Wilber - Gilligan: riflessioni su sex and gender

Lo Spirito si manifesta come maschio e femmina? C’è un Dio e una Dea? Gli uomini e le donne presentano tipi diversi, anche se complementari, di spiritualità? In che momento, se un momento esiste, smettiamo di essere maschi e femmine e iniziamo a essere solo umani? Il femminismo è diventato ormai inutile o ha solo bisogno di un approccio più integrale?

Una Prospettiva Femminista
Peggy Wright ha pubblicato due saggi che analizzano il mio lavoro da una prospettiva femminista. Questi saggi contengono alcuni spunti molto interessanti, ma, in generale, tendono a distorcere profondamente il mio pensiero (con il quale, a quanto pare, la Wright non ha molta familiarità).
I suoi fraintendimenti, anche se in buona fede, sono, tuttavia, l’espressione tipica di una  malaugurata tendenza presente in un numero non esiguo di scrittrici femministe. Chiarire queste questioni, allora, diventa essenziale, se si vuole veder nascere un femminismo che sia davvero integrale e sia capace di suscitare il rispetto degli studiosi di entrambi i sessi.
Penso che ciò che i due sessi auspicano e sono pronti ad abbracciare sia proprio un femminismo più integrale.
Carol Gilligan

Iniziamo con alcuni tipici fraintendimenti che riguardano l’opera di Carol Gilligan e la nozione di gerarchia. Credo che molte scrittrici femministe (inclusa Peggy Wright) abbiano una comprensione del tutto scorretta della natura della gerarchia, e questo le porta a interpretare male sia il mio modello, sia quello della Gilligan che è un modello profondamente gerarchico.

La Gilligan ha scoperto che uomini e donne si muovono entrambi attraverso stadi gerarchici generali di sviluppo morale, ma che gli uomini tendono a progredire basandosi maggiormente su giudizi riguardanti i diritti e la giustizia, mentre le donne tendono ad attraversare gli stessi stadi gerarchici basandosi su giudizi che riguardano la cura e la responsabilità. Quindi, l’errore di Kohlberg non riguarda la concezione generale di stadi gerarchici in quanto tali (accettati dalla Gilligan), ma la credenza che, all’interno di questi stadi, la tendenza maschile a ordinare gerarchicamente rappresentasse uno stadio più elevato rispetto alla tendenza femminile alla relazione, e questo è semplicemente falso. (Si tratta, cioè, della confusione tra permeabile e prepersonale, un errore che noi vogliamo evitare nel modo più assoluto). Ma, notate: ogni stadio successivo del giudizio femminile è, di fatto, superiore nella sua capacità di esprimere cura e responsabilità. Ogni stadio femminile è ordinato gerarchicamente, ma, all’interno di ogni stadio, i giudizi avvengono basandosi su relazioni e connessioni. Quindi, lo stesso ordine di sviluppo degli stadi, verticale e gerarchico, avviene sia negli uomini sia nelle donne, ma gli uomini progrediscono attraverso questi stadi esprimendo giudizi basati sui diritti e la giustizia, le donne esprimendo giudizi basati sulla cura e la responsabilità.

Ho sintetizzato il gran numero di ricerche in questo campo affermando che sia gli uomini sia le donne esistono come agency-in-communion (azione/forza/identità-in-comunione) [lascerò in inglese il termine “agency”, per la difficoltà di tradurlo; il senso comunque è quello sopra riportato. N.d.T.], come fanno tutti gli oloni, ma gli uomini tendono a operare la traslazione (orizzontale) mettendo l’accento su agency, le donne sulla comunione. Tuttavia, entrambi operano la loro trasformazione (verticale) attraverso gli stessi ampi stadi del dispiegarsi della coscienza che sono olarchici e neutri dal punto di vista del genere.

Per la Gilligan, dunque, le donne passano attraverso tre grandi stadi: dall’egoismo alla cura, alla cura universale (stadi che vengono anche chiamati: egoistico, etico convenzionale, metaetico postconvenzionale). Sono i tre stadi generali preconvenzionale, convenzionale e postconvenzionale, che io ho definito anche come egocentrico, sociocentrico e mondocentrico (e, nel mio modello, lo stadio mondocentrico o globale è la piattaforma o l’accesso per le dimensioni spirituali più elevate). Per la Gilligan, ognuno di questi stadi successivi è più elevato e di maggior valore, precisamente perché, usando i miei termini, la donna può ampliare il cerchio della cura a un numero crescente di persone (così come gli uomini, quando attraversano gli stessi stadi, ampliano il cerchio della giustizia a un numero crescente di persone, passando da modalità egocentriche, a sociocentriche a mondocentriche).

La Gilligan ha suggerito che “questi due distinti orientamenti morali … possono essere successivamente integrati in uno stadio morale gerarchico oltre il livello operativo formale”.

