La seduta di Rebirthing più dolorosa della mia vita

Luca - Cominciamo con i dati clinici/tecnici: il 27/08/02, esattamente alle 21.20 è nato Emil, peso 3.550 gr. 52 cm di lunghezza; travaglio durato cinque ore.
E’ incredibilmente difficile cercare di raccontare l’esperienza di tal giorno estrapolandola da ciò che sono stati i nove mesi di gravidanza ed i primi due mesi di vita di Emil, comunque cercherò di fare del mio meglio.
Proprio così, la seduta di Rebirthing più dolorosa e oserei aggiungere, mistica sinora esperita. L’evento della nascita di mio figlio per così tanto tempo desiderata e agognata. Il mio sogno personale di veder realizzato l’evento di una vita assieme all’Amore di tutte: Jole.
Ci siamo, aspettiamo Emil per la metà di Settembre. E’ il 26/08: al momento sento di non aver paure particolari, se non quella legittima del non aver mai avuto un figlio, sono certo che il respiro mi avrebbe, non solo fatto uscire vivo dall’esperienza, inoltre avrebbe dischiuso la possibilità che l’evento del parto, che fino a pochi mesi prima apparteneva alle mie più sfrenate fantasie, si sarebbe trasformato in un’ulteriore “credibile” esperienza mistica.
Proprio così: si può vivere l’esperienza del parto come un’esperienza mistica: occorre semplicemente una discreta padronanza del respiro ed una coppia unita profondamente. Torniamo al racconto puro e semplice.

Iole - 26/08/02: visita da Claudio: tutto è pronto: utero a 2 cm di dilatazione e bimbo in posizione. L’iperprotezione di Claudio mi fa sorridere: ci impone di avvicinarci a Tarquinia presto.
Mentre torniamo a casa Luca ed io sorridiamo di quest’apparente scellerata inconsapevolezza che ci è attribuita. Eppure Om namah Shivaya è la nostra vita e nella coerenza di questa sappiamo con certezza che tutto andrà bene: come diciamo noi “non mettiamoci le mani e lasciamo fare!”
Alle 3,30 del 27/8 vado in bagno (ormai alzarmi ogni 2/3 ore è la normalità): eppure è una “strana notte”: il corpo è quieto e la mente vaga; prima di riaddormentarmi so che dopo due ore io e Luca dobbiamo alzarci per andare all’ospedale: prelievi e prenotazioni, monitoraggi, esami di routine a 15 giorni prima della fine del tempo di gestazione. Faccio due respiri, devo portare la valigia con me in macchina, penso, e ricordarmi di buttare la spazzatura.
La mattina lasciamo casa alle 6.15; mi guardo intorno prima di scendere le scale: che tutto sia in ordine… Non so, come se avessi il sentore che non sarei tornata subito!!
E’ vero che c’è un sesto senso che si attiva in gravidanza… è quel famoso intuito materno che dopo (ora Emil è con noi) sarà utile per comprendere il bambino.

