Volontà e destino (2009)

Volontà e destino, Nella trama del cosiddetto destino, accade ciò che vuole il Sé, non ciò che vuole il nostro io. L'autoindagine conduce all'ovvio riconoscimento che il Sé è coscienza-consapevolezza mentre l'io è un oggetto creato dalla mente attraverso il pensiero e la memoria con cui ci identifichiamo.
Ci si accorge che quest'io paradossalmente è un involucro della coscienza e che la coscienza quando incarna questa prospettiva percepisce aspetti della propria vera natura (oltre le gabbie dell'io) come entità o stati altri da sé. Da ciò nasce il dualismo dello spirito.

Meditare per mettere ordine nella babele delle parole e riflettere sui significati che emergono dal silenzio.

In sanscrito Shakti significa: energia, volontà o potere. Shakti è la Madre divina, matrice di ogni forma, consorte di Shiva che è Pura Consapevolezza. Il loro abbraccio è quello tra il vuoto e la forma.

Il sentiero sembra attraversare inevitabilmente la dolorosa fase della disillusione più profonda, prima di condurre alla verità. L'uomo che sperimenta l'Atman-Brahman, facilmente cade nell'illusione di onnipotenza ma poi è costretto a confrontarsi con i propri limiti, dolore e sofferenza lo spingono oltre alla condizione contingente, alla sofferenza umana al mistero dell'essere. Solo quando scopre una 'legge eterna e spontanea della vita' (Sanatan Dharma) a cui conformarsi, la libertà e la fine della sofferenza sono possibili nel sue rendersi servitore del processo cosmico. Atto spontaneo e sacrificio dell'io.

L'Atman medita sull'Atman, quando l'atto di meditare svanisce rimane solo l'Atman.

Dott. Filippo Falzoni Gallerani