17 marzo 2002 - continuo il mio racconto

Un mio carissimo amico, poche sere fa’ mi ha comunicato che questo racconto, per essere su Internet, è troppo "sincero".
Adoro il mio amico e il suo desiderio di protezione nei miei confronti... mi ha sempre emozionato e commosso.
Mentre tornavo a casa con Luca, quella sera, pensavo: "Ma cosa rischio io a scrivere quanto mi è accaduto nella vita?". I commenti, i giudizi... ormai non mi mettono paura. Non metto a rischio o in discussione questo mio stare per avere paura di un giudizio di chi non può conoscermi. Se molti mi giudicheranno, forse qualcuno si commuoverà... a me e a quel "qualcuno" è dedicato il mio racconto.
Scrivo questo per agganciarmi a quanto ho vissuto nel periodo dopo la mia separazione.
Mandare all’aria il mio matrimonio e ricominciare la mia vita non è stato uno scherzo e un po’ mi arrabbio quando oggi alcune persone mi dicono: "sei stata fortunata!" Le avrei volute vicino a me quando stavo nei momenti di difficoltà... quella buia e nera.
Allora ritorniamo al racconto.
Torno da Asti e affronto la mia famiglia.
Prima mia suocera (che mi ha sempre amato e trattato come una figlia). Lei e’ stata accogliente e discreta: "Se avete deciso così, si vede che è così, tanto se vi amate tornerete insieme". Mi commosse quella piccola donna così saggia e addolorata.
Poi affrontai i miei. Erano talmente impreparati che la loro reazione fu esplosiva! Mia madre non riusciva proprio a capire, era fuori dal mondo questa mia decisione: Stefano era così bravo, buono e noi non avevamo mai litigato. Credo poi che al di là di questo, per mamma era assolutamente impossible pensare, avere nella mente, che io potessi avere un problema, un dolore. Ero sempre stata la figlia brava, studiosa, sportiva... si un po’ matta perché leggeva sempre e chiacchierava troppo, a volte in modo incomprensibile, ma questo dolore... proprio no.
Per mio padre fu un disastro. Mi ricordo ancora quelle parole, dette con rabbia e sgomento: "Hai sempre fatto come ti pareva con lui , ti doveva menare (picchiare), sei una puttana e un'imbecille".
Io li guardavo con le lacrime agli occhi. Li compredevo ma comprendevo anche che non comprendevano me.
Gli dissi soltanto: "Non vi sto chiedendo nulla: né un luogo dove stare, né soldi, niente. Solo un po’ di comprensione. Se voi siete disperati, pensate a me che sto buttando all’aria un matrimonio di 7 anni e che devo ricominciare la mia vita di nuovo, da sola...".
Queste parole fecero breccia in mia madre, credo, perché cambiò atteggiamento e mi disse: "Ora tu stai qui e ogni problema sarà risolto! Siamo una famiglia e nei momenti di difficoltà dobbiamo essere uniti". Mio padre non mi parlò fino al giorno dopo. Cercò di scusarsi ma era molto difficile per lui.
Tornai a casa, nella mia cameretta e la prima notte mi sentii sollevata e fiduciosa. In tutto quel trambusto, sentivo un’energia e una forza interiore che mi permettevano di essere osservatore di quanto mi accadeva: partecipe e nello stesso tempo distaccata, avevo comunque la certezza di essere nel giusto, nella mia nuova Verità.
Furono mesi difficili ma ricchi di tante sorprese e "regali".
Ho visto "amici" parlarmi alle spalle, amici che mi hanno sostenuto, incoraggiato, aiutato anche economicamente riscontrando in me la difficoltà di volermi farmi aiutare mentre per me era facile farlo.
Ho riscoperto la mia famiglia... tutta.
I miei erano felici che fossi ritornata a casa: percepivo sulla pelle che era come se mi avessero "ri-conquistata". Disponibili, discreti, anche se non capivano e ogni tanto provavano a rassicurarsi chiedendomi cosa provavo per Stefano. Io mi limitavo a rassicurarli, a dirgli, soprattutto a mia madre, che mi sentivo bene, che mi sentivo libera e felice.
I rapporti con Stefano erano ottimi: ironizzavo con lui di quanto ci era accaduto e lui, dopo un primo momento, riconobbe che era la cosa giusta da fare separarci, che stavamo entrambi meglio.
Ovviamente non posso esprimere alcun giudizio o opinione di quanto la nostra separazione abbia innescato interiormente in Stefano, chi puo’ dirlo? Posso solo esplicitare che i rapporti tra noi, anche oggi, sono sereni e cordiali. Siamo separati legalmente da 4 anni e quando ci incontriamo ci salutiamo, anche se le nostre strade si sono allontanate molto.