Luca - Come dicevo era il 26 e noi, Jole ed io, tornavamo dalla visita ginecologica di monitoraggio dello stato di gravidanza di Jole. Il ginecologo ci assicura che il collo dell’utero è aperto di 2 cm e che sarebbe più prudente se ci fossimo avvicinati all’ospedale, visto che noi abitiamo ad un centinaio di km da Tarquinia, dove appunto sarebbe dovuto nascere Emil. Nella macchina al ritorno ricordo così vivamente tutti i calcoli che abbiamo fatto
O.K. l’indomani saremmo andati all’ospedale dove Jole doveva fare le ultime analisi di pre-ospedalizzazione; il giorno successivo ci saremmo recati a vedere la casa che gentilmente F. un nostro amico, ci metteva a disposizione: insomma noi tranquilli tranquilli ci eravamo dati ulteriori 5 o 6 giorni prima della probabilità del parto. Come al solito i calcoli probabilistici si rivelano inaccurati rispetto ai più ampi e profondi “calcoli possibilistici”.
Mi spiego, noi avremmo realmente partorito il giorno dopo, solamente io e Jole credevamo alla probabilità di farlo un sei giorni dopo, e così….
Ecco svegliarci molto presto, dobbiamo essere a Tarquinia per le 7.30 e ciò voleva dire sveglia 5.30. Jole durante il rito della “Santa Colazione” mi fa notare due cose: la prima era una piccolissima perdita di liquido nelle mutande, ciò che Jole pensava fosse urina; la seconda era che le varie somme delle cifre componenti la data di quel giorno davano sempre come risultato un numero di buonissimo auspicio per noi. Poi, poco prima di uscire, due folgorazioni: Jole vuole che prenda la borsa del parto e vuole buttare l’immondizia anche se il sacchetto è per metà vuoto (vi ricordo che ci davamo altri 5 giorni).
Le famose “sincronicità” già presagivano qualcosa comunque ancora del tutto inconscia per quanto sarebbe successo quel giorno.
Eccoci ora sulla strada verso l’ospedale. La mattina presagisce una giornata di temporale. Si arriva all’ospedale e dopo la fila entriamo nella stanza dove c’è una sola infermiera con un atteggiamento molto duro e freddo. Prima della visita comincia a fare una serie di domande a Jole riguardo alla gravidanza e più veniva a sapere di noi più il suo atteggiamento si mutava fino a farci sentire dei pazzi incoscienti: “Ma come! Siete pazzi ad essere ancora a 100 Km. di distanza. Tu potresti partorire da un momento all’altro”. La sua immediatezza sulla possibilità ora cominciava a spiazzarci. “Wow, ma siamo realmente così prossimi?” sembrava ci comunicassimo ora con Jole mentre ci guardavamo negli occhi! Sentivo ora una sensazione di timore reverenziale, proprio quella paura che provo prima di affrontare una qualsiasi esperienza extra-ordinaria.
Dopo l’analisi del sangue Jole, con un gesto di incredibile spontaneità, si gira verso di me e sbottonandosi mi fa vedere come la perdita di supposta urina ora era molto di più di quella durante la notte.

Iole - Vado in bagno e noto che oltre alla pipì sento altro liquido scendere; poi, mentre sono con Luca e l’infermiera, un leggero disagio per i miei pantaloni troppo bagnati.
Il Reb e questa nuova identità mi hanno insegnato che la spontaneità è sempre bene accolta: è il cuore che parla quando siamo spontanei. Mi calo i pantaloni per far vedere a Luca e all’infermiera il mio, secondo me, “troppo bagnato.”
L’infermiera, fino allora un soldato in uniforme bianco e celeste, si scioglie in un sorriso ed un’esclamazione: “Signò, ha rotto il sacco! Stasera partorisce” ed io sorpresa, incredula: “No! Venerdì ho la visita con il Dott. B.”

Luca - A quel punto l’infermiera cambia totalmente atteggiamento e con un sorriso di gioia sul volto ci comunica che quel liquido non era urina, che non avremmo avuto ulteriori 5 gg. perché il sacco era aperto ed il liquido rilasciato non era della banalissima urina bensì liquido amniotico! Con una quasi allegra ironia c’invita di corsa a recarci al 3° piano per il ricovero, visto che ormai avremmo partorito dopo poche ore.
Ringraziammo l’infermiera; poi, per almeno una quindicina di minuti siamo scoppiati in una risata a dir poco catartica. Una di quelle risate che definirei “una risata a tutto Spettro” dove a ridere sono il corpo, la mente e lo Spirito. In una mezz’oretta ci sistemano nella stanza. Veniamo a conoscenza di un’altra delle “sincronicità” della giornata: il ginecologo di fiducia che aveva seguito Jole sarebbe stato di turno proprio quel giorno e, infatti, c’incontriamo nel reparto e Jole è visitata proprio da lui!