Da notare anche: oltre a essere gerarchico, il modello della Gilligan è lineare, nel senso che a questa parola danno i teorici dello sviluppo evolutivo: cioè, i suoi tre o quattro stadi principali si dispiegano in un modo lineare che non può essere invertito o evitato, poiché ogni stadio dipende da certe competenze fornite dallo stadio precedente (non si può raggiungere lo stadio della cura universale senza lo stadio precedente della cura, per esempio). Le prime due cose che dobbiamo notare circa il modello della Gilligan sono, allora, che esso è lineare e gerarchico per uomini e donne senza distinzione.

Tutto questo, sfortunatamente, tende a essere ignorato o sottovalutato da molte femministe che, invece, immaginano che la Gilligan dica che le donne sono completamente libere dalle orribili “gerarchie”. Credo che questo sia tipico di un certo approccio femminista che ignora e nega ogni tipo di ordine gerarchico femminile, a causa della contraddizione performativa dei modelli basati esclusivamente sulle “reti di relazioni” orizzontali. Concentrandosi esclusivamente sulle eterarchie (orizzontali), le sostenitrici di quest’approccio ignorano o svalutano gli aspetti importanti che, quando si esaminano le esperienze delle donne, sono anche gerarchici. Questo, secondo me, distorce l’intero approccio e lo rende virtualmente non idoneo a spiegare in modo coerente lo sviluppo femminile nel suo insieme.    

In altri termini, questi modelli del tipo “solo-relazione” sono espressione di quella che io chiamo eterarchia patologica: non comunione ma fusione, non relazione ma confusione indistinta, non connessione ma assenza di differenziazione – quella totale incapacità di classificare gerarchicamente i valori, che in realtà svaluta tutti i valori.

La tipica forma patologica dell’agency maschile è lo “strapotere”, o un dominio brutale e una rigida autonomia. Il maschio non vuole essere parte di nient’altro (comunione), vuole essere soltanto un tutto (agency alienata): teme le relazioni e dà valore soltanto all’autonomia. Questa non è l’agency maschile, ma la sua patologia. Reciprocamente, la tipica forma patologica della comunione femminile è la fusione: la femmina teme l’autonomia e sparisce nella relazione, spesso distruggendo la sua stessa identità. Non vuole essere un tutto (con la sua agency), ma soltanto una parte di qualcos’altro (eccessiva comunione). Questa non è l’eterarchia femminile normale o l’equivalenza reciproca, ma un’eterarchia patologica o fusione: ogni ordine verticale è bandito, regna soltanto la relazione orizzontale.

Questa è, purtroppo, l’eterarchia patologica che guida troppi modelli “soltanto-rete-di-relazioni” e  modelli “permeabili” del presunto sviluppo femminile: penso che sia più accurato un modello che riconosca e onori tanto la gerarchia quanto l’eterarchia negli uomini e nelle donne, e che sia capace di spiegare sia lo sviluppo sia la patologia in ognuno dei sessi. Una cosa è certa, non possiamo superare la mascolinità patologica con la femminilità patologica.

Il Sé Permeabile
Molte femministe sono d’accordo con i dati prodotti da un gran numero di ricerche che suggeriscono che gli uomini tendono a mettere l’accento sull’agency (o sé autonomo) e le donne sulla comunione (“connessione” o sé “permeabile). Tuttavia, io credo che molte femministe, poiché svalutano e marginalizzano l’integrazione gerarchica nelle donne, non presentino una spiegazione coerente dello sviluppo del sé permeabile. Il mio approccio lo fa, o almeno tenta di farlo, nei modi che presento qui di seguito.

Abbiamo visto che uomini e donne si sviluppano attraverso le stesse strutture di base o sfere sempre più ampie di coscienza che sono neutre dal punto di vista del genere, ma gli uomini tendono a evolversi attraverso queste dimensioni sempre più ampie di coscienza mettendo l’accento sull’agency, i diritti, la giustizia e l’autonomia, mentre le donne tendono a evolversi attraverso le stesse dimensioni olarchiche basandosi maggiormente su comunione, responsabilità, relazione, cura e connessione.

Nel mio modello, quindi, il sé “permeabile” delle donne si sviluppa attraverso gli stessi stadi generali, cioè egocentrico, sociocentrico, mondocentrico e le dimensioni spirituali, esattamente come negli uomini, ma con accentuazioni differenti (“con voci differenti”) [In A Different Voice è il titolo del libro di Carol Gilligan, N.d.T.], priorità differenti, differenti inclinazioni e una gamma diversa di discipline spirituali.

Conseguentemente, per le donne avremo i seguenti livelli di sviluppo: permeabile egocentrico (egoista), permeabile sociocentrico (cura), permeabile mondocentrico (cura universale) e permeabile spirituale (unione universale), così come gli uomini attraversano le stesse sfere generali di sviluppo con un accento maggiore posto sull’agency (agency egocentrica, sociocentrica, ecc.). Gli stessi stadi di base – preconvenzionale, convenzionale, postconvenzionale e post-postconvenzionale – sono operativi in entrambi i sessi, ma con “voci differenti”.

Non è assolutamente vero, come alcuni critici hanno sostenuto, che nel mio modello gli stadi prepersonali siano equiparati ai confini “permeabili”, svalutando in questo modo le caratteristiche intrinseche dell’orientamento femminile.

