tratto da: "L'Io Trasparente" - 2005 - pagg. 4/5 Introduzione

Quando cerco di dare risposte ai problemi dell'esistenza e migliorare la vita di chi mi legge, come di chi ora sta scorrendo queste righe, mi accorgo che, quando si cerca di definire l'essenziale, il linguaggio conduce sempre a paradossi e a verità parziali. Mi domando seriamente, quindi, se esista un insegnamento e se esso possa essere trasmesso a cuor leggero, quando, non solo ne riconosciamo la parzialità intrinseca, ma sappiamo pure che esso sarà recepito diversamente secondo la situazione psicologica e il livello di chi legge. Infatti, oltre all'aspetto filosofico profondo relativo all'ineffabilità della vita e ai limiti del pensiero, anche nelle comunicazioni più semplici ci si può rendere conto che ciò che è sostanziale per qualcuno è insignificante per altri, e ciò che è giusto in una situazione è sbagliato in altre. Maestri e filosofi hanno sostenuto teorie opposte, entrambe "vere" e confermate da chi le sperimentava. Troviamo verità che si contraddicono non solo in filosofia, o nella molteplicità delle situazioni dell'esistenza, ma persino nell'osservazione del mondo fisico. Così anche la scienza si trova di fronte all'inafferrabile, o per lo meno a qualcosa che non è riducibile a una interpretazione univoca, per esempio come quando osservando un elettrone notiamo che esso ci appare come onda o come particella secondo il modo in cui l'osserviamo per cui, se lo vediamo come onda, non possiamo vederlo come particella e viceversa. La fisica quantistica ha aperto prospettive rivoluzionarie in questo senso.
Il punto di vista da cui si osserva la realtà offre verità diverse, che spesso appaiono inconciliabili. E, del resto, il principio di fallibilità è alla base della scienza stessa, perché è riconosciuto il limite intrinseco di qualunque teoria che cerchi di tratteggiare solo un aspetto dell'incommensurabile Tutto.
Nella vita di ogni giorno possiamo osservare come persino parole di buon senso possono essere nocive se rivolte a chi del "buon senso" è tanto schiavo da non osare esprimere comportamenti liberatori e creativi per eccesso d'autocontrollo. Per certi tipi di persone troppo stoiche è bene riuscire a comprendere ed esprimere un po' di edonismo, mentre a molti epicurei mancano delle doti stoiche che farebbero bene a considerare.
Fortunatamente, oltre la ragnatela del pensiero e delle parole, la mente intuitiva permette di riconoscere la verità inesprimibile che integra gli opposti, e così, mentre il cervello è impegnato a cercare di scrivere qualcosa di coerente, accadono momenti in cui, come risvegliati da un sogno, ci troviamo liberi dal pensiero, che appare trasparente come una rete d'illusioni e, nella consapevolezza momento per momento in cui scompare l'io diviso, siamo davvero a contatto con la verità ineffabile. Lo scrivere accade allora senza bisogno di pensiero o sforzo. Appena ci fermiamo ad analizzare questo stato per poi provare a tradurre in parole sulla pagina l'attimo eterno in cui l'io è trasparente, tutto appare di nuovo difficile da definire perché distaccandoci da esso lo perdiamo e le parole non lo possono contenere.
Succede poi che cercare di raggiungere questo stato naturale attraverso uno sforzo volontario si riveli un modo molto efficace per allontanarlo.


Dott. Filippo Falzoni Gallerani