Iole - Eccomi qui in reparto, letto n°2. Luca è in giro per la carta di ricovero; io, con il mio pancione, mi metto la camicia da notte bianca a fiorellini viola. Penso che siamo fortunati: non solo siamo qui inaspettatamente pronti all’evento: quindi, niente spostamenti repentini, niente case sconosciute, ma per caso abbiamo anche incontrato Claudio che prima ci ha preso per matti perché, tante le risate, non riuscivamo a parlare e poi dopo la visita ci comunica che, se tutto andrà bene, le doglie inizieranno sera o notte, al massimo partorirò il giorno dopo.
Io mi sento benissimo e comincio a socializzare con il luogo e le persone del reparto (personale e gestanti). Luca è sempre con me.

Luca - Dopo questa notizia ci rilassiamo e sorridenti e con il cuore in pace cominciamo a socializzare con l’inconsueto ambiente della corsia di ostetricia e ginecologia dell’ospedale. Mai nella vita ero stato - no forse per la mia nascita - in una corsia del genere eppure di ospedali e reparti ne avevo visitati. Era molto affascinante l’atmosfera: mamme con pancioni che, con le mani sui fianchi, passeggiano aspettando, lamenti d’infanti che ogni tanto squarciavano l’altrimenti silenzio surreale, il rosa ed il celeste dei fiocchi, le culle piccolissime.
E’ giunta l’ora di pranzo, lascio Jole alla sua minestrina e verdura e mi reco nel parco dell’ospedale e sbafando due panini percepisco una forte sensazione di pace e tranquillità; proprio come quella del dopo la tempesta e come quella del prima. Dopo pranzo, stanco mi accordo con Jole che sarei ritornato a casa per doccia e cambio e magari un po’ di relax. Torno per le 17.00, nonostante le insistenze di Jole che voleva che me la prendessi un po’ più comoda e che potevo pure tornare alle 19.00 visto che dall’ultima visita si era previsto il parto durante la notte o al massimo il mattino seguente.
Ecco un altro esempio di come il calcolo delle probabilità sia inaccurato rispetto a quello dalla possibilità e capirete perché leggendo avanti.
Casa, dolce casa! Metto il mio cd preferito in momenti del genere “Le Notturne” del grande F. Chopin, mi rilasso, sempre con una nota di stimolo a voler tornare all’ospedale, comincio ad approfondire il respiro e come di solito osservo interiormente le “solite” due correnti, pulsioni apparentemente opposte: la non azione - stare nel relax casalingo - o l’azione - saltare in macchina e tornare da Jole. L’azione vinse ed in appena 50 minuti sono all’ospedale.

Iole - Alle 16.00 mi sveglio dopo un breve riposino. Sono sola. Sento come dei leggeri dolori mestruali: una novità dopo nove mesi d’assenza. Riconosco che arrivano ogni cinque minuti: durano 40 secondi e poi… tutto normale. Saranno le famose contrazioni? Leggo degli articoli di Krishnamurti, Nisagardatta Maraji, cerco di non identificarmi esclusivamente con questo dolore che sento.
Decido di iniziare a fare Reb: ora posso, dopo cinque mesi, di nuovo “respirare”. Sono sola, il respiro è profondo e libero: sono proprio felice! Dopo 20 minuti circa ecco il magone e le lacrime: “sono sola! Chissà se Luca arriverà in tempo… ma in fondo sono io a dover fare quest’esperienza; sento la paura per il dolore che dovrò affrontare, chissà se riuscirò a superare questa prova.

Luca - Ripercorro il tratto dall’entrata alla stanza di Jole. Già quel percorso mi sembra familiare. Quando sono ad appena un paio di metri sento distintamente il rumore inconfondibile della macchina: entro e vedo Jole che piange a dirotto. Il momento è arrivato! Altro che notte o mattino seguente, no ore 16.30 si comincia.!
È già una mezz’ora che Jole aveva cominciato a respirare iperventilando, come facciamo con il Reb e il gran dono fu proprio questo: Jole che aveva dovuto smettere di fare Reb al 5° mese di gravidanza (l’iperventilazione può indurre i sintomi del parto) ora poteva ricominciare e questa volta sarebbe stata la chiave dell’esperienza: l’iperventilazione induce le contrazioni! E allora via Amore!

