla sorgente dell'oppressione delle donne quale il desiderio, la pulsione dell'uomo al controllo della riproduzione (e quindi delle donne), ma quella rinuncia (la tecnologia come sistema di controllo e la perdita della resposabilità individuale riguardo la gravidanza) farebbe perdere alle donne proprio ciò per cui sono uniche, e valorizzabili, e tale rinuncia potrebbe condurle a non essere valorizzate affatto, se non come schiave domestiche e/o sessuali. Altre radicali affermano che le capacità riproduttive della donna dovrebbero essere celebrate, comprese e non controllate dalla tecnologia, il che risulterebbe ancora un maggiore controllo maschile. Queste differenti vedute riguardo il fatto se la donna deve rinunciare o no alle proprie capacità biologiche riproduttive, riflettono due aspetti di base che riguardano il gender, e saranno maggiormente sviluppate nella parte 2. Prima, visto che cronologicamente il prossimo approccio ad emergere è il femminismo socialista cercherò di approfondirlo ora.
Le femministe socialiste come le radicali, riconoscono che non è nè in e nè del patriarcato capitalista la responsabilità dell'oppressione delle donne e che il patriarcato esisteva già precedentemente, è il più antico sistema sociale. In altre parole il capitalismo è solo un'altra forma di patriarcato. Comunque sia che lo si chiami patriarcato o patrircato capitalista, le femministe socialiste, a riguardo, hanno fornito almeno due contributi più importanti. Loro analizzano e documentano come il capitalismo sia interconnesso con il patriarcato e su come si auto sostenvono reciprocamente. Hanno inoltre applicato i principi di Mar' di alienazione e frammentazione a tutti le esperienze della donna, che siano sessuali, di maternità, intellettuali, all'immagine del corpo della donna nelle pubblicità etc. Il caso Gilbert prima riferito è un esempio di come le esperienze riproduttive delle donne sono categorizzate e frammentate in un sistema patriarcale capitalista. Le femministe socialiste vedrebbero entrambe le cause capitaliste e patriarcali riflesse nella sentenza dei giudici. Le compagnie assicurative era d'accordo nell'escludere la copertura salariale della gravidanza perché così si risparmiano un sacco di soldi: Questo è un classico caso di d'un gruppo di capitalisti uomini che fanno decisioni che hanno effetto nella sfera riproduttiva della donna.
Ho detto, precedentemente, quando ho introdotto il caso Gilbert che lo avrei riconsiderato più in termini di analisi dell' individuo, più che un'analisi sociale. Ora torniamo al quadrante in alto a destra (individuale esteriore) dello schema di Wilber, focalizzandoci sull differenze di gender al livello individuale.
Parte 2
Dualismo, Differenze, e Diversità
Le due posizioni riguardo la riproduttività femminile sopracitate, affiancano due posizioni comuni riguardo altre differenze di sesso. Le donne dovrebbero sforzarsi di essere più come gli uomini, o dovrebbero invece celebrare e valorizzare il proprio femminile? La rinuncia delle donne alla loro natura corporea riproduttiva elimina le differenze e fa assomigliare le donne sempre più all'uomo. Ci domandiamo cosa soggiace all'idea che le donne sarebbero migliori se fossero simili all'uomo. La risposta è che la maggioranza delle persone (sia uomini che donne) in molte società pongono un valore, un premio maggiore sugli uomini e sulla mascolinità.
Considera la lista dei seguenti dualismi associati con il gender: Sé -altro da sè, mente - corpo, razionale - emotivo, attivo - passivo, sole-luna, cultura - natura, giorno - notte, produzione-riproduzione, agenzia - (capacità di rimanere uno) - comunione (capacità di relazione). Nota come spesso il primo termine molto spesso associato al maschile sia la parte positiva del dualismo. Questa valutazione culturale spiega perchè le donne vogliono essere più come l'uomo, e non viceversa, anche se non spiega la valutazione stessa in primo luogo.
Dal mio punto di vista sono così sorpresa nel vedere ancora tanta svalutazione del mondo femminile, così ancora presente ovunque. Considera, per esempio, cosa possono pensare i bambini riguardo il valore femminile e del maschile quando vedono le loro madri avere lavoro fuori e dentro casa, mentre i loro padri che lavorando di meno portano a casa più soldi. Pensa che quando molte donne all'inizio del secolo occuparono ruoli lavorativi maschili, come segretarie ( come per es. in ambito bancario), il prestigio ed il valore di quelle occupazioni sia diminuito. La questione è ancora se sia il sesso o il lavoro delle donne ad essere svalutato. Le ricerche e gli studi su cosa fanno uomini e donne nel lavoro, mostrano estreme varianti. Non esistono compiti (eccetto la nascita stessa) che siano
esclusivamente fatti da donne e non c'è compito (eccetto la caccia ai grandi mammiferi marini) che sia esclusiva maschile (Murdock, 1937). Considera comunque il punto di Margareth Mead (1962).
'Gli uomini potrebbero pure cucire, cucinare,vestire bambole, ma se queste attività fossero appropriate per l'uomo, tutta l'intera società, tanto gli uomini che le donne, le quoterebbero come importanti. Quando, le stesse attività fossero svolte da donne sarebbero svalutate'.