Al contrario, sono contemplati gli stadi del sé permeabile prepersonale, personale e transpersonale. Guardando nell’insieme dello sviluppo della coscienza, il sé femminile diventa permeabile a sfere di crescente ampiezza e profondità, fino a includere una permeabilità allo Spirito o Fondamento Ultimo – le stesse sfere di base attraverso cui si sviluppano gli uomini con un orientamento che privilegia in misura maggiore l’agency. Nessuna inclinazione di genere ha una posizione privilegiata o è resa paradigmatica.

Femminismo Integrale: Tutti-i-Livelli, Tutti-i-Quadranti
Oggi sono almeno una dozzina le scuole femministe principali (liberale, socialista, spirituale, eco, womanist, radicale, anarchica, lesbica, marxista, culturale, costruttivista, power), e la sola cosa su cui tutte sono d’accordo è che le donne esistono. In realtà, non c’è una visione consensuale su quale sia “la” voce delle donne, nonostante la pretesa di alcune femministe di parlare con quella voce.

Penso, invece, che sia necessario un approccio più integrale, un approccio che, riconoscendo le reali differenti prospettive di una dozzina di scuole femministe, possa trovare uno schema che sia capace di abbracciarle tutte. Un approccio più integrale è parte di quello che Sex, Ecology, Spirituality (SES) cerca di sviluppare, per quanto in forma grossolana e abbozzata. SES è il primo volume della Trilogia del Kosmos. Nel secondo volume (intitolato provvisoriamente Sex, God and Gender: The Ecology of Men and Women) sviluppo questo modello generale di sesso e genere completandolo nei dettagli. [ Questo volume non è stato ancora scritto. Wilber sta, invece, scrivendo il terzo volume: Kosmic Karma che dovrebbe essere pubblicato nel 2004. N.d.T.]

L’idea è di adattare l’approccio “tutti-i-quadranti, tutti-i-livelli” alle questioni di sesso e genere – un femminismo integrale. Quest’approccio, secondo me, ci dà l’opportunità di mettere insieme una dozzina di scuole femministe differenti, che, ironicamente, hanno finora resistito a ogni relazione, integrazione e connessione. Per esempio, ognuna delle diverse teorie su sesso e genere (ortodosse e femministe) ha avuto la tendenza a concentrarsi su un solo quadrante (e di solito su un solo livello in ogni quadrante), cercando di farlo diventare paradigmatico ed esclusivo. Io prenderò in considerazione i quattro quadranti e fornirò esempi tratti da ognuno, poi suggerirò come le loro fondamentali intuizioni, una volta liberate dalle pretese egemoniche, possano essere onorate e incorporate in un abbraccio più integrale.  

quadrante alto/destra (comportamentale)
In questo quadrante troviamo gli aspetti oggettivi degli oloni individuali che, nel caso degli esseri umani, includono i fattori biologici e ormonali come gli effetti del testosterone, dell’oxitocina e degli estrogeni sul comportamento umano individuale. C’è accordo tra i ricercatori nel ritenere che questi fattori a volte influenzino (ma non causino in modo diretto) modelli differenti di comportamento nei due sessi (un tipico esempio è la tendenza al libertinaggio sessuale maschile).

Le femministe radicali sostengono, in particolare, che ci siano differenze radicali tra i sessi basate sulla biologia, e a quest’impostazione si accodano anche i loro bizzarri compagni, i sociobiologi. Le femministe radicali rappresentano, talvolta, questa visione come segue: estrogeni per la Dea, testosterone per il Demonio. (Purtroppo, vi è più di un granello di verità in quest’affermazione; ma, in generale, va detto che entrambe le disposizioni ormonali hanno il loro lavoro necessario e ugualmente importante da svolgere.) Le femministe radicali e i socio-biologi hanno colto alcuni aspetti importanti (anche se limitati) delle basi biologiche di alcune differenze molto significative tra i sessi. Quest’approccio costituisce anche una parte importante della sempre più influente scuola di psicologia evoluzionista.

Io sintetizzo le loro conclusioni in questo modo: c’è una base biologica che fa sì che i maschi tendano verso l’agency e le femmine verso la comunione, e queste tendenze sono forse il prodotto di molti milioni di anni di selezione naturale, per questo le troviamo in tutte le culture – non c’è niente di “androcentrico” in queste differenze, e molte femministe radicali l’hanno riconosciuto in modo chiaro. Tuttavia, il valore attribuito a queste tendenze varia da cultura a cultura (su questo punto vedi la sezione che segue).

Questi fattori del quadrante Alto/Destra includono anche le costanti macrobiologiche che, anche su questo c’è accordo tra i ricercatori, sono presenti universalmente e in tutte le culture. Per esempio, le donne partoriscono e allattano, mentre gli uomini hanno un vantaggio comparativo per quanto concerne la forza fisica e la mobilità. Molte femministe, come pure ricercatori ortodossi, sono d’accordo sull’esistenza e sull’importanza della maggior parte di questi fattori (sono cruciali, per esempio, per spiegare la differenza statistica dei ruoli di uomini e donne nelle sfera produttiva e in quella privata, quando venga meno l’oppressione come categoria causale).

quadrante basso/sinistra (culturale)
La ragione per cui, in ogni caso, questi fattori biologici sono tendenze e non cause, è che, qualunque siano i fattori biologici presenti, essi sono comunque assunti e rielaborati da potenti fattori culturali, che in molti casi possono aumentare, neutralizzare o invertire le tendenze biologiche.