Iole - Quando l’ostetrica entra in stanza mi trova in lacrime: “E no, eh! Mica si può iniziare così!” Le spiego del reb, di come funziona, l’invito a non preoccuparsi per me perché sto bene e sono serena.
Magicamente arriva Luca! Sono solo le 16,30; felice che non mi ha dato retta ad arrivare più tardi. Luca mi vede piangere ma ora lui è qui e il mio pianto si trasforma in gioia e pace: “Amore ci siamo!" gli dico mentre ci abbracciamo.

Luca - Cominciò a raccontarmi che quel pianto era dovuto alla paura che non ce l’avrei fatta a tornare, mi raccontò come l’ostetrica si fosse preoccupata per quel modo “insolito” di respirare e la invitò a rilassarsi. Jole le spiegò che lei lo faceva proprio per quello. Avreste dovuto vedere la faccia dell’ostetrica quando, entrando nella stanza, vide che eravamo in due a respirare e a piangere! Io pure la tranquillizzai e lei ci diede la sua benedizione.
Osservo la macchina del monitoraggio; il tracciato che rilevava la frequenza delle contrazioni, due piccoli display: uno riportava il battito cardiaco del bimbo e l’altro la tonicità dell’utero. Per circa una mezz’ora cercavo di abbinare il ritmo del respiro al ritmo della contrazione, mi sentivo proprio come se accordassi il suono della macchina al respiro. Più c’era accordo e più la fase di inspirazione ed espirazione si plasmava perfettamente alle tre fasi della contrazione: 1) profonda inspirazione (quindi profonda accoglienza) all’arrivo della contrazione; 2) breve pausa apneica al picco; 3) profonda espirazione (quindi rilascio e spinta fuori) e poi la pausa con il respiro rilassato. Tutto procedeva per il meglio, l’ostetrica entra e constatando sia il buon andamento delle contrazioni sia l’apertura del parto e la nostra buona unità collaborativa ci chiede se magari non volevamo trasferirci nella sala travaglio dove saremmo stati soli con il nostro bagno etc.

Iole - Alle 17.45 l’ostetrica c’invita ad andare in sala travaglio: saremmo stati più tranquilli. Luca ed io accettammo subito: non credo sia rassicurante vedere due persone respirare iperventilando e poi sorridere nei momenti di pausa…
La stanza del travaglio è discreta e pulita: c’è il bagno vicino, un letto e una finestra da dove si vedono le nuvole e il cielo azzurro. Luca ed io continuiamo a respirare: ora i dolori sono forti e il movimento del corpo mi aiuta molto ad accogliere meglio le contrazioni. Nei momenti di lucidità-follia penso: ma da dove uscirà tutto quello che c’è in questo grosso pancione!!!
Luca è la mia boa di salvataggio: sento che lui è con me, che partecipa a questo dolore, a questa esperienza: il rebirthing ci unisce ancora una volta: separati ma uniti nell’esperienza. Parliamo poco: non c’è molto da dire. Dobbiamo solo fare: respirare, essere attenti a quello che il corpo mi comunica e lasciare la Natura fare il suo corso. So che il mio corpo è programmato da secoli per fare questo e ciò mi rincuora e l’attenzione al respiro non fa altro che evidenziare questa ovvietà. Penso a Filippo, ai miei amici rebirthers, agli amici che mi vogliono bene: cerco con la mente di chiedere il loro aiuto per questa prova di grande coraggio. La paura si mischia al coraggio e alla gioia di sentirmi donna: sto facendo nascere una vita! Un miracolo. Per la prima volta nella vita mi sento che posso essere una MAMMA.

