Gesù: la sua religione o la religione che parla di lui? - A. Watts

Qualche anno fa, avevo appena finito un discorso in televisione quando uno degli annunciatori mi si avvicinò e disse: «Se si deve credere che questo universo è nelle mani di un Dio intelligente e benevolo, non pensa che Egli ci avrebbe fornito un'infallibile guida di comportamento e la verità sull'universo?» Naturalmente io sapevo che quella persona per guida infallibile intendeva la Bibbia. Così risposi: «No, proprio per niente, perché penso che un Dio d'amore non darebbe ai Suoi figli qualcosa che farebbe marcire il loro cervello». Se avessimo una guida infallibile non penseremmo mai per conto nostro e perciò la nostra mente si atrofizzerebbe. E come se mio nonno mi avesse lasciato un'eredità di un milione di dollari; sono contento che non sia andata così. Perciò dobbiamo iniziare qualsiasi discussione sul significato della vita e degli insegnamenti di Gesù con uno sguardo alla spinosa questione dell'autorità, in particolar modo dell'autorità delle Sacre Scritture. Soprattutto negli Stati Uniti c'è un enorme numero di persone che sembra credere che la Bibbia sia scesa dal cielo, portata da un angelo, nell'anno 1611, cioè quando la cosiddetta versione King James, o più correttamente, la Versione Autorizzata della Bibbia, venne tradotta in inglese. Avevo uno zio un po' pazzo che credeva che ogni parola della Bibbia fosse letteralmente vera, comprese le note a margine. Qualsiasi data indicata in queste note (per esempio, che il mondo è stato creato nel 4004 a.C.) egli credeva fosse parola di Dio. Un giorno stava leggendo un passaggio nel Libro dei Proverbi e vi trovò una parola disdicevole; da allora in poi non ne ha voluto più sapere. Fino a che punto si può diventare protestante? La questione dell'autorità necessita di essere capita. lo non pretendo di avere nessuna autorità in ciò che vi dico, ad eccezione dell'autorità della storia. Naturalmente si tratta di un'autorità molto incerta; ciò nonostante, dal mio punto di vista, i quattro Vangeli devono essere considerati, nell'insieme, come documenti storici. Voglio perfino riconoscere i miracoli: di norma, infatti, essendo io una persona profondamente influenzata dal buddhismo, non ritengo i miracoli particolarmente impressionanti. Le tradizioni dell'Asia (l'induismo, il buddhismo, il taoismo e così via) sono piene di storie di miracoli, che vengono accettati con grande facilità. Nessuno, me compreso, pensa che siano segni particolari. Sono solo dovuti al potere psichico. Naturalmente noi occidentali, grazie alla scienza e alla tecnologia, abbiamo compiuto cose strabilianti. Potremmo far saltare in aria l'intero pianeta. Nemmeno i maghi tibetani hanno immaginato di fare gesta del genere. E' per questo che il crescente interesse per i poteri paranormali, che io chiamo 'psicotecniche', mi fa un po' paura: abbiamo combinato già tanti pasticci con la tecnica ordinaria che solo il cielo sa che cosa faremmo se ci impadronissimo della psicotecnica e cominciassimo a risuscitare i morti, a prolungare la vita in modo intollerabile e a realizzare tutto quello che desideriamo.
In due parole, l'idea dei miracoli è semplicemente questa: immaginate di essere Dio e di poter avere perciò tutto quello che volete. Dopo qualche tempo, comincereste a dire: «E' noioso sapere in anticipo ciò che succederà». A un certo punto vi verrebbe una gran voglia di una sorpresa. Ed ecco che vi trovate seduti in questa chiesa, stasera, come esseri umani. Sì, i miracoli sono probabilmente possibili e per la verità non mi interessano granché. Se leggiamo gli scritti dei primi padri della Chiesa, i grandi teologi come san Clemente, Gregorio di Nissa, san Giovanni Damasceno e perfino san Tommaso d'Aquino, troviamo che per loro i miracoli sono un dato di fatto e quindi non ne parlano. Non sono interessati neppure alla storicità della Bibbia. A loro importa il significato più profondo. E allora vedono nella storia di Giona e della balena una prefigurazione della resurrezione di Cristo. Perfino quando parlano della resurrezione di Cristo, non si curano della chimica o della fisica di un corpo risorto. Ciò che a loro interessa è l'idea metafisica: la resurrezione del corpo ha qualcosa da dire sul significato del corpo fisico; scoprono cioè che il corpo fisico non è qualcosa senza valore, qualcosa di non spirituale, ma è un oggetto dell'Amore Divino. Perciò non mi occuperò della veridicità dei miracoli. Mi sembra completamente fuori bersaglio.