Molti ricercatori chiamano queste differenze biologiche sesso e le differenze culturali genere. Parimenti, i ricercatori si riferiscono al sesso biologico usando i termini maschio e femmina e alle differenze culturali usando i termini di maschile e femminile.

Due flagranti errori vengono, dal mio punto di vista, commessi costantemente negli studi su sesso e genere. Il primo (comune tra i conservatori) è quello di credere che tutte le questioni di genere siano determinate completamente dalle differenze sessuali (la biologia come destino). Il secondo errore (comune tra i progressisti) è quello di considerare che tutte le differenze sessuali siano costruite culturalmente (quindi la biologia può essere ignorata). Queste due posizioni sono entrambe profondamente parziali, e quasi sempre ammalate di ideologia.

Quello che vogliamo, invece, è riconoscere e onorare i momenti di verità delle due posizioni: le costanti differenze biologiche tra i sessi (come il fatto che le femmine partoriscono e allattano, i maschi presentano un alto livello di testosterone) sono assunti e rielaborati, a volte in modo drammatico, dai fattori e dalle influenze culturali.

In questo contesto, io sottolineo, in particolare, il ruolo delle visioni del mondo nella formazione del genere. Queste visioni del mondo (arcaica, magica, mitica, mentale, esistenziale, ecc.) sono, ricordiamolo, parte dei modelli culturali intersoggettivi, all’interno dei quali emergono i soggetti e gli oggetti culturali. Come tali, esse giocano un ruolo decisivo nel contribuire a selezionare i fattori che nelle sfere dei valori di maschi e femmine saranno onorati in una società data.
Il punto è che donne e uomini co-creano (a volte intenzionalmente, a volte no) i modelli intersoggettivi all’interno dei quali i loro soggetti e oggetti si manifesteranno e saranno riconosciuti, e questi modelli culturali sono talvolta decisivi anche nelle questioni di sesso e genere.

Le femministe costruttiviste e le femministe culturali hanno grandemente ampliato la nostra comprensione sull’importante ruolo di questo quadrante Basso/Sinistra, e le loro voci sono assolutamente indispensabili all’insieme del coro. Sfortunatamente, talvolta, esse vanno oltre i limiti di legittimità delle prove addotte per sostenere le loro posizioni e pretendono che questo quadrante sia l’unico importante o l’unico che esiste. Questo le conduce non solo nella contraddizione performativa, ma deforma le voci ugualmente importanti degli altri quadranti (e delle altre scuole femministe). Succede, allora, che l’influenza degli altri quadranti, poiché essi non sono completamente riconosciuti nei loro termini propri, deve essere necessariamente attribuita all’oppressione, poiché i costruttivisti non riescono a trovare nessun’altra via d’uscita. Quindi, per esempio, le differenze biologiche funzionali devono essere attribuite all’imposizione da parte del maschio della sua ideologia. Partorire e allattare rappresentano in qualche modo una macchinazione del patriarcato, dato che tutte le differenze sono costruite culturalmente.

Quest’approccio, ovviamente, definisce le donne come essenzialmente plasmate da un Altro (proprio la definizione che queste femministe dicono di voler superare). E definisce gli uomini, in un modo o in un altro, essenzialmente come oppressori - un tipico esempio è affermare: “Tutti gli uomini sono violentatori”, cosa semplicemente oltraggiosa. Non tutti gli uomini sono violentatori. Come ognuno sa,  tutti gli uomini sono ladri di cavalli.

Ma tralasciamo, per il momento, queste differenze di accento e notiamo semplicemente che questi importanti approcci basati sul quadrante Basso/Sinistra sono concordi nell’affermare il ruolo estremamente importante giocato dai fattori culturali intersoggettivi nel dispiegarsi di sesso e genere.

quadrante basso/destra (sociale)
Le visioni del mondo non sono strutture disincarnate, sospese idealisticamente a mezz’aria. Tutte le visioni del mondo – in verità, tutti i fattori culturali in generale – sono fortemente ancorati alle componenti materiali della società – come le forze produttive, la tecnologia, le strutture architettoniche, la base economica, le collocazioni geopolitiche, ecc., tutte cose cui mi riferisco con il termine “sociale”. In altri termini, tutti i fattori culturali hanno correlati sociali (ogni quadrante ha correlati in tutti gli altri e questo si applica anche al sociale e al culturale). I sistemi sociali e le visioni del mondo culturali sono intimamente intrecciate, e questo, ovviamente, riguarda in modo diretto le questioni di genere.