Perché? E forse perché è l'uomo a fare la svalutazione? Ma pure se così fosse, perché e come riescono a essere nel giusto? Forse vinsero qualche antica battaglia tra i sessi e attraverso le loro strutture egemoniche garantiscono la loro continua dominazione? Gli storici sociali affermano l'universalità della storia di miti, e leggende delle società preindustriali, dove il tema è di donne che avendo avuto accesso al potere o alla magia, poi ne hanno abusato e quindi perso. Ricerche interculturali mostrano l'esistenza in alcuni gruppi di solidarietà tra uomini e donne assieme ad un'animosità giocosa tra loro.
Non si può, comunque, non pensare che c'è molto di più che un'antica, passata lotta di politiche sessuali. La società mantiene attivamente la stratificazione sessuale, anche se non per lo stesso motivo o con le stesse forze di ciò che l'ha generata. In ogni classe, se la valutazione differenziale è la chiave, costituisce anche la soluzione alle disuguaglianze. Proprio come gli Afro-americani risposero al razzismo con lo slogan 'Nero è Bello,' così le donne affermano sempre più che le donne come donne (non solo i valori femminili) sono da valorizzare, celebrare anziché essere denigrate.
Questa nuova comprensione delle donne è il vero contributo delle femministe culturali, e risale fino almeno al tempo di Margaret Fuller, una femminista del 19°secolo. Tale contributo ha favorito un notevole cambiamento dei valori, e a mia veduta, uno estremamente salutare: Amplieremo questo argomento più avanti nel capitolo, per ora rimaniamo sulla questione se sia il sesso o il lavoro della donna ad essere discriminato.
Il femminismo esistenziale.
L'analisi di Simone de Beauvoir (1952) sugggerisce che di sicuro, la disuguaglianza risiede nella natura del lavoro stesso. Il suo approccio è cruciale non solo per le sue profonde intuizioni, ma anche perché queste sono ancora, così sorprendentemente attuali. Le sue idee poi sono state approfondite dal femminismo postmoderno (lo vedremo sotto) e da Sherry Ortner (1941) (vedremo sotto). L'uso della filosofia esistenzialista di de Beauvoir per spiegare lo status politico sociale delle donne nelle culture occidentali è molto ampio. Io cercherò di sintetizzarlo per arrivare al punto centrale, ed è che la sua analisi può essere considerata come uno spostamento dal pensiero del gender come costitutivo, come parte del regno dell'essere, al pensarlo più nel regno del fare. Ciò sarà più chiaro andando avanti. Due distinzioni concettuali sono importanti per capire l'analisi di de Beauvoir. Il primo è l'idea Hegeliana che la coscienza umana è divisa in due parti, un ego trascendente o l'ego osservante (chiamato pour-soi o 'per se'da Sartre) e da un ego fissato o ego osservato (en-soi o 'in sé'). Queste due parti sono in costante processo dialettico. Pour-soi è la parte creativa e ascendente del sè ma ha bisogno di en-soi come oggetto con il quale misurarsi e definirsi. Un processo dialettico simile avviene tra puor-soi come parte di sè, e le altre persone. In altre parole, la parte del sè ha bisogno degli altri per provare la loro propria esistenza (ego-ambiente), anche se solamente come prova negativa che non si è (il se) l'altro. Lo sviluppo ulteriore di Sartre di questo concetto vede la coscienza, a due dimensioni: una è trascendente (che lui chiama 'essere') e uno immanente (o 'non essere'). La relazione tra sè e gli altri è parallela alla relazione tra pour-soi ed en-soi. Per costituirsi come sè, uno deve oggettivizzare gli altri.
Ora, che c' entra questo con il gender? Una delle intuizioni della de Beauvoir è che l'uomo si relaziona al mondo attraverso il suo corpo. Ciò, suona ora come normale, ma ricordiamo che ad eccezione di Mar' ed Engels, i filosofi occidentali ignoravano il corpo. Il loro focus era sul pensiero razionale, come semplificato da Descartes' Io penso (no io sento, mangio o amo) quindi sono'.
Riguardo la sua gravidanza e la sua maternità la donna vive più come un en-soir che pour-soi. Il loro lavoro, che è orientato alla ripetitività e al mantenimento, la predispone ad una mentalità en-soi. E' immanente non trascendente. E' 'solo' riproduzione, mentre il lavoro dell'uomo trascende il naturale. In questa maniera la donna è definita dall'uomo come 'altra', l'inessenziale, mentre l'uomo è definito come 'uno', il 'soggetto', l'essere capace di trascendenza - di libera, indipendente attività creativa.
Questa tendenza all'oggettivizzazione della donna come 'altra' è riflessa nelle considerazioni sopra citate riguardo i medici Vittoriani che pensavano che il lavoro mentale potesse danneggiare la donna, chiedendosi inoltre se possedesse una propria anima.