Luca - Dopo cinque minuti eravamo dentro. L’ostetrica ci mostra un paio di movimenti del corpo per agevolare l’ammorbidimento dell’utero e il parto. Incredibile, ma mi ero trovato nella stessa posizione mesi prima in un incontro di Rebirhing ad Asti assistendo una persona: Jole davanti a me, mani salde sul bordo del letto, gambe divaricate, proprio come si fa per fare pipì o cacca, e ondulamento del bacino. Io dietro con una mano poggiata sull’osso sacro e sincronicamente cercare di respirare abbinando i movimenti ondulatori del corpo. Dopo circa due ore che si respirava percepivo la coscienza abbastanza espansa, come se quell’antica danza io e Jole l’avessimo ballata da sempre. A questo punto arrivano la mamma ed il fratello di Jole. Ci diamo il cambio con la mamma giusto il tempo di mettere qualcosa sotto i denti. Nel parcheggio dell’ospedale mangio pizza e ad un tratto mi assale un terrificante pensiero: “e se Jole sta partorendo ora, mentre sto mangiando questa stupida pizza? Accelero e mimo una non autentica sazietà con il fratello.

Iole - Arrivano mia madre e mio fratello Roberto. Luca esce per mangiare un boccone (secondo l’ostetrica c’è ancora tempo). Resto con mia madre che mi incita, mi dice che sono coraggiosa e che presto i dolori passeranno (!!!). Mi fa piacere che lei sia lì: sento che c’è un altro “incontro": tra mamma e mamma. Mi sento male: vomito, mi sento svenire, lei è lì vicino a me: mi pulisce, mi asciuga il sudore, si prende cura di me e io la lascio fare, mi piace essere accudita da lei. Mi sento amata e accolta, lei sa come mi sento ora: è l’incontro tra due mamme!

Luca - Dopo pochissimo entro… Il sollievo! No, non ha ancora partorito e non è più nella sala travaglio; il ginecologo si fa avanti e mi porge gli indumenti sterili che avrei dovuto indossare per l’evento. Che emozione!!! Mentre mi vestivo… Wow, tra pochissimo nascerà mio figlio. Jole mi donerà questa grazia.

Iole - Ci siamo! E’ ora di entrare in sala parto. Luca torna e mamma va da mio fratello Roberto che avevo intravisto in sala travaglio per pochi minuti.
Ore 20,00: entro in sala parto. Vedo il lettino e le due staffe, la luce sopra tipo camera-operatoria. “Non è un bel posto" penso! L’ostretrica m’invita a stare in piedi con le mani poggiate al bordo del lettino e m’invita a fare tutti i movimenti che voglio con il corpo: “Dobbiamo far scendere il bambino" mi dice. Io sento i dolori sempre più forti, sono stanca e cerco di assecondare il corpo. Mi accovaccio, mi metto in ginocchio a gambe divaricate. Penso a tutte le donne d’epoche primitive che partorivano in piedi o appendendosi ad una fune o ad un palo. Cerco, con questo pensiero, di farmi forza. Sento l’ostetrica come “amica”: mi aggrappo a lei chiedendomi come mai indossa, sopra la sua divisa rosa, una specie di cerata di plastica (dopo capirò il perché… ci si riverserà tutto il liquido della mia pancia… l’onda sunamica!!). Mi aggrappo a lei: Quanto ancora???
Claudio m’invita ad adagiarmi sul lettino perché nel frattempo sono crollata a terra! Lui è tranquillo e ironico e ciò mi rende più serena: conoscendolo, se lui è sereno, vuol dire che tutto è ok.
Appena sdraiata mi rendo conto che il momento è arrivato: respiro profondamente ed ampiamente, affido al Reb la mia paura. Decido di chiudere gli occhi e da quel momento in poi, sino alla nascita d’Emil, non li aprirò più: solo respiro, dolore, coraggio e forza.