In particolare, è ormai provato in modo pressoché incontestabile che, usando i miei termini, le visioni del mondo seguono la base, ma non in un modo marxista o deterministico, ma nel senso che la base socioeconomica pone certi limiti generali all’interno dei quali le visioni del mondo tendono a dispiegarsi. Per esempio, le società agrarie (aratro) collocano i mezzi di produzione (i pesanti aratri a trazione animale) quasi esclusivamente nelle mani degli uomini e la visione del mondo che le accompagna è fortemente androcentrica. Ci sono altri fattori implicati, naturalmente; sto solo sottolineando che la base tecno-economica è uno dei fattori cruciali.

Quindi, per quanto riguarda la questione di sesso e genere, la trattazione, a questo punto, deve volgersi verso un’analisi dei tipi di ruolo di genere che erano disponibili per gli uomini e le donne in ognuno dei cinque o sei stadi principali di sviluppo tecno-economico susseguitisi nella formazione della specie umana. Questi stadi includono: lo stadio del foraggiamento (cibarsi di animali morti, caccia e raccolta), orticolturale, primo e tardo agrario, primo e tardo industriale, primo informatico.

Questi stadi, naturalmente, come tutti gli stadi evolutivi, sono asimmetrici e irreversibili, le macchine a vapore non precedono mai gli aratri. La freccia del tempo, come sempre, affonda i suoi artigli nella termodinamica della sfera materiale, e tutte le teorie dello sviluppo tecno-economico che ignorino questi processi irreversibili e “lineari” sono gravemente manchevoli, come Prigogine, Jantsch e Laszlo non smettono di ricordarci. Questi sistemi sociali, come ho detto, interagiscono con le corrispondenti visioni del mondo culturali, proprio perché i quattro quadranti interagiscono tutti reciprocamente. (I cinque stadi tecnologici generali sono correlati rispettivamente con le visioni del mondo arcaica, magica, mitica, mentale ed esistenziale.)

Ciò che troviamo, con quest’approccio più integrale, è che la base tecno-economica ha una profonda influenza nel selezionare dalle sfere di valori di maschi e femmine quei fattori che saranno vantaggiosi dal punto di vista evolutivo per una data società.

Per esempio, le società con cavalli e pastorizia premiano la forza fisica e la mobilità, e questo spinge a selezionare le sfere di valori maschili in ambito pubblico e produttivo (infatti, il 97 per cento di tali società è fortemente patriarcale, laddove un ruolo causale dell’oppressione non è sufficiente a spiegare questo fatto). Parimenti, le società orticolturali, la cui forza di produzione principale è il bastone scavatore e la zappa, premiano la forza lavoro femminile, poiché una donna incinta può facilmente maneggiare una zappa senza nessun grave effetto collaterale (infatti, 80 per cento del cibo in tutte le società orticolturali è prodotto dalle donne). Nessuna sorpresa, allora, che un terzo di queste società abbiano soltanto divinità femminili (dovunque troviate le religioni della Grande Madre, lì trovate anche una base tecno-economica orticolturale, con soltanto una o due eccezioni di società marittime).

Le femministe marxiste e le femministe sociali hanno contribuito moltissimo alla nostra comprensione dell’importanza di questo quadrante Basso/Sinistra. Così, anche il lavoro di una delle mie scrittrici preferite, Janet Chafetz, che analizza i sistemi sociali è un contributo davvero brillante ed esauriente. Le ecofemministe, dal canto loro, hanno messo l’accento sul ruolo basico di Gaia in quanto sistema sociale.

quadrante alto/sinistra (intenzionale)
Il quadrante Alto/Sinistra è, ricordiamolo, l’interiorità dell’individuo, il luogo della coscienza stessa, che è composta (almeno) da tre elementi principali: le strutture di base, il sistema dell’io e le strutture di transizione, mentre si dispiegano attraverso i livelli dell’intero spettro: preconvenzionale, convenzionale, postconvenzionale e post-postconvenzionale.

All’interno dello spettro della coscienza, è importante esaminare sia la dimensione orizzontale – quella della traslazione – sia la dimensione verticale – quella della trasformazione. La traslazione è un processo di agency-in-communion, o gli scambi relazionali tra ogni olone e gli ambienti interrelati che lo circondano. La trasformazione è un vero e proprio passaggio a una dimensione più elevata o più profonda (un diverso livello di agency-in-communion).

Mentre l’agency e la comunione operano orizzontalmente a ogni livello, Eros e Agape operano, per così dire, tra i livelli. Eros è la trasformazione che ascende o evoluzione, Agape è la trasformazione che discende o involuzione (lo spiego tra un attimo). Il punto da ritenere è che la dimensione orizzontale di traslazione e la dimensione verticale di trasformazione devono essere prese in considerazione entrambe.

Se facciamo questo, per quanto riguarda le questioni di sesso e genere, credo che troveremo quanto segue: gli uomini operano la traslazione accentuando l’agency, le donne accentuando la comunione. Gli uomini operano la trasformazione con un maggior accento posto su Eros, le donne su Agape.

Qui è dove l’approccio di Gilligan e Tannen diventa una parte importante (anche se limitata) dell’intero quadro, e dove l’ampia ricerca sull’agency maschile e la comunione femminile devono essere prese in considerazione. Ma non è sufficiente opporre l’atteggiamento maschile a quello femminile nella dimensione della traslazione (l’agency/separazione verso la comunione/relazione) perché uomini e donne tendono anche a trasformarsi con una diversa accentuazione – in particolare, Eros/ascendente verso Agape/discendente.