Nel descrivere il lavoro delle donne in questa maniera, la de Beauvoir lo svalorizza, in un modo che sembra regressivo e liberale agli occhi delle recenti comprensioni delle femministe acquisite riguardo il proprio lavoro. Ma conseguentemente la de Beauvoir porta l'argomento un passo oltre, dicendo che la chiave della liberazione delle donne è nella propria scelta morale. Le donne devono saper scegliere di essere soggetti trascendenti (presumibilmente non riproduttivi) via progetti di creatività. Devono riuscire a fare questo anche se è molto più facile e attraente la via del divenire 'oggetti', come essere oggetti sessuali , mogli trofeo, stupide bionde. Quest'ultima strada offre certezza di protezione (presumibilmente da trascendente) maschile, ma non è considerata tanto salutare come dimostrano i casi di Marilyn Monroe e di molte altre. Anche se la de Beauvoir svaluta implicitamente ed esplicitamente il lavoro tradizionale della donna, nel separarla dal lavoro, lei ha generato l' idea che donne di forti e potenti soggettività possono essere possibili. In qualche maniera questa è solo un'altra versione delle 'donne devono essere come l'uomo,' idea che liberali e Mar'iste e qualche radicale propongono: La differenza, comunque, risiede nel diverso livello di analisi. Le altre, stanno parlando di cambiamenti sociali, che una volta ottenuti, minimizzerebbero il bisogno di scelta individuale. La de Beauvoir, sta evidenziando una potente trasformazione personale della parte individuale femminile e anche se più difficile e più ardua, sarebbe molto più facile essere oggettivizzate, e di cui prendersi cura e protezione. Qui c'è potenziale di gloria e onore.
Ciò nonostante, ci sono seri problemi con l'analisi della de Beauvoir. Il primo, sicuramente, è se questo possa essere applicato anche lontanamente alle donne meno privilegiate. Per madri che lavorano, per le donne di colore o di cultura diversa, per le donne povere, che quotidianamente vivono la povertà, il razzismo, la mancanza di aiuti sociali e governativi, parlare di coscienza pour-soi è nella migliore delle ipotesi irrilevante, e nelle peggiore sarebbe un insulto. Un altro punto è la sua svalutazione del lavoro immanente, il che oggi sembra quasi anti-femminile, e che inoltre giudica negativamente tutte quelle tradizioni religiose orientali dove il lavoro immanente e ripetitivo è valorizzato come salutare e buono per l'anima e per la coscienza, e per l'intera società.
Le ecofemministe, sicuramente prendono esattamente la posizione opposta da quella della de Beauvoir. Loro obiettano che è proprio la troppa trascendenza a mettere in pericolo la terra. Più dell'ecofemminismo sarà ripreso più avanti. Prima considera queste due estensioni del lavoro della de Beauvoir.
Il femminismo postmoderno.
Come nessun altro femminismo, rigetta l'idea della grande, unica teoria, completamente. Le postmoderniste non sono interessate ad una singola spiegazione della formula per la situazione delle donne. Per questo non esiste un vero e proprio movimento postmodernista, anzi solo una serie di idee intriganti. La prima è l'enfasi riguardo il vantaggio di essere 'altre', l'essere non attaccate alla cultura dominante. Questa è un modo d'essere molto più libero. (L'enfasi sull'essere mostrano l'influenza della de Beauvoir). Una seconda, è che non solo rinforzano il richiamo alle donne di essere non emulatrici degli uomini, bensì, esortano alla creazione di un proprio linguaggio femminile, di una propria sessualità, di un loro proprio mondo. Inoltre, portano il loro anti-essenzialismo al punto di formulare l'ipotesi proprio sull'esistenza di un sè centrale proprio, e quindi ogni senso di gender o agente autonomo costante. Questo è ironico per le donne che stanno combattendo per uguaglianza e riconoscimento di diritti precisamente sulla base della loro identità come donne.
Il femminismo postmoderno, quindi, ci porta indietro al dilemma del caso Gilbert. Se si afferma che le donne necessitano, trattamenti speciali o differenti riguardo il loro ruolo riproduttivo, si rischia di lasciar fuori la possibilità del pensiero esistenzialista. Ciò condurrebbe a trattamenti speciali, differenziali, spesso non voluti, per esempio, legislazioni lavorative che restringono la possibilità dell'abilità della donna a lavorare e guadagnare salari più soddisfacenti, in altre parole, mina la domanda per l'uguaglianza. Se, da una parte s' insiste che in nome dell'uguaglianza, le donne e gli uomini devono essere trattate esattamente allo stesso modo, si negano o si ignorano i reali e seri bisogni della donna. Considera, per esempio, una casalinga donna che è inoltre impiegata in un'occupazione femminile e cui necessita l'aiuto sociale per crescere i suoi figli e precisamente perché non ha un salario 'maschile'. Trattarla come se fosse un uomo sarebbe farle un disservizio, ancora ecco dove conduce l'anti-esistenzialismo. Le postmoderniste contestano l'uso privilegiato della parola 'donna'.
Questa è una situazione frustrante di no-vittoria che io penso possa esser risolta solamente se si operano cambiamenti radicali nelle valutazioni culturali riguardo il gender. In altre parole, qualcosa di drastico deve succedere nel quadrante in basso a sinistra (cultura del modello di K.W).
