Crisi del matrimonio - "Nuova Jole"

Per quanto ho specificato sopra, si sara’ intuito che quando cambi la tua vita radicalmente devi lasciare andare il vecchio per far posto al nuovo, ovviamente dopo che hai provato a verificare (con dolore e tanto coraggio con te stessa) se il vecchio puo’ essere portato insieme al
nuovo o se invece e’ solo zavorra che ti porti dietro perche’ hai paura di sentire l’ebbrezza del volo nel vuoto!
Tutti i maestri insegnano che il risveglio interiore, l’autoconsapevolezza, il sentiero spirituale sono come le rivoluzioni: procurano morti e feriti, sono dolorose e ti fanno percepire la vera essenza della tua “solitudine”. Come dice Filippo: “il cammino spirituale, se e’ possibile evitarlo, e’ meglio!" Ovviamente e’ una battuta ironica!
Nei tre anni dopo l’incontro con il Reb, il rapporto con Stefano venne ovviamente messo in crisi. Caduti i miti dell’innamoramento e dell’amore eterno sotto una routine abitudinaria senza alcun tipo di emozione e di condivisione veramente spirituale, i nostri corpi, le nostre menti, e lo Spirito si allontanarono sempre di piu’: serate in silenzio davanti alla televisione o trascorse a leggere ognuno i propri libri (e cercando sempre di propinarli all’altro come probabile strumento di comunicazione!!! Ovviamente sempre fallita). Fuori con gli amici sempre molto disponibili e poi nel letto (divenuto immenso!) incapaci di comunicarci le nostre emozioni per quelle che realmente erano: non ci amavamo piu’, ci volevamo bene come due amici, entrambi ne eravamo consapevoli ma non avevamo il coraggio di dirci: Basta! E’ finita!
Credevamo fosse Amore e invece era un calesse!!
Pero’ la mia vocina ormai “urlava” e il mio corpo anche (in quel periodo soffrivo di candidosi vaginale sempre e dolori mestruali da svenire addirittura e da tenere a bada con antidolorifici potentissimi).
E poi i primi segni della “rivoluzione”! Mi tagliai i capelli cortissimi! (tipo skin), io che portavo capelli lunghi con bei riccioli che tutti mi invidiavano.
A Febbraio del 1998 partecipai a un seminario di Peggy Dylan, una sciamana americana maestra di firewalking, che in un week-end mi fece
sperimentare sulla mia pelle lo sviluppo del potenziale umano che e’ in noi e che proprio noi non permettiamo a noi stessi di applicare alla nostra vita per essere felici. (Oggi posso dire, guardando indietro, che tutto quello che ho vissuto, ogni piccola esperienza, evento, incontro, hanno permesso il risveglio a questa acquisita consapevolezza di me stessa.
Credo che ci sia sempre un “filo rosso” che ci guida. Se soltanto siamo in ascolto e ci affidiamo all’Energia dell’Universo, alla Vita, a Dio, chiamiamola come ci pare).
Il 31/3 del 1998 mi dovevo rivedere con un mio vecchio amico che non vedevo da piu’ di due anni. Ci dovevamo vedere alla stazione di Civitavecchia (io lavoravo li’) e avrei dovuto accompagnarlo a casa di un amico comune dove lui sarebbe stato ospitato.
Mi accorsi, quella sera che ero a cena con loro due, che non me ne sarei andata; sarei rimasta tutta la sera a parlare con loro. Mi sentivo bene, felice. Ritornare a casa era un obbligo! Percepivo per la prima volta nella mia vita che non ero libera come avrei desiderato essere.
Il ritorno in macchina fu silenzioso, senza musica. I pensieri andavano a cento all’ora nella mia mente. Un turbinìo di emozioni: paura, rabbia, dolore, non rispetto per me stessa, odio per Stefano. Mi rendo conto che la macchina va da sola e sono gia’ sotto casa.
Stefano mi aspetta sveglio (e’ una persona con una grande sensibilita’ e mi conosceva bene allora): mi chiede di parlare di noi.
Io sono d’accordo e grata per questo: un fiume di parole; una notte intera a parlare, insultarci, piangere insieme, provare a fare promesse.
Ad un certo punto mi alzo per andare in cucina a prendere dell’acqua. Dietro la porta vedo il tondino di ferro del seminario di Peggy (un tondino di ferro di circa due metri e con un cm di diametro - quelli che si usano per fare i solai dei tetti per la gettata del cemento - che viene piegato durante il seminario puntandolo alla gola, insieme ad un altro compagno che fa lo stesso, e poi, guardandosi negli occhi , ci si abbraccia e il tondino si piega!): la mia “vocina interiore” mi dice: “ Guarda che quando hai piegato quel tondino ti sei detta: “nelle mia vita non potro’ mai piu’ dire "non posso!!"
Mi ricordo (e nello scrivere ho ancora il ricordo cellulare di quella sensazione) che tornai in camera e con una pace mista a dolore, ma con grande serenita’ nel cuore dissi a Stefano: “Mi dispiace Stefano, ma domani mattina usciro’ da quella porta e non ci entrero’ mai piu’! Siamo due anime troppo belle e in gamba per rovinarci la vita cosi’ e a non permetterci di essere felici”.