Questo confonde molte persone, perché immaginano che questo significhi che gli uomini possano soltanto ascendere e le donne soltanto discendere, e non è assolutamente così. Al contrario, questo significa che, a ogni stadio della crescita e dello sviluppo verticali, uomini e donne tendono a volgersi verso direzioni differenti, quando attraversano quegli stadi, e queste direzioni non sono spiegabili soltanto in termini di agency e comunione, ma in termini di orientamenti ascendenti e discendenti nell’olarchia del loro stesso essere. Eros tende, per così dire, a spingersi verso l’alto e a dare l’assalto al cielo, mentre Agape tende a spingersi verso il basso e ad abbracciare la terra. Eros è più trascendente, Agape più immanente (e ognuno ha la sua agency e comunione che riguardano gli orientamenti orizzontali, non verticali).

Qui non si tratta di eteree astrazioni, ma di una sintesi molto precisa della maggior parte delle ricerche interculturali sui tipi di orientamento trasformativo (o evolutivo) negli uomini e nelle donne. Per dare solo un esempio, Phil Zimbardo, nella sua famosa trasmissione televisiva di psicologia, sintetizza con la frase che segue le differenze interculturali di genere che esistono, come ampiamente dimostrato, nei modelli di comportamento di ragazzi e ragazze molto giovani – differenze che appaiono in tutto, dalle abitudini alimentari ai tipi di amicizia agli stili di gioco: “Le ragazze hanno radici, i ragazzi hanno ali”.

Radici e ali. Agape ed Eros. E’ la dimensione verticale della profondità che è necessario aggiungere alla dimensione orizzontale di agency e comunione in modo da prendere in considerazione le differenze multidimensionali negli stili originari di uomini e donne.

E’ mia opinione, dunque, che uomini e donne si sviluppino attraverso le medesime strutture di base che sono neutre da un punto di vista del genere, ma tendono a farlo con valori e stili in certa misura differenti sia nella dimensione della traslazione che in quella della trasformazione: gli uomini tendono verso agency e Eros, le donne verso comunione e Agape. (Naturalmente, ogni individuo particolare presenta proporzioni diverse di questi quattro fattori, e i quattro fattori sono tutti presenti negli uomini come nelle donne. Si tratta semplicemente di una media di tendenze e probabilità, non di determinanti causali!)

Tuttavia, ed è l’aspetto più significativo, queste semplici classi di probabilità basate sul sesso ci permettono immediatamente di smettere di spiegare le donne come se fossero maschi difettosi, e di evitare quella tendenza più recente che cerca di spiegare gli uomini come femmine difettose. Le inclinazioni maschili e femminili non sono, infatti, in se stesse né più elevate né meno elevate, o più profonde o più ampie, nell’olarchia delle strutture basiche che si dispiegano secondo il principio “trascendi e includi”.

Inoltre, quest’approccio impedisce quei tentativi, fatti recentemente da varie femministe spirituali, di eliminare dalla spiritualità femminile ogni tipo di esigenza di trasformazione. Questo tentativo, descrive le donne semplicemente come sé “permeabili” (comunione), e questo va bene, ma poi equipara direttamente questo sé permeabile al sé spirituale e al sé ecologico, negando, di fatto, la necessità di qualsiasi trasformazione di tipo gerarchico nelle donne. Vengono ignorate in modo catastrofico non solo la gerarchia femminile della Gilligan, ma tutte le altre gerarchie, cosa che fa abortire ogni possibilità di trasformazione nelle donne.

Questa visione piatta e non gerarchica (flatland) non riesce a capire che lo stesso sé permeabile (o sé-in-connessione) passa attraverso crescita, sviluppo e trasformazione. Questo sé permeabile si dispiega e si trasforma olarchicamente attraverso sfere della coscienza in espansione che sono le stesse che il sé maschile, che accentua l’agency, deve attraversare nel modo che gli è proprio (quindi per la donna: permeabile egocentrico, permeabile sociocentrico, permeabile mondocentrico e permeabile spirituale). Questo sé permeabile, in se stesso, non è affatto un sé spirituale – solo i suoi livelli più alti e spirituali lo sono. Infatti, gli stadi più bassi del sé permeabile (gli stadi prepersonali) sono altrettanto egocentrici, narcisistici e, nell’insieme, sgradevoli quanto gli stadi meno profondi del sé maschile che accentua l’agency. Entrambi sono ugualmente chiusi nella prigione della loro auto-referenzialità senza fine che è, per definizione, l’antitesi di tutto ciò che è spirituale.

L’opposto succede anche per quanto riguarda il sé permeabile e il suo meraviglioso rispetto per le connessioni ecologiche. Gli stadi più bassi del sé permeabile (come del sé che accentua l’agency) sono del tutto prepersonali, preconvenzionali ed egocentrici nelle loro posizioni – e queste posizioni sono precisamente quelle che principalmente contribuiscono alla spoliazione ecologica. La semplice comunione o permeabilità in se stessa non fa nulla per risolvere questo problema: diffonde solo il suo narcisismo, espande il suo egocentrismo, condivide in modo permeabile la sua patologia.