La tesi teorica della Donna-Natura di Sherry Ortner è un'altra estensione del lavoro della Beauvoir: La Ortner, come prima cosa, fa una distinzione tra cultura, il manufatto umano della vita, e natura, il mondo fisico con tutte le sue manifestazioni, ma senza l'intervento dell' essere umano. La cultura include la coscienza umana, la creatività umana, la trascendenza via pensiero e tecnologia sui processi naturali dell'esistenza. La Ortner evidenzia come molte culture tendono a valorizzare i valori culturali su quelli naturali precisamente perché la cultura rappresenta la trascendenza o la supremazia sulla natura, e sicuramente si può affermare che la storia è caratterizzata dall'incremento di manipolazioni e controllo a scapito della natura. La prossima parte dell'argomentazione è che le donne proprio per le mestruazioni, la gravidanza e la nascita sono più strettamente connesse con il naturale, mentre gli uomini lo sono più con il culturale. Ne consegue, che le donne sono valutate meno e hanno uno status sociale più basso proprio per questa connessione, che la Ortner dice essere quasi universale. (La Ortner sta dicendo che le donne sono più vicine alla natura, ma non che lo siano veramente). Questa teoria spiega la svalutazione universale del corpo femminile riflesso, per esempio, nella pratica della infibulazione clitoridea e dalla descrizione della nascita data dal monaco Buddista citata precedentemente.
Ecofemminismo.
L'intuizione principale delle ecofemministe è che la connessione tra le donne e la natura è più che metaforica. L'analisi di Keller (1990) delle scienze occidentali, con i loro successi spettacolari sul controllo e predomino del mondo naturale, è qui rilevante. Nel suo libro 'Scienza e Gender' evidenzia la distinzione soggettiva-oggettiva che è la base dell comportamento scientifico e, usando una prospettiva sociologico-psicoanalitico descrive il processo dal quale la capacità del pensiero scientifico si è sviluppato e come è stettamente connesso con lo sviluppo dell'identità emozionale e sessuale. L'idea, qui, è che il pensiero scientifico stesso sia gendered, e che il comportamento scientifico verso il mondo naturale (femminile) è parallelo all'apparente interesse degli uomini nel controllare le donne: Quest' idea è la base di una delle conclusioni fatte, ma non da tutte la ecofemministe, ossia, che la donna in qualche modo è migliore, più connessa e meno devastante per ciò che riguarda l'ambiente ecologico. In altre parole le donne sarebbero più inclini, proprio per la natura della loro connessione, ad una maggior sensibilità ecologica. Quest'affermazione fa irritare K.W. che fa notare che la dicotomia tra i sessi è indipendente dal progresso lungo la scala gerarchica dello sviluppo della morale. Io accetto questo, insieme alla sua denuncia riguardo il bilanciamento e l'integrazione, che è includere il meglio (ed il peggio) di entrambi, maschile e femminile. Comunque, io credo ancora che ci sia del valore nel rinforzare il femminile, anche se semplicemente per ribilanciare gli squilibri passati. Se, l'integrazione è il goal, sarebbe più facilmente ottenibile, se le parti differenti o le parti dell'essere che debbano essere integrate fossere uguali. K.W. fa notare che le femministe che celebrano il loro femminile hanno fermato la loro crescita. Io non sono d'accordo, io penso che alcune di loro stanno appena iniziando ad abituarsi all'onore e all'autostima. Sebbene alcune femministe radicali credono nella superiorità femminile, molte lo pensano più in termini di in/e, e no, di o/o. Inoltre, non si deve essere per forza essenzialisti per celebrare e comprendere semplicemente i tratti del 'femminismo' come una capacità ben sviluppata per la relazione. Neanche le si devono necessariamente collegarle alle donne! Ancora una volta l'idea che 'Se gli uomini fossero più come le donne'.
L'aspetto gerachico dei dualismi metafisici sopra citati sono rilevanti ma differenti nello studio sulle differeze sessuali dell'analisi al livello individuale. Il seguente topico è ancora riguardante la parte superiore dei quadranti, soltanto che ora parleremo di uomini e donne nell'aspetto reale e non più stereotipico. Studiando un gran numero di persone reali e paragonando l'uomo alla donna, i ricercatori si sono chiesti se ci fossero evidenze, prove a riguardo, se e come uomini e donne differiscono in senso psicologico ( la dimensione 'IO' quadrante in alto a sinistra di K.W.) La risposta è, non molto. Ciò è paradossale se uno considera tutti gli schemi, le teorie, i dibattiti che dipendono sulle diversità sessuali per la spiegazione riduttiva della disuguaglianza nei livelli sociali, culturali e storici (il 'noi' ed il 'loro' di K.W.) I risultati empirici, non necessitano le individuali diversità sessuali come parte integrante delle teorie sul gender, e comunque quasi ogni teoria negli studi sul gender comincia o presume differenze sessuali al livello individuale. Come si spiega e come si risolve questo paradosso?