Mi addormentai di un sonno profondo e alla mattina, con pochi vestiti nella borsa, me ne andai di casa.
Chiesi al mio amico della sera prima di ospitarmi per qualche giorno ( il w-end sarei andata ad Asti) e decisi che, al mio ritorno da Asti, avrei affrontato l’”uragano” che mi avrebbe sicuramente travolto.
Tutti ad Asti furono stupiti della notizia: increduli e presi alla sprovvista (e non solo ad Asti!): Jole e Stefano erano la coppia perfetta: stessi interessi, belli, intelligenti, saggi, colti ecc...
Due sedute di Rebirthing indimenticabili (le raccontero’ da un’altra parte): eppure sentivo un senso di pace e liberta’ interiore indescrivibile; avevo tanta forza, energia.
Per la prima volta mi sentivo responsabile della mia vita e delle mie scelte; consapevole che dovevo sentire cio’ che era buono e giusto per me prima di sentire quello che andava bene che io facessi perche’ gli altri mi accettassero. Avevo dentro di me la consapevolezza che avrei avuto il coraggio di affrontare tutte le difficolta’ che da li’ a poco mi si sarebbero presentate (ricominciare da zero, con pochi soldi, niente casa, i miei contro e tutte le persone che mi avrebbero giudicato perche’ da sempre, io ero la matta e Stefano il brav’uomo che stava con una matta: intelligente, simpatica ma matta!!).
Mi ricordo ancora che la notte del sabato, mentre dormivo nel tempio vicino all’asana di Babaji (una foto su una poltrona) sentii la mia vocina interiore sussurrarmi: “Ora sei libera! Libera di ascoltarti fino in fondo e seguire quello che il tuo cuore ti dice, da ora iniziera’ una nuova strada senza ritorno che ti dara’ pace, serenita’, risposte alle domande che sempre ti sei posta nella vita”.
Non stavo dormendo, ne sono certa.
Scrivere questo racconto mi riporta indietro, e ora sulla tastiera c’e’ qualche lacrima di commozione... e’ bello piangere di felicita’, di gioia, di amore per se stessi. Ora capisco il valore di frasi ripetute in questi anni da tante persone che mi vogliono bene: “Sei stata coraggiosa!”.
La felicita’ esiste e, anche se ora mi sembra una normale condizione della mia esistenza, uno stato d’animo che e’ costante nella mia attuale
vita, mi rendo conto - e scrivere me ne da’ ancora piu’ consapevolezza - di quanto sia stato faticoso e difficile spogliarsi del “vecchio” abito rassicurante e riconosciuto, e affidarsi al “nuovo abito”: giudicato, incompreso, fragile.
Posso dire che una Forza presente nella mente, (oltre il pensiero logico-razionale) mi ha permesso di fare tutto questo: affidarmi alla forza dello Spirito che e’ dentro me e dentro ognuno di noi da sempre.
Una forza fatta di FEDE: qualcosa a cui credere perche’ c’e’, oltre la possibilita’ di poterla dimostrare: la fede nell’Uno di cui i grandi mistici di ogni tempo e in ogni luogo descrivono. Quella fede che io ho appreso da bambina da mia madre, in cui mi sono rifugiata quando avevo paura e non avevo risposte; quella fede a cui rivolgevo le mie preghiere affinche’ si esaudissero i miei desideri e a cui oggi non chiedo piu’ perche’ non ci sono desideri da esaudire ma una vita da vivere e da gustare per come e’ perche’ gia’ splendida ed emozionante nella sua semplicita’.
La fede nella vita mi ha ri-svegliato.
Ho riconosciuto dentro di me che ogni preghiera, ogni gesto sacro offerto ad una divinita’ (Gesu’, Padre Pio, il Dalai Lama, Babaji) non e’ altro che un modo per la mente per oggettivizzare una parte dello Spirito (Se’, Coscienza Universale ecc.) che non puo’ essere definita, concretizzata dalla mente perche’ include la mente stessa ampliandone i confini, in quell’unione degli opposti che non puo’avere forma, tempo, spazio, dimensione.
Eppure la Fede in questo Spirito, attraverso la mente viene nutrita e percepita come una nuova Mente: capace di conciliare l’Osservatore (Io), l’Osservazione (l’esperienza meditativa), l’Osservato (Visioni, contatti, fotismi) del tutto in maniera non-dualista; cioe’ l’Uno!
Il grande dono che il rebithing ha portato nella mia vita e’ stato, oltre alla consapevolezza del mio respiro, quello di avermi permesso di contattare quella dimensione “divina” che e’ in me. L’oggetto di trascendenza e’ la figura di Babaji (Yogananda Paramahansa chiamava
Babaji lo “Yoghi-Cristo dell’India Moderna”) che mi include nell’Uno!

Continuero' ancora a scrivere la mia storia... mi piace e mi fa bene... e credo che sia l'unico modo per testimoniare l'efficacia di quanto il rebirthing abbia fatto nella mia vita; solo la mia esperienza personale e' la mia Verita'.