La comunione è “relazione interconnessa in una rete” di tutti gli elementi presenti in una data dimensione, ma Agape è la capacità di abbracciare insieme dimensioni verticali più profonde. Quando comprendiamo che comunione e Agape non sono la stessa cosa, allora diventa palese che il fatto di possedere un sé permeabile non è sufficiente, come immaginano queste femministe, per portare luce morale e salvezza nello sciagurato mondo dell’agency maschile. Al contrario, gli stadi meno profondi, egocentrici, del sé permeabile, insieme agli stadi meno profondi, egocentrici, del sé maschile (agency), sono le due facce del male del mondo e una di queste facce sorridenti porta scritto sopra la parola “donna”.

Spiritualità femminile
Le due differenze originarie di base nelle sfere di valori di maschi e femmine (il maschio tende verso agency e Eros, la femmina verso comunione e Agape), quando si dispiegano attraverso le strutture basiche della coscienza, sotto l’influenza di differenti visioni del mondo e differenti stadi tecno-economici, generano precisamente varie modalità di genere che sono stati osservate storicamente negli uomini e nelle donne.

Quest’approccio, “tutti-i-quadranti, tutti-i-livelli”, ci dà l’opportunità, credo, di mettere insieme un’enorme quantità di fattori molto importanti, anzi cruciali, nella trattazione di sesso e genere. Le strutture di base, neutre dal punto di vista del genere, si mettono in scena in modo diverso negli uomini e nelle donne, sulla base dei vari fattori dei quattro quadranti: le differenze ormonali, le visioni del mondo, i modi di produzione, le differenze di traslazione/trasformazione. Poiché i quattro quadranti interagiscono intimamente, nessun fattore può essere trascurato in una teoria di sesso e genere veramente integrale.

Credo che questo sia anche in relazione diretta con lo sviluppo spirituale. Il Volume Secondo della Trilogia del Kosmos presenterà una visione approfondita dei diversi tipi di sviluppo spirituale – in molti casi, decisamente differenti dai modelli maschili – di cui alcune sante, sciamane e yogini molto originali sono state le pioniere nel corso dei secoli. Queste pratiche femminili coinvolgono, in modo uniforme e interculturale, intense modalità spirituali che esprimono non soltanto comunione e permeabilità di traslazione, ma Agape trasformativa (un misticismo incarnato profondamente immanente, centrato sul corpo, discendente, involutivo). Esse presentano un’impressionante differenza rispetto alle modalità spirituali tradizionalmente ascendenti, trascendenti, basate sull’agency e guidate da Eros che sono tipiche degli uomini.

Ma queste pratiche spirituali orientate in senso più femminile sono ancora pratiche di profonda trasformazione, non di semplice traslazione. Queste mistiche ci permettono di fare una critica serrata alle teorie del sé “permeabile” che considerano spirituale la permeabilità in se stessa (come se comunione e Agape fossero la stessa cosa).

In altri termini, per poter manifestare una genuina coscienza spirituale, le donne devono lavorare duramente tanto quanto gli uomini. Come abbiamo sottolineato, “permeabile” e “spirituale” non sono neppure lontanamente sinonimi. Al contrario, soltanto gli stadi più elevati del sé permeabile sono veramente spirituali (spirito-come-spirito) e questi sviluppi evolutivi più profondi richiedono una pratica spirituale intensa e continua. Ma, mentre gli uomini hanno bisogno di trasformare il loro sé basato sull’agency, le donne devono trasformare il loro sé permeabile (da egoismo, a cura, a cura universale, a unione spirituale). Si tratta delle stesse sfere di coscienza in espansione (egocentrica, sociocentrica, mondocentrica, autenticamente spirituale), ma attraversate con stili differenti.

Quello che, in realtà, molte teoriche del “sé permeabile” intendono è questo: “Sono donna e, in virtù del mio sé permeabile, sono più spirituale degli uomini”. Le vere mistiche hanno dimostrato, invece, che, affinché le donne possano trasformare realmente i loro sé permeabili e non solo operare una diversa traslazione, occorre una gran quantità di intenso e profondo lavoro (così come avviene per gli uomini). Queste straordinarie mistiche dicono alle loro sorelle: “Bene, avete un sé relazionale, incarnato, permeabile. Ma, tenendo conto di questo dato, ecco cosa dovete ancora fare, con intensità e dedizione ardente e instancabile, per trasformare davvero quel sé e renderlo completamente trasparente alla Profondità del Divino”.

Alcune delle pratiche trasformative di queste donne eccezionali – che implicano quasi sempre prove fisicamente dolorose, poiché lo Spirito è fatto discendere dall’alto nel loro stesso essere corporeo, grazie ad Agape, che sostiene l’involuzione o incarnazione, e grazie alla sua instancabile compassione – sono così intense che diventa difficile persino leggerle; in ogni caso, esse non sono adatte alle persone pusillanimi e svergognano le pretese del “magnifico sé permeabile” a una spiritualità femminile puramente traslativa. Queste straordinarie praticanti spirituali sono fari risplendenti che mostrano cosa le donne devono fare se veramente vogliono trasformarsi in profondità, e non soltanto pretendere una superiorità basata sulla permeabilità.