Alcune possibilità vengono in mente: Primo, è che ci siano profonde differenze tra la psiche femminile e maschile, ma che lo strumento di misurazione non sia ancora abbastanza sensibile da rivelarle. Una seconda possibilità è che la letteratura delle differenze sessuali riguardi tratti della personalità, mentre le teorie e la realtà sono più riguardo l'interazione tra uomo e donna. Magari, le differenze di gender si mostrano, sono rilevanti o esistono primariamente nell'interazione.
I test di identità gender e personalità, che di solito sono test cartacei sommininistrati ad individui, presumono un fulcro stabile dell'identità del gender che sia fuori dal contesto (collettivo). Magari, non è così. Magari i nostri sè in relazione al gender sono situazioni così più flessibili, e così dipendenti dal contesto, più di quanto possiamo immaginare. Cretamente, gli esseri umani sono stupendamente più flessibili e comprensivi agli immediati bisogni nei vari contesti. Le donne americane tradizionalmente appartenenti ai ceti medi, per esempio, non hanno esitato un attimo a rispondere alla chiamata al lavoro durante la seconda guerra mondiale (le donne della classe operaia e le donne di colore erano già da tempo inserite nella forza lavorativa). Un altro esempio della situazione umana in relazione ad un particolare tipo d' evento, è visto nei risultati di esperimenti in laboratorio sugli studi dell'aggressione. Questi dimostrano che il comportamento aggressivo dipende più dalla situazione che dal sesso dell'aggressore, e inoltre che in speciali condizioni la donna può essere aggressiva così come l'uomo (Frodi 1977).
Estendendo l'idea che il gender sia interazionale così come individuale, considera, ora, la possibilità che il gender sia performance, (inglese per rendimento-prestazione, lascerò comunque il termine inglese invariato perché credo renda meglio.) , non così tanto nell'individuo, ma tra una persona ed un'altra. Gli studi riguardo la trans-sessualità e il travestitismo fanno sorgere questa domanda. Se un maschio può così con successo passare come una donna, alla quale riferisce il suo sè, come lei, pensare di sè come femminile, interagire con gli altri che lo riconoscono come una lei, e che in tutti i modi lui pensa 'come una donna', in conseguenza di ciò dove dovremmo collocare il posto dell'identità femminile? Magari è proprio nella performance più che nella persona: Il gender visto in una tematica di performance fu articolata da Fernstermaker (1993) come ad un 'fare' o 'ottenere' gender. Loro distinguono tra sesso (classificazione biologica come maschile e femminile) categoria sessuale (identificazione sociale come uomo o donna), e gender (condotta che sia attendibile a concezioni normative proprio della donna o principalmente naturale), e poi ovviamente evidenziare la seconda: Questo approccio al gender sposta 'dall' 'essere' al 'fare', transizione gia esplicitata dal lavoro della de Beauvoir.
Malgrado, la mancanza di dati empirici o la mancanza di differenze sessuali al livello dell'individuale, ci sono teoriche che minimalizzano, e teoriche che massimalizzano la loro estensione.
Questo è chiamato il dibattito 'sameness-difference' (ossia, stessi, proprio perché diversi).
In relazione al minimum-ma'imun o sameness-difference vi sono le spiegazioni delle sorgenti delle differenze. I minimalisti tendono a spiegare le differenze in termini di socializzazione e di ruoli socialmente istituzionalizzati. I massimalisti tendono invece nel condividere sicuramente l'essenzialismo, e l'idea che ci deve essere una certa 'essenza' che è totalmente femminile e totalmente maschile che queste essenze sono inerenti proprio nella natura dell'essere donna e uomo ( tuttavia, non so come giustificano le eccezzioni, i cambiamenti attraverso il tempo, le variazioni interculturali e l'intera mancanza di prove empiriche a sostegno delle differenze). L'essenzialismo a sua volta tende a dividersi in due campi che sono stati descritti come quelli a favore e quelli contro le donne. Il primo campo include le sociobiologhe e altre che, entrambe, spiegano e giustificano la differenza sessuale. Il secondo campo che include alcune femministe radicali e culturali invece che vedono le donne non solo differenti, ma in certo senso meglio degli uomini. ( A questo punto io metterei il femminismo radicale nel quadrante in alto a sinistra, proprio come fa K.W.).
Diversità differenziali. Considera, ora, le differenze tra o attraverso categorie di donne anziche tra uomini e donne. Questo, è un soggetto principalmente generato da femministe di colore, che con la loro rivendicazione, hanno operato un insight molto salutare per il pensiero femminista. Sicuramente, questo lavoro è stato denominato da alcuni la terza onda del femminismo. Piena considerazione è data a come gender, razza, classe ed età interagiscono e devono integrarsi per un approccio più completo del femminismo.
Un suggerimento dell'importanza di tali differenze è nella citazione di Anna Julia Cooper citata all'inizio di questo scritto.
