Il viaggio in India

Dopo un lungo silenzio… ho deciso di continuare a scrivere la mia storia…
Ho lasciato scorrere il tempo necessario affinché l’ispirazione arrivasse, come quando si aspetta l’onda giusta per potersi tuffare…
La mia storia era arrivata al mio viaggio in India: il mio primo viaggio da sola, in un paese sconosciuto e dai sapori forti e contraddittori… "un viaggio dentro di me, un mese solo per pensare e stare con Jole” …questo dicevo ai miei amici incuriositi e preoccupati che mi chiedevano perché andassi lì, ad Herakan, in un ashram (una specie di monastero) nel nord dell’India, ai piedi della catena himalayana.

Riporto una poesia scritta un mese dopo il mio rientro in Italia:

HERAKAN
Mi ritrovo nell’infinito gioco dei pensieri
in fila immagini di emozioni e desideri
come soldatini pronti per andare in battaglia.
Le nuvole e il vento rappresentano
il dolore che attraversa il mio cuore
passano… passano volano via
lasciando a un chiarore di blu
la pace dentro di me.
Le stelle sono i nodi della mia rete
immensa e potente, infinita nella sua misura.
Tendo la mano di piccola bambina smarrita
e trovo qualcuno ad afferrarla con amore.
Non c’è paura, non c’è solitudine
Solo il suono festoso di un’acqua che scorre
e il silenzio di mille rumori assordanti
Limpidezza e unione con il Sé più profondo
e come un fiume scorre
senza ricordi, senza futuro
vivo di un sospiro per due occhi
che esprimono l’amore per me
e leggera e pura mi abbandono
al fluire della vita.
Il sale delle mie lacrime
è linfa per i miei fiori.

Mi sembra che sia racchiuso tutto qui, in queste poche righe…
Ora i ricordi sono lontani, anche se l’immagine di Herakan è presente e vivace alla mia memoria: ma le sensazioni, gli odori, alcuni momenti sono sfocati: è il bello del passato, della memoria.
E’ stato un viaggio importante per me: un mese intero in un luogo dove la Natura e Dio li senti nell’aria che ti accarezza la pelle.
I giorni trascorrevano velocemente pur facendo sempre le stesse cose: sveglia alle 4,00 del mattino, bagno nel fiume sacro Ganga (a 8 gradi in gennaio). Una bella “sveglia”: un’ondata di energia e una sensazione di Unione con la valle, il fiume, la Vita del giorno che sarebbe apparsa con l’alba pochi minuti dopo.
Dalle 5,00 alle 8,00 riti tipici dell’ashram di Babaji: meditazione al dhuni (un fuoco acceso perennemente dal 1984 ad oggi) dopo la chandan di Gorari, l’Arti del mattino…
Indubbiamente faceva freddo: all’aperto all’alba di gennaio ai piedi dell’Himalaya, eppure quel freddo era trasceso dalla presenza mentale, dalla devozione del cuore, dalla meraviglia che provavo ogni volta che mi soffermavo a pensare: “Si sono io! Ho scelto tutto questo! E non vorrei che essere qui in questo momento della mia vita e in nessun altro posto”.
Dovrei scrivere fiumi di parole di quella esperienza: le ore trascorse su un sasso al fiume a leggere libri, a scrivere di come mi sentivo, a meditare, piangere, ridere, a pensare agli eventi della vita che mi avevano portato lì, alle sedute di rebirthing e alle lunghe discussioni filosofiche con Filippo, al Karma Yoga (lavoro a servizio dell’Ashram).
Tutti i ricordi affiorano ora mentre scrivo e tutto è così nitido, vivo, presente…
Il viso di Gorari è nel mio cuore sempre: lui è stato il grande regalo di Herakan: un altro INCONTRO della mia vita, un altro “sherpa” sul sentiero della mia vita spirituale.
Scriverò un articolo su ciò che Gorari ha rappresentato nella mia vita.
Per spiegare al lettore, Gorari è una specie di nostro sacerdote cattolico: un uomo che ha offerto la sua vita e la sua energia per Dio e per essere di esempio di come si può essere felici veramente lavorando al servizio dell’umanità: l’incarnazione del messaggio di Babaji: vivere in verità, semplicità e amore e offrire il proprio lavoro per il bene dell’umanità.
Lui è stato il maestro silenzioso con cui ho “lavorato”: sia fisicamente (mi faceva arrampicare su dirupi e raccogliere fieno e foglie) che spiritualmente. Con lui ho attraversato molti “lila” (giochi divini, aneddoti di vita che ti pongono di fronte al tuo vero IO!!).
Se chiudo gli occhi sento la sua mancanza… e il bagno nel fiume Ganga alle 4 del mattino!!

Tutti i miei amici (e anche i miei genitori) avevano paura che non tornassi più!!!
Devo dire che un pensiero c’è stato! Si stava così bene lì (fisicamente si riprende un ritmo così naturale che anche il corpo si “risveglia” ad un nuovo ed autentico benessere)!
Eppure sapevo che dovevo tornare a casa: lì era la mia sadhana (pratica spirituale) da svolgere.
Il messaggio che mi portavo a casa era così chiaro: STAI SOLA! VIVI LA TUA VITA IN VERITA’, SEMPLICITA’ e AMORE; UTILIZZA LE PRATICHE E LA PREGHIERA PER ESSERE CENTRATA E OFFRI A BABAJI LA TUA VITA! .

Il 2000 trascorse velocemente da febbraio a dicembre. Ho vissuto un anno bellissimo, sperimentando appieno la mia autonomia, sia nei confronti della mia famiglia dalla quale avevo percepito di essermi differenziata accettandomi completamente per come ero e non chiedendo più a loro di farlo a posto mio e, di conseguenza, accettando loro per come erano e amarli proprio per questo; sia dalla voglia di sentire che avrei avuto bisogno di un uomo per sentirmi “completa”.
Accettavo questa mia solitudine con gioia e gratitudine. Per la prima volta comprendevo il senso di sentirmi LIBERA!
Nei seminari, nel mio ambiente di lavoro vedevo infatti persone “incatenate” a ruoli, alle paure che determinavano la loro vita, sentivo che l’unico modo per essere di aiuto era stare nel mio benessere e nella mia pace.
Ogni mese andavo ad Asti e stare due giorni all’ashram sia con Filippo che con altri rebirthers era il mio ricaricabatteria per il mese che iniziava.
Per la prima volta la ciclicita del mio stato euforico-pessimistico aveva lasciato il posto a una serenità e a una congruenza costante tra ciò che pensavo-sentivo, dicevo e vivevo che mi faceva dire alle persone quando mi chiedevano: ”come stai?"... “Bene grazie! Sono molto felice!”

Una poesia scritta in quel periodo può sintetizzare come vivevo.

E’ bella la vita
quando un raggio di sole ti scalda la schiena
quando il cielo è grande
ma lo senti amico
quando due occhi entrano nell’anima
e senti l’amore.
Non si può raccontare
ma lo percepisci dentro
e la pace e la serenità
ti avvolgono…
Anche quando l’amore non è ricambiato.
E’ bello perché non senti la tua paura…
Forse perché non c’e’ piu’.
Quando decidiamo di amare veramente…
E’ una nuova nascita
E tutto il mondo… ha un altro sapore