Nello stesso tempo, non possiamo dimenticare che sia gli uomini sia le donne hanno entrambi accesso a agency e comunione, come a Eros e Agape. Quindi, il fatto che essi possano tendere, sulla base delle loro caratteristiche proprie, a mettere l’accento su un aspetto o sull’altro, non significa che appartengano a  specie differenti. Perciò, credo, abbiamo bisogno di guardare costantemente tanto alle profonde somiglianze quanto alle complesse differenze tra uomini e donne, e resistere alla pressione di far degenerare la discussione in una battaglia ideologica che voglia promuovere una predisposizione a discapito dell’altra.

Morale Maschile e Morale Femminile
L’ultimo e non poco delicato tema che ci rimane da trattare riguarda lo sviluppo morale. Molte femministe radicali ed ecofemministe pretendono continuamente, esplicitamente o implicitamente, che l’attitudine generale femminile sia in qualche modo più morale ed etica di quella maschile. Ma le ricerche femministe, di fatto, dimostrano qualcosa di diverso, e molto più affascinante.

Le femministe radicali ed ecofemministe mettono l’accento, in modo corretto secondo me, sul fatto che le donne tendono a dare importanza alle relazioni personali concrete (il “sé connesso”). E questo dato, che è reale, rende difficile, a quanto sembra, sviluppare il terzo più elevato stadio di sviluppo morale femminile della Gilligan – cioè, dallo stadio “etico convenzionale” al “metaetico postconvenzionale”. (Un altro modo in cui la Gilligan definisce questo passaggio è: dalla cura alla cura universale.)

Proprio perché tendono a rimanere attaccate alle relazioni personali e convenzionali, le donne trovano più difficile raggiungere gli stadi postconvenzionali e universali nel loro sviluppo femminile proprio (basato, cioè, sulle loro modalità relazionali e non su quelle maschili di agency). Conseguentemente, anche se utilizziamo il test di Jane Loevinger (elaborato originariamente basandosi soltanto su donne) troviamo che un numero maggiore di uomini raggiunge gli stadi più elevati. Gli uomini, poiché sono meno personalmente attaccati alle relazioni sociocentriche, trovano più facile assumere una visione di più ampio respiro universale e postconvenzionale, e quindi un numero maggiore di uomini raggiunge gli stadi morali universali e postconvenzionali di quanto non facciano le donne (anche quando le donne sono esaminate utilizzando la loro scala di valori).

In media, lo sviluppo maschile e femminile presenta uno iato molto interessante. Proprio come nei test che misurano il QI dove un numero maggiore di uomini ottiene le percentuali più basse o più alte rispetto alle donne (cioè, la maggior parte dei veramente stupidi e dei veramente intelligenti sono uomini), anche per quanto riguarda in generale le misurazioni dello sviluppo morale, gli uomini ottengono le più alte o le più basse percentuali rispetto alle donne. Di nuovo, le donne sembrano gravitare attorno alle relazioni personali e convenzionali, e hanno più difficoltà a passare dalla comunione convenzionale (cura) alla comunione postconvenzionale (cura universale, “metaetica postconvenzionale” della Gilligan).

Gli uomini, dal canto loro, a causa della loro attitudine preminentemente fondata sull’agency, tendono a gravitare su entrambi i lati del crinale convenzionale: molti di loro raggiungono lo stadio mondocentrico postconvenzionale dell’abbraccio universale, ma molti rimangono anche a livello preconvenzionale ed egocentrico. Per ogni Abraham Lincoln e Mahatma Gandhi ci sono un Charles Manson e Son-of-Sam. Storicamente, questo ha fatto sì che gli uomini siano stati tanto luminosi fari di morale e di spiritualità, quanto in assoluto i più perversi e malvagi animali che abbiano mai camminato sulla faccia della terra.

Ma la questione è, ancora una volta, che non basta possedere la comunione femminile opposta all’agency maschile, per rendere le donne più spirituali e morali. Infatti, questo può rallentare la loro crescita verso le dimensioni universali e globali (spirituali e morali), e può in realtà distorcere qualunque cosa somigli a una posizione universale genuinamente ecologica (cosa che chiama in causa uno dei principi centrali dell’ecofemminismo, cioè la superiorità intrinseca della donna per quanto riguarda la biosfera).

Ma la conclusione, in ogni caso, è che il sé femminile basato sulla comunione ha bisogno di tanto lavoro quanto il sé maschile basato sull’agency, talvolta anche di più, per poter passare dall’egoismo, alla cura sociocentrica, alla cura universale mondocentrica, e poi rimanere aperto alla radiosità del Divino. Le donne, come gli uomini, affrontano anni, spesso decenni, di sangue, sudore, lacrime e tribolazioni prima di poter pretendere il loro diritto di nascita spirituale.