Anche il rapporto con i miei fratelli maggiori è stato ri-scoperto. Un altro grande regalo.
Il fratello più grande, Maurizio, era allora in Spagna. Aveva una casa nel centro storico che aveva affittato a una coppia. Quella rendita gli permetteva di vivere abbastanza bene in Spagna.
La coppia, nel giugno del ’98 fu costretta a lasciare la casa (per motivi di trasferimenti lavorativi) e mio fratello mi propose di andare a vivere lì per il tempo necessario a sistemarmi.
L’affitto era per me improponibile e lui mi fece pagare un costo irrisorio scrivendomi: "Cara sorellina, se non ci si aiuta nei momenti di difficoltà che famiglia è?”. Imbiancai la casa, la rimisi in ordine e dal 27 settembre a oggi è ancora la mia casa. Dire che è bellissima e "magica" è poco. Chi la conosce sa che c’è una bella atmosfera.
L’altro fratello, Roberto, fu l’altro regalo.
Mi chiese semplicemente se stavo bene, se ero davvero sicura di quello che avevo deciso e mi ha sostenuta con i miei: "In fondo è lei che ci andava a letto con Stefano!!" disse ai miei.
Mi ha aiutato nell’acquisto della nuova macchina, nel sistemare la casa... insomma era l'"uomo" di cui avevo bisogno in quel momento.
Scrivere è sempre riduttivo, ma sicuramente vivere questi eventi mette in moto energie, cambiamenti, sorprese inaspettate e cambia anche il modo di porsi, di giudicare, di vivere le proprie emozioni.

Sono stata tre anni da sola. Ho imparato a conoscere Jole, a comprendere cosa mi faceva piacere e cosa mi faceva stare bene, a percepire la mia “solitudine” come alleata ed amica, a fare e a stare in silenzio.
La mia casa è sempre stata aperta alle persone, la mia vita piena di eventi significativi.
L’unica differenza era che questa volta mi sentivo protagonista di me stessa, della mia vita e delle mie scelte.
Ho avuto modo, nella solitudine, di elaborare il lutto della separazione, di comprendere i motivi che mi avevano spinto a 24 anni a sposarmi, perché avevo scelto un tipo di persona come Stefano come compagno di viaggio, i miei rapporti con i miei genitori.
E’ stato un lavoro di “archeologa” di me stessa. Il Rebirthing è stato il mio strumento di osservazione, il mio “microscopio”, la mia porta d’accesso alla mia Ombra e alla mia Luce.
Ho studiato e letto moltissimo (avevo la TV ma stavo settimane senza accenderla!): Ken Wilber, Jung, Krishnamurti, Lowen e poi i testi di psicologia per i miei esami. La corrispondenza epistolare con Filippo, i nostri incontri di Asti... Tutto ho percepito utile per rafforzare e comprendere il mio cambiamento interiore.
La mia vita cambiava anche fuori ovviamente. Ho rafforzato sempre di più l’autenticità del mio sentire, del mio cuore. Dire di no a ciò che non mi andava bene diventava sempre più semplice e semplice era chiedere scusa se mi accorgevo o mi facevano notare che c’era qualcosa che non andava.
Ho rimesso in discussione il mio rapporto con i soldi.
Quando non li hai, ti accorgi di quanto dipendi dai soldi per soddisfare “bisogni” che in realtà colmano soltanto altri “vuoti”.
Fare la spesa con oculatezza, mangiare cose buone e sane, che costano poco e che è un piacere cucinarti, rinunciare a una serata al ristorante per comprare con gioia un bel libro. Mi è sembrato tutto magnifico, anche nella difficolta’.
Mi affidavo, sapevo che sarebbe stato un periodo, che stavo imparando anche in questa circostanza ciò che andava bene per me.
E poi il lavoro.
Difficile descrivere il mio cambiamento di atteggiamento mentale e il mio modo di lavorare.
Andavo a lavoro sempre contenta; era come se percepissi una “marcia” in piu’, un modo diverso di guardare ai problemi dell’Altro. Il tossicodipendente in fondo cerca... come la spinta alla ricerca è insita nell’animo dell’uomo.
Il mio approccio integrale (corpo-mente-spirito) alla persona non riusciva più a permettermi una visione “parziale” del problema e la mia autenticita’ e la mia capacita’ empatica di mostrarmi per cio’ che ero mi permettevano di essere “strumento di ascolto” piu’ che dispensatore di prescrizioni e consigli.

Avro’ modo, in qualche successivo articolo su questo sito, di esprimere pensieri e idee rispetto al lavoro con i tossicodipendenti con una metodologia integrata di approcci.
L’aspetto lavorativo era comunque gratificante e il rapporto con i miei amici-colleghi meraviglioso. Mi hanno sempre sostenuto e offerto disponibilita’ e amore. Ancora oggi sorridiamo di quel periodo.
Ero cosi’ euforica che un ragazzo del SERT voleva assolutamente che mi sottoponessi a delle analisi perche’ ero, secondo lui, un produttore “naturale” di cocaina!

Ad ottobre del 1999, durante un w-end ad Asti, in una seduta di Rebirthing, arriva chiaro il messaggio: e’ il momento di andare in India, ad Herakan, nell’Ashram dove è stato Babaji nella sua ultima apparizione dal 1970 al 1984.
Partenza con Filippo: 9 gennaio 2000. Ritorno:10 febbraio 2000