Magari, il maggiore contributo delle 'womanist' o delle donne femministe di colore è stato nel condurre il resto di noi a realizzare fino a che grado le donne bianche, anche se svantaggiate come donne, siano privilegiate come razza. Ma più importante fu la realizzazione che parte di quel privilegio consiste proprio nel non pensare affatto alla razza. Gli uomini bianchi difficilmente si trovano a pensare riguardo la razza o il gender. Studenti maschi di solito non sono coscienti del loro non pensare al gender o alla razza (privilegio ormai nel D.N.A.). Come hanno dimostrato Kimmel e Messner (1995), quando viene chiesto ad un'uomo bianco cosa vede quando si guarda in uno specchio, e la persona risponde: 'una persona' o 'un essere umano.' Quando la stessa domanda è posta ad una donna bianca o ad una persona di colore la risposta è 'una Donna,' 'una Messicana-Americana,' 'una Donna Nera,' 'un'Ispanica,' 'etc. Il punto di Kimmel è nel constatare che gli uomini bianchi si vedono come rappresentativi della razza umana. Le donne e le persone di colore vedono se stesse in maniera molto più peculiare. Sono troppo spesso riportati e con quotidiana pressione al ricordo della loro razza, del loro gender, per poter arrivare a pensare se stessi come rappresentanti del genere o della specie umana.

Un risultato di questa differenza nell'esperienza è che le donne e le persone di colore è sicuramente molto vicina a quella descritta dalla Dubois (nel suo The Souls of Black Folk) come la 'doppia visione,' abilità di vedere il mondo attraverso due serie di valori opposti, quelli della corrente principale e la tua. L'implicazione di ciò è che gli uomini bianchi siano, di sicuro, mono direzionali nelle loro vedute.
Fermiamoci un attimo, ora per vedere dove siamo stati e dove stiamo andando. Abbiamo iniziato questa discussione con il riconoscere i limiti dell femminismo liberale. Poi abbiamo considerato l'importanza della riproduzione, non facilmente incluso nel femminismo liberale, proprio perché il loro focus era nelle sfere socio-pubbliche. Ciò, ci ha poi condotto al femminismo Mar'ista e a quello Radicale, poi abbiamo notato come le femministe socialiste hanno evidenziato il reciproco rinforzo tra patriarcato e capitalismo. Poi, ci siamo spostati dallo strutturale al livello individuale per osservare specificatamente le differenze sessuali, sia biologicamente che psicologicamente. In questo contesto abbiamo incluso il femminismo esistenziale, culturale e radicale, così come le 'womanist', il femminismo postmoderno e l'ecofemminismo. In tutto questo abbiamo considerato differenti 'che fare' riguardo la disuguaglianza del gender: Es. riconoscere i diritti civili, cambiare la natura del lavoro domestico, cambiare il processo riproduttivo, cambiare le nostre ideologie, cambiare la nostra biologia, cambiare la divisione del lavoro dalla disparità sessuale, cambiare il nostro comportamento verso il mondo naturale.
Considera, ora, quest'ultimo femminismo, quello che ha il merito di spiegare la profondità radicata negli uomini e nella società dell'avversita nei confronti della donna.
Femminmismo Psicoanalitico.
Esistono diversi femminismi psicoanalitici. Per essere concisa limiterò la mia attenzione alla Riproduzione della Maternità della Nancy Chodorow. La sua analisi delle relazioni e dell'individuo sul gender comincia con una caratteristica strutturale socialmente universale: Tutti hanno come primo genitore una femmina. Ciò significa che per le bambine l'interazione è con un genitore dello stesso sesso e per i maschietti quello con uno di sesso opposto . Se è vero, che un 'se' si forma attraverso l'interazione con gli altri, entrambi i gender sviluppano un primo strato di 'se' che è più femminile che maschile. Sia i bambini maschi che femmine sono estremamente, intensamenmte, e somaticamente dipendenti dalla cura della femmina, entrambi la amano e la vogliono, ma allo stesso tempo la temono proprio per il suo immenso potere. Lei può portare sconforto così come beatitudine. Se, questa relazione primordiale continuasse, i bambini/e rimarrebbero per sempre legati alle loro madri. Ma ecco che interviene la società.
In qualche momento durante i primi 3-5 anni di vita, il bambino si confronta con il taboo dell'incesto, tu non puoi sposare tua madre (o tuo padre) e il risultato di questo è sicuramente, ciò che Freud ha chiamato crisi edipica. I maschietti devono abbandonare il loro amore per le madri e allo stesso tempo costruirsi un'identità 'mascolina' anziché femminile, le femminuccie devono rinunciare al loro amore per le madri e in qualche maniera diventare eterosessuali.
Chodorow sostiene che per le ragazze, costruire la propria identità femminile è un processo relativamente agevolato date le circostanze, dove la femmina ha accesso ad una persona reale, concreta, viva e vegeta che la aiuti a semplificare, fino ad un certo grado ciò e cosa la società chiama femminile. Per i maschi il processo è molto più difficile perché, almeno dalla rivoluzione industriale, i padri sono relativamente assenti dal nucleo familiare, perciò la sorgente di informazioni su ciò che sia maschio e mascolino è più astratto e di parte. Loro apprendono più dal ruolo che dall'interazione che loro hanno con la persona nel ruolo. Proprio perché, non esistono definizioni di mascolinità accessibili e affermative, il ragazzo può solo definirla (mascolinità) in termini negativi. Lui è ciò che non è femminile. In ordine di diventare una persona maschile, loro non devono solo rigettare il sè femminile originale, ma rigettano, svalutano e negano qualsiasi cosa femminile. Perciò, si verifica un rigettto (rimozione) sia internamente che esternamente di cosa è femminile. Per questo fatto, secondo la Chodorow, la misogenia è così profondamente radicata.