Luca - Nella stanza trovo l’ostetrica, due infermiere ed il nostro amico ginecologo. Jole è nella stessa posizione di prima solo più divaricata, è stanca, le ginocchia le crollano. A questo punto il ginecologo decide di far adagiare Jole sul lettino. Posizione innaturalissima ma comoda per chi assiste. Un lettino con al fianco le due staffe poggiagambe, io sono esattamente dietro la testa di Jole. Il mio compito è di alzarle la testa durante la contrazione. Ora le contrazioni sono molto più ravvicinate ed intense. Respiriamo rispettando il ritmo respiro-contrazione proprio come da circa 4 ore. Sono super-presente, guidato, riesco perfettamente a dare i ritmi giusti a Jole: inspirazione, pausa al picco e spinta fuori. A questo punto sento di dover raccontare della spiritosa diatriba tra il ginecologo e l’ostetrica, visto che il primo riteneva giusto che Jole dovesse mantenere l’apnea durante la fase di spinta. L’ostetrica osservava come l’urlo sarebbe stato più efficace. Vedendo ciò me la sorridevo alla grande sotto i baffi. A me sembrava come se cercassero il metodo migliore per accelerare un fiume in piena per far defluire l’acqua più velocemente e tornare ai loro orticelli in santa pace. In ogni caso Jole ed io avevamo respirato così troppe volte per non lasciare andare e seguire il semplice e spontaneo ritmo naturale del respiro. Quindi Jole rilasciava nella spinta urlando fuori tutta l’aria fino all’ultimo mm. cubo e terminare spingendo con le ultime forze con i soli muscoli in apnea e poi il “Riposo”. Adesso racconto il secondo aneddoto spiritoso dell’esperienza: il parto era ormai discretamente aperto, durante questa fase il personale medico incoraggiava Jole dicendole dopo la contrazione: “Guarda, guarda già un bel pezzo della testa è fuori! ”Poi chiamavano anche me come per coinvolgermi nel loro incitamento, andavo a vedere e tutto ciò che s’intravedeva era appena un cm di cuoio capelluto. Cavolo, dovevo mentire alla donna che in quel momento era me stesso. Non potevo mentire a me stesso, il respiro non lo permetteva; allora tornavo dietro la sua testa e le sussurravo nelle orecchie non stupidi tranelli, bensì una vera e propria esaltazione per ciò che lei mi stava permettendo di assistere: la Vera forza della natura femminile: Devozione, Coraggio e Saggezza. Ecco un’altra contrazione, sono ormai passate cinque ore di continue ed estenuanti e dolorose contrazioni. Il bambino è imminente, lo sento. Il rumore della macchina, la mia pancia ed il risveglio di Jole annunciano l’arrivo. Inspiriamo così profondamente che pensavo di scoppiare; il picco dove il respiro cessa per quello che sembra l’eternità di un secondo; ed ora via in una espirazione e spinta da fare impressione; tutti e due con un urlo difficile da qualificare. Faccio appena in tempo ad alzare la testa e vedo una “palla" liquido-solida sparata fuori con una spinta così incredibile che giorni dopo, in un momento di relax, ricordo aver pensato se l’umanità avesse mai potuto raccogliere quell’energia e utilizzarla per scopi benefici… Pensiero pazzo!
E’ fuori! L’ostetrica lo adagia sulla pancia: un miscuglio di sostanze difficili da descrivere, con una distinguibile goccia di sangue al centro della fronte. Ci fissa, schiude gli occhi, prende aria e …piange! E’ bellissimo!!!

