La mia storia

Non è facile raccontare la propria storia.
Essere in rete, in internet, vuol dire essere aperti al mondo intero, al giudizio di chiunque ma ad oggi, le tante letture, le parole di persone che nella mia vita sono state significative per la mia crescita ed evoluzione, la mia particolare esperienza di essere ME, Jole, mi hanno portato alla conclusione: SII TE STESSA.
Con questa consapevolezza scriverò la mia storia e cercherò di spiegare perché il rebirthing è stato così importante nella mia vita; a te, caro lettore che la leggerai, posso esprimere semplicemente due aspetti: 1) che quanto scriverò sarà scritto con il cuore e 2) che quanto su queste righe verrà esplicitato è solo l’espressione della mia attuale percezione di me stessa, ad oggi, 24 febbraio 2002

Quando nel 1996 ho conosciuto il R.T. (Rebirthing Transpersonale) mi trovavo in questa situazione: sposata da 5 anni con un uomo che conoscevo da 14: prima mio migliore amico e poi inevitabile compagno di vita; andava bene ai miei genitori, era (ed è ancora) molto intelligente e di bell’aspetto fisico e grande, grande lavoratore.
Avevamo tanti interessi in comune anche se la nostra vita sessuale era un disastro. Ci scambiavamo compagnia e sicurezza e non piacere sessuale ed intimità emotiva.
Avevo un lavoro gratificante (che tutt’ora mantengo) per cui avevo studiato all’Università e molto coinvolgente ed utile: lavorare con i tossicodipendenti e i malati di AIDS in quegli anni non era facile (1992/96): è stato molto faticoso convivere con il delirio di onnipotenza dato dall’entusiasmo (Salvo tutti!!) e la sensazione di impotenza vissuta nei fallimenti di progetti terapeutici portati avanti con passionalità e professionalità (Io non salvo nessuno!).
Una grande umiltà personale e un’equipe di bravi operatori-amici mi hanno sempre aiutato e sostenuto ad alzarmi ogni mattina con gioia e ad andare a lavorare con tanta energia.
Caratterialmente sono una persona solare ed ottimista, sempre con il sorriso stampato in faccia e con la visione della vita: ogni problema ha tante soluzioni.
Sono sempre stata una curiosona, tanto che nel 1993, per gioco, mi sono iscritta di nuovo all’Università - Facoltà di Psicologia - e sto ora ultimando i miei studi piano piano.
Mi è sempre piaciuto leggere testi di filosofia, saggi, romanzi. Eppure, ogni tanto, mi ritrovavo a passeggiare alle 2 di notte in riva al lago, magari in pieno inverno con il silenzio a farmi compagnia e la mia vocina interiore (perché tutti abbiamo una vocina interiore che ci parla da sempre) che mi diceva: “Hai un bel lavoro che ti piace, un marito che ti vuole bene e non ti tradisce, amici che ti adorano e amano stare con te, una famiglia presente e attenta, anche se con qualche casino, ma è tutta qui la vita? E’ questa la vera felicità che dovevo raggiungere?
Le famose domande che ognuno di noi si fa prima o poi: chi sono io? Da dove vengo? Dove e che cosa sarò dopo la morte? Qual’è il mio compito in questa vita?
Queste domande non avevano risposte, solo la fede in Dio mi aiutava (da sempre sono stata cattolica credente e professante) ma il Dio cattolico-cristiano che mi avevano insegnato cominciava già da un po’ di tempo ad essere “stretto” per le mie vedute.

Riconoscevo già da allora, senza averne completa conoscenza e consapevolezza, ma solo intuizioni, che c’era molta differenza tra spiritualità e religione.
Quello Spirito dentro di me non poteva essere uguale a quello del mio compagno anche se era lo stesso ad un altro livello. E qui la mia mente si incartava e i libri di psicologia, filosofia non facevano altro che incartarmi di più!!

Nella primavera del 1996 mio marito, dopo aver letto il libro “IL RESPIRO DELL’ANIMA”(primo libro scritto dal Dott.. Filippo Falzoni Gallerani) mi invita a leggerlo; considerando il suo scetticismo verso tutti gli argomenti di psicologia, con grande curiosità leggo tutto d’un fiato il libro. Mi piacque molto perché era semplice senza essere banale: l’autore scriveva quasi delle ovvietà sulla connessione tra mente e corpo, sull’esistenza di una dimensione spirituale oltre la religione e il senso di appartenenza etnica e sull’importanza del respiro, così trascurato nella nostra vita quanto invece essenziale per differenziarci dall’essere vivi o morti a seconda della sua assenza/presenza.
Ero un po’ scettica sulla convinzione dell’autore che il R.T - tecnica mostrata nel libro - facesse passare gli attacchi di panico, l’ansia, la depressione in poche sedute, avevo visto così tante persone soffrire in modo invalidante che non ero per nulla convinta che solo respirando una patologia tanto grave potesse essere risolta.
Una serie di incredibili coincidenze/sincronicità ci fecero trovare una rebirther della scuola di Filippo a Roma e, prima Stefano e poi io, ci imbattemmo in quell’evento che, almeno per me, modificò la mia esistenza.