Proprio perché i ragazzi devono separare per affermare la loro identità di gender, il loro sè è più autonomo. Le donne, poichè mantengono la connessione con la madre femminile, continuano ad essere più relazionali. In altre parole, gli uomini sviluppano l'ego su robusti confini ma con il costante bisogno di affermare e riaffermare la loro mascolina identità. Le ragazze, certamente sicure, e certe della loro identità di gender (una non deve far proprio niente per affermarla) hanno di sicuro problemi di confini ( paletti famosi), di ego e di autostima, specialmente quando da adolescenti registrano la generale svalutazione femminile nella società. Tutto questo accade proprio per una caratteristica strutturale, la divisione del lavoro tra i sessi che la donna ha come genitorio primario, con i padri che cominciano a diventare importanti solo quando i figli sono più grandi.
Questo arrangiamento strutturale ed i processi correlati spiegano sia le differenze sessuali nello stile interrelazionale che la svalutazione del femminile. Ora, un'altra spiegazione teorica sul fatto come quello del dubbio che alcune persone hanno riguardo il fatto, se la donna possiede anima propria. Ancor più importante, la Chodorow afferma che queste differenze anche se sono così radicate nella psiche sono sì profonde, ma non necessarie e nè innate. Queste sono il risultato di un intenso processo di socializzazione in un lungo arco di tempo. La soluzione alla stratificazione del gender, quindi, sarebbe la ristrutturazione della divisione del lavoro tra i sessi per avere sia donne che uomini paritariamente genitori, con uguale responsabilità per la crescita dei figli dalla nascita in poi.
Se le relazioni familiari fossero ristrutturate nella direzione che la Chodorow suggerisce, i ragazzzi non dovrebbero più rimuovere la femminilità per crescere, e sia la rimozione che l'ostilità diminuirebbe o sparirebbe. La sentenza del caso Gilbert sarebbe sicuramente incerta, perché la psiche di quelli che si troverebbero a dare la sentenza sarebbero diversi. La sua opinione ha un certo gusto di riduzionismo, ma è differente dall'usuale pensiero riduzionista, poiché comincia con un arrangiamento strutturale che progressivamente, ipoteticamente, apporterebbe cambiamenti al livello psicologico. Inoltre, attraversa tutti i quadranti di Wilber. Come arrangiamento strutturale, lo pone nel quadrante in basso a destra (sociale) e come necessità di un make-up psicologico- modalità di personalità maschile e femminile, la pone nel quadrante in alto a sinistra (psiche ) Questo non sfida la categorizzazione dei quadranti.
Nota, che poche teorie femministe li traversano (i quadranti) in questa maniera, la maggior parte delle teorie del femminismo si limitano ad un singolo quadrante.
Le prove per la teoria della Chodorow sono principalmente cliniche, ricche di aneddoti, esperienziali, ciò nonostante ha rappresentato la teoria femminista più generale. Quaesta potrebbe, per esempio, esser considerata, per spiegare alcuni degli esempi sopracitati come il fatto che le donne siano il target dei serial killer, o delle donne sessualmente oggettivizzate.
Conclusioni
Abbiamo visto come i diversi femminismi si approccerebbero, al caso Gilbert citato all'inizio, compreso l'approccio presentato della Chodorow, che credo ne determini la soluzione L'analisi dimostra che l'oppressione del gender sia multisfaccettata ed ha i suoi paradossi. Le verità parziali contenute qui sono specifiche al contesto. Il femminismo liberale è proprio nel target, quando attesta che il capitalismo certamente sfrutta le donne attraverso il ruolo lavorativo marginale, il riconoscimento dalla 'libertà' dal lavoro domestico, il capitalismo ed il patriarcato che si rinforzano a vicenda per rendere la sessualità disparitaria; L'esistenzialismo dirige l'attenzione alle scelte morali individuali; il radicale evidenzia che le donne sono creature incorporate e esorta a celebrare il femminismo; il femminismo psicoanalitico spiega il perché il problema è così profondamente radicato; l'ecofemminismo guarda al futuro, ad un più ampio scenario, rapportando gender ed ecologia. Il posmodernismo mostra i limiti del concettualizzare il gender come essenza, mentre il gender è più che inquadrarsi come teoria della performance e sottolinea l'elemento normativo nel fare gender.