Iole - Sento Luca dietro di me che mi sostiene la testa ad ogni arrivo contrazione. Quando mi passa mi sussurra dolci parole all’orecchio, mentre sono rilassata mi fa stare bene: "Brava Amore mio, sei forte e coraggiosa, stà andando bene, pensa che Babaji è qui, pensa a Peggy e la Forza dello Spirito femminile". Mi commuovo d’amore; lui è il mio esterno e mi fido delle sue indicazioni. Gli ultimi minuti, m’incita, mi sprona a seguire i ritmi delle contrazioni e della spinta: apnea-urlo- respiro. Io mi lascio andare e quando la contrazione passa mi chiedo da dove proviene questa forza che sento dentro e che mi fa spingere oltre me stessa. Ecco, ci siamo, un’ultima spinta e via! Emil è fuori. Sento una sensazione di euforico sollievo: è finita!!! Alzo gli occhi mentre stringo le mani di Luca che è sempre dietro me; Emil è adagiato sulla mia pancia, sopra la camicia da notte a fiorellini bianca e viola: apre gli occhi, sulla fronte ha una goccia di sangue, ci guarda e poi… scoppia a piangere, un miracolo penso! Io e Luca ci mettiamo a piangere dalla gioia.

Luca - Continuo a respirare per agevolare il parasimpatico e lasciar così defluire l’adrenalina per lasciar spazio a tutte le endorfine possibili.
Jole è ancora sul lettino e trema come mai ho visto (tremore fisiologico); ora le stanno ricucendo l’utero. Sono pervaso d’Amore per lei così tanto che per un po’ mi ero dimenticato della nascita, del parto, di Emil, o meglio tutto ciò era compreso in quest’immensa emozione che mi faceva sciogliere proprio come una candela e, illuminarla, dopo tanto sforzo.

Iole - Quanto abbiamo immaginato quel momento! Ora eccolo, solamente molto più bello della nostra fantasia! Portano via Emil ed io vengo presa da un forte tremore: non è freddo è solo… ENERGIA che sento scorrere. Vedo Luca preoccupato; Claudio lo rassicura dicendo che si tratta di tremore fisiologico; lui non si tranquillizza fino a quando prendendogli la mano non gli dico: “non preoccuparti amore è solo energia"! Io, infatti, non ero per niente preoccupata perché ho visto tante volte, facendo Reb., quel tremolio (e l’avevo anche sperimentato).
Mi lascio andare a quella sensazione pensando che ormai tutto è passato... e invece no! Dopo ci sono i punti! Lì, con Claudio che lavorava ed io stanca ed un po’ indolenzita, lascio andare il respiro ed insieme all’espirazione anche qualche bel “vaffa” a Claudio che ironizzava e scherzava cercando di farmi spostare l’attenzione da quel terribile dolore.

Luca - Ora Jole è in stanza, esausta, ma con due occhi che irradiano estatica felicità, e so bene che per catturare tale lucentezza anche i miei non devono essere stati da meno. Sono le 22.30 e dopo l’incredibile avventura saluto Jole e torno a casa per la notte.

Iole e Luca - Sono trascorsi i primi cinque giorni dalla nascita di Emil. Finalmente torniamo a casa: non più come single couple (coppia singola) ma come una famiglia unita dal respiro.
Varchiamo la soglia di casa: i nostri amici hanno preparato un party di welcome addobbando le pareti in onore d’Emil. Fra i doni, quasi nascosto sulla parete del frigorifero, una poesia del nostro carissimo amico Saverio. Una poesia che con la sintesi del cuore esprime tutto questo racconto che vorrei condividere con chiunque lo leggerà.
Una pura e semplice esperienza. Ed adesso la poesia...

Arretrando, l’oscurità fece posto alla luce
che propagandosi ovunque,
dilagò dall’enorme esplosione, seguita all’abbraccio
tra un uragano di gioia e un folgorante raggio di verità
Serenità e Amore sono i tuoi genitori
Rispetto ed Amicizia i tuoi fratelli
Fertile e accogliente la terra su cui camminerai.
D’estate, a fine agosto, il cielo, l’aria e il sole
volentieri si fecero da parte,
cedendo il posto a nubi, folgori e acquazzoni.
Gli elementi riuniti in armonia
intonarono la sinfonia sublime della Natura e della nuova Vita
BEN ARRIVATO AL MONDO EMIL !!!!