Come dicevo prima, considero i quattro Vangeli (e quindi anche il Vangelo di Giovanni), nell'insieme, un buon documento storico, tanto quanto ogni altro documento storico che abbiamo di quel periodo. E di moda considerare il Vangelo di Giovanni il più recente. Verso la fine del secolo scorso i maggiori critici del Nuovo Testamento datarono il Vangelo di Giovanni intorno al 125 d.C., per una ragione molto semplice. Quei critici presumevano che gli insegnamenti essenziali di Gesù non potessero includere una complicata teologia mistica. Dunque, affermarono: «Deve essere più tardo». Ma in realtà nel testo del Vangelo di Giovanni la topografia di Gerusalemme e i riferimenti al calendario ebraico sono più precisi di quelli contenuti negli altri tre libri di Matteo, Marco e Luca. Quindi mi sembra assolutamente logico presumere che Giovanni registrasse gli insegnamenti esoterici che Gesù impartiva ai suoi discepoli e che Matteo, Marco e Luca prendessero nota delle lezioni più essoteriche che Gesù dava a tutti.
Che cosa si può dire dell'autorevolezza di queste Scritture? Molte persone non sanno nemmeno in che modo siamo arrivati ad avere la Bibbia come testo sacro. Noi occidentali la possediamo grazie alla Chiesa cattolica, che ha raccolto e coordinato i libri del Nuovo Testamento e ha adottato i testi del Vecchio Testamento. Così, è stata la Chiesa cattolica a diffondere la Bibbia, dicendo: «Vi diamo queste Scritture in base alla nostra autorità e attraverso l'autorità della tradizione informale che è sempre stata tra di noi sin dall'inizio e che è stata ispirata dallo Spirito Santo». Dunque, storicamente, abbiamo ricevuto la Bibbia perché la Chiesa ha deciso così.
La Chiesa cattolica sostiene perciò, parlando collettivamente sotto la presunta guida dello Spirito Santo, di avere l'autorità di interpretare la Bibbia e noi non possiamo fare altro che prendere o lasciare. E ovvio che l'autorevolezza della Bibbia non è, prima di tutto, basa sulla Bibbia stessa. Pure io posso scrivere una Bibbia e affermare che è veramente la parola di Dio che ho ricevuto direttamente, e voi siete liberi di prestarmi fede o no. Gli induisti credono che i Veda siano una rivelazione divina e sono ispirati da altrettanto fervore religioso come lo sono i cristiani o gli ebrei. I musulmani credono che il Corano sia di ispirazione divina e alcuni buddhisti credono che i loro Sutra siano anch'essi di origine divi¬na, o per dire meglio, siano stati dati da Buddha stesso. I giapponesi credono che gli antichi testi dello scintoismo siano similmente di origine divina. Chi può giudicare? Se vogliamo discutere su quale versione della verità sia quella corretta finiremo fatalmente in una disputa in cui pubblico ministero e giudice sono la medesima persona; nessuno vorrebbe una cosa del genere, in caso dovesse comparire in tribunale. Se affermassi che Gesù Cristo è l'essere più grande mai apparso sulla terra, in base a che cosa lo direi? Ovviamente esprimerei il mio giudizio personale, basandomi sui principi che mi sono stati inculcati, in quanto sono cresciuto in una cultura cristiana. Non esiste una persona imparziale che può decidere quale sia la migliore tra tutte le religioni, perché ogni individuo, in un modo o nell'altro, è stato influenzato da una di esse. Così, se la Chiesa asserisce che la Bibbia è vera, la valutazione finale spetta al singolo individuo. Credete alla Chiesa o no? Se nessuno le crede, è assolutamente chiaro che la Chiesa non ha nessuna autorità, perché è sempre la gente la fonte dell'autorità. Ecco perché Charles de Tocqueville disse che il popolo riceve il governo che si merita. Qualcuno potrebbe obiettare: «Ma è Dio stesso che possiede l'autorità». Come lo dimostriamo? E' una nostra opinione. Al che, quella medesima persona potrebbe controbattere: «Aspettate e vedrete. Il giorno del Giudizio Universale sta per arrivare e allora capirete chi è l'autorità». Sì, ma per il momento il Giorno del Giudizio non è in vista. Anche questa è solo una nostra opinione. Non c'è modo di trovare una risposta reale: dobbiamo rifarci alle opinioni di altri, opinioni che noi facciamo nostre. Io non voglio negare a nessuno il diritto di esprimere il proprio parere. Potete certamente credere che la Bibbia sia vera alla lettera e che sia stata effettivamente dettata da Dio a Mosè, ai profeti e agli apostoli. Questa può essere la vostra opinione e voi siete liberi di averla.