Questo studio che ho fatto è stato un esercizio interessante. Contrapporre KenWilber ed il pensiero femminista. Il goal delle teorie femministe è di giungere ad una soddisfacente, coerente soluzione al problema della disuguaglianza riguardo il gender. Il che vorrebbe dire che chiunque, può e deve fare qualcosa, o almeno, proporre di fare qualcosa: Il punto di vista di K.Wilber e assai diverso. Egli incorpora nel suo ampio raggio, più o meno la conoscenza femminile del sesso e gender in uno schema evoluzionistico universale che spiega 'tutto'. La sua visione futuristica del gender è prudentemente ottimistica. Le cose possono sempre andar male (possono insorgere patologie per troppo individualismo o troppo relazionismo), comunque, l'emergenza di un nuovo tipo di coscienza che lui chiama 'visione-logica' (o 'teosfera') segnala la possibilità di una fine all'antagonismo maschile-femminile insieme allle ingiustizie politico-sociali. L'idea è che proprio con il sorgere della noosfera ( il dominio che K.W. indica come mente) che permise l'avvento della razionalità a differenziare se stessa dal precedente pensiero mitico, noi ora siamo testimoni di un nuovo tipo di mentalità e di coscienza che conduce a modi transpersonali dell'essere. Questo è difficile da spiegare perché non è ancora apparsa, se non in una cerchia ridottissima della popolazione. Proprio come un bambino di 2-7 anni non può comprendere il principio di conservazione incorporato negli esperimenti di Piaget (versare acqua da un bicchiere basso e largo in un bicchiere alto e lungo). Ma quando lo stesso esperimento si ripete ai bambini di età 7-11 loro lo comprendono il principio di conservazione. Nella stessa misura noi stiamo appena apprendendo un nuovo modo di coscienza o di modo d'essere. Questo nuovo modo vede e tratta tutti gli altri come espressione dello stesso Sè, via naturale e spontanea realizzazione, senza sforzo. La visione del mondo è globale, c'è posto per tutti e per tutte le cose. Parte di questa nuova coscienza è la reale (coerente) integrazione delle espressioni maschili e femminili, dentro e fuori, tutti gli individui e a tutti i livelli. Trans-gender è la possibilità. ( Qui K.W. fa notare come ciò non significa ignorare o negare le distinzioni, anzi, di com-prenderle, abbracciarle e la cosa più importante, integrarle. Visione logica è gender più, no, no gender.!!!!)

La visione di K.W. presuppone un notevole sviluppo nel quadrante in alto a sinistra (psiche), cioè nell'interiorità dell'essere umano. In altre parole, più evoluzione ci attende nell'area della coscienza interiore. (Come la mette K.W. 'e perché dovrebbe fermarsi proprio ora?). Perciò, a meno che non ci facciamo saltare tutti in area, questa potrebbe essere la soluzione. Occorrerà della 'gentilezza' da parte di entrambi, uomini e donne, per usare parole di K.W., ' lo stadio emergente è 'già, intrinsecamente ed estrinsecamente' settato sull' uguaglianza del gender come parte di una più ampia e profonda trasformazione dell' evoluzione umana.
Intanto, anche il pensiero femminista sta procedendo dinamicamente nel mondo postmoderno. La seconda ondata, che iniziò nel tardo 1960, ancora prospera sia nelle persone che nelle istituzioni. Allo stesso tempo, alcuni scrittori distinguono una terza onda femminista postmodernista che ha minor sapore di fondamentale che di quelle di qualche generazione fa. Oggi c'è minor impegno all'idea che un singolo fattore o che della meta narrativa possa spiegare il gender e tutti i topici connessi. Oggi difficilmente si riconoscono donne riconosciute nel termine femminista (anche perché ormai trasformato in femminile, credo). In poche parole, una specie di scissione è accaduta. Qualcuna, riferisce come il 'postfemminismo', segnali, non tanto una fine al pensiero femminista come noi lo conosciamo, ma proprio uno spostamento delle questioni fondamentali sorte nel primo femminismo, uno shift verso un collage multidimensionale, coerentemente pluralistico, relativistico, dinamico dell'espressione femminista nella sfera culturale (anziché solamente nel sociale, strutturale). Per usare i termini di Wilber, uno spostamento dal quadrante in basso a destra (sociale) a quello in basso a sinistra (culturale). Per alcuni, questo spostamento appare come irresponsabile, superficiale se non banale. Considera, per esempio, il giornale Time del 29 giugno 1998, presentando un articolo sul femminismo citò Ally McBeal per rappresentare il femminismo postmoderno (star televisiva di un famosissimo serial dove lei impersonifica una avvocatessa in carriera). Io, invece, credo che l'approccio del postfemminismo sia più un esempio di femminismo in tutte le sue svariate forme diffuse, incorniciate dentro una più larga cultura, con differenti modi, (n.d.r per usare la Gilligan 'Con voce diversa') , modalità individuali e collettive di nuovi ed emergenti approcci con cui trattare la questione del gender. Giovani donne (e uomini) ormai, prendono per scontato politiche, attitudini, idee che le altre generazioni precedenti hanno dovuto lottare fortemente per ottenerle, ed è proprio per questo motivo che le loro preoccupazioni e conclusioni saranno differenti.
Il mio goal di una teoria, sintetica, integrale non è stato pienamente realizzato. Ciò che mi rimane è una incompleta, disordinata investigazione che cattura la complessità della vita, e che è certamente non elegante.
Magari in queso globale presente, multisfaccettato e così aperto PRESENTE, Ken Wilber ed io vediamo lo stesso futuro.

Traduzione di Luca Rossi Gennaio 2009.