Ma io non sono d'accordo con voi. Per un certo verso, credo che la Bibbia sia ispirata dal Divino. Però, per me, l'ispirazione è qualcosa di completamente diverso dal ricevere un messaggio dettato da un'autorità onnisciente. Io penso che l'ispirazione arrivi raramente in parole. Infatti, quasi tutte le parole scritte mediante scrittura automatica, per un impulso paranormale, mi sembrano piuttosto povere. Quando le persone dotate di questi poteri scrivono sulla profondità dei misteri (invece di dirvi che malattia avete o chi è stata vostra nonna), diventano superficiali. La filosofia comunicata attraverso i poteri paranormali non è mai così interessante come quella su cui si è meditato a lungo.
L'ispirazione divina, comunque, non è questo tipo di comunicazione verbale o paranormale. Un esempio di ispirazione divina è quella che, per ragioni che non possiamo capire, ci spinge ad amare la gente. L'ispirazione divina è saggezza ed è molto difficile da esprimere in parole. E un'esperienza mistica. Una persona che scrive dopo aver vissuto una tale esperienza potrebbe essere definita una persona ispirata da! Divino. L'ispirazione può arrivare in sogno oppure attraverso messaggi archetipici dall'inconscio collettivo, tramite il quale si potrebbe dire che opera lo Spirito Santo. Ma poiché l'ispirazione è sempre trasmessa per mezzo di un veicolo umano, essa è soggetta a essere distorta da tale veicolo. Io vi sto parlando con un sistema sonoro, ma se vi fosse qualcosa che non funzionasse, qualsiasi verità esprimessi verrebbe distorta. Sarebbe falsata la mia voce e voi fraintendereste ciò che voglio dire. Similmente, tutti quelli che ricevono un'ispirazione divina la esprimono nella lingua che conoscono. Per lingua non intendo soltanto l'inglese, l'italiano, il latino, il greco, l'ebraico o il sanscrito. Con il termine 'linguaggio' mi riferisco ai concetti che l'uomo ha a disposizione: inevitabilmente, dunque, l'essere umano si esprime attraverso i concetti della religione in cui è cresciuto.
Ora, supponiamo di essere stati educati in un paese cristiano. Tutto quello che sappiamo della religione ci proviene dal cristianesimo; se perciò qualcuno avesse un'esperienza mistica del tipo in cui improvvisamente ci si accorge di essere uno con Dio, questa persona si alzerebbe e direbbe: «Sono Gesù Cristo». Ma la cultura in cui viviamo non permette assolutamente un'affermazione del genere. La gente confuterebbe: «Non sembri Gesù Cristo che ritorna, perché le Scritture dicono che quando Gesù ritornerà, apparirà nei cieli insieme con legioni di angeli. Non ci pare che questo sia il tuo caso. Sei sempre il vecchio Mario Rossi che abbiamo conosciuto anni fa, anche se ora dici di essere Gesù Cristo». «Beh,» replicherebbe Mario Rossi, «anche quando Gesù Cristo diceva di essere Dio, nessuno gli credeva.» Ma Gesù diceva di essere Dio perché stava cercando di esprimere ciò che gli era accaduto nei termini di un linguaggio religioso legato alla sacra Bibbia. Non aveva mai letto le Upanishad, né il Sutra di Diamante. Non aveva mai letto nemmeno il Libro Tibetano dei Morti, o l'I Ching, o Lao-tzu. Ma se Gesù e la sua cultura, cioè la società in cui viveva, avessero letto le Upanishad, non avrebbero avuto difficoltà nel capire la sua affermazione di essere Dio.Perché nelle Upanishad è scritto che noi tutti siamo incarnazioni di Dio; anche se, è vero, non intendono la stessa cosa che vogliono dire gli ebrei con il concetto 'Dio' e naturalmente non si servono di questa parola, ma usano il termine Brahman. Il Brahman non è personale né impersonale. Io direi che il Brahman è superpersonale. Brahman non è né maschile né femminile. Brahman non è il creatore del mondo (quest'ultimo concepito come qualcosa di inferiore e soggetto al Brahman) ma è l'attore del mondo, colui che recita tutti i ruoli. Come un attore immerso nella parte, lo spirito divino è talmente coinvolto nel ruolo che ne rimane ammaliato. Anche tutto questo fa parte del gioco: l'essere stregati al punto di credere: io sono quel ruolo.
Quando eravate neonati sapevate chi eravate. Gli psicanalisti definiscono tale stato sensazione oceanica. Per la verità, agli studiosi questa constatazione non piace molto, ma devono ammettere che il neonato non è in grado di fare una distinzione tra il mondo e la maniera in cui si comporta nel mondo. Per lui è un processo unico: e, in realtà, le cose stanno proprio così. Tuttavia, molto in fretta ci viene insegnato ciò che siamo e ciò che non siamo. Impariamo velocemente che cosa sia volontario e che cosa sia involontario, perché ci possono punire per le cose volontarie ma non per quelle involontarie. Così, disimpariamo ciò che sapevamo all'inizio. E nel corso della vita, se siamo fortunati, riscopriamo chi siamo veramente: che ognuno di noi è ciò che in arabo o in ebraico verrebbe definito Figlio di Dio. L'espressione 'Figlio di' significa 'della natura di', come quando apostrofate qualcuno 'figlio di buona donna'. Così, Figlio di Dio vuol dire 'persona divina', un essere umano che ha la natura di Dio e ne è consapevole.
La mia ipotesi o opinione è che Gesù di Nazareth sia stato un essere umano come Buddha, Sri Ramakrishna, Ramana Maharshi, i quali negli anni dell'adolescenza hanno avuto esperienze colossali di ciò che chiamiamo 'coscienza cosmica'. Non bisogna appartenere a un tipo particolare di religione per sperimentarla. Può accadere a tutti, in ogni momento, come quando ci si innamora. Questa esperienza, ovviamente, può essere di un livello più o meno elevato a seconda dei casi, ma esiste in tutto il mondo e quando accade a voi, lo sapete. Talvolta succede dopo una lunga pratica di meditazione e di disciplina spirituale; altre volte invece avviene senza una ragione precisa. Diciamo che è la grazia di Dio. Allora nasce la certezza che fino a quel momento avevamo frainteso la nostra identità. Io non sono semplicemente il vecchio Alan Watts; questo è completamente superficiale. Invece scopro di essere l'espressione di qualcosa di eterno, un nome che non può essere pronunciato, come il nome di Dio era tabù per gli ebrei. Io sono, e improvvisamente capisco esattamente perché ogni cosa è così com'è. Tutto diventa perfettamente chiaro. Inoltre, non sento più nessun confine tra ciò che faccio e ciò che mi succede. Sento che ogni cosa che avviene è una mia azione né più né meno come è una mia azione il respirare. Siete voi che respirate o vi accade? Potete percepirlo in entrambi i modi. C'è questo grande evento che sta succedendo. Se nelle retrovie della mente sapete come si chiama, direte che questo evento è Dio, o la volontà di Dio, o l'opera di Dio. Se non avete in mente un nome preciso, potete dire insieme con i cinesi: «E' lo scorrere del Tao». O se siete induisti, direte: «E la màyâ del Brahman». Mâyâ vuol dire potere magico, l'illusione creativa, il gioco.
Capite bene, dunque, perché gli individui a cui succede una simile esperienza si sentano sinceramente ispirati. Molto spesso vengono pervasi da un sentimento di profondo calore umane, perché vedono il Divino negli occhi di tutti. Quando il grande mistico induista-musulmano Kabir era già molto vecchio, guardava le persone attorno a lui e chiedeva: «A chi devo predicare?» Vedeva l'Amato negli occhi di tutti. Talvolta anch'io guardo negli occhi delle persone e vedo che possiedono la stessa Presenza nelle loro profondità. Eppure l'espressione sui visi sta chiedendo: «Chi, io?» E divertente, ma è proprio così: ognuno sta svolgendo un ruolo essenziale in questo colossale teatro cosmico. La presenza dell'Amato pervade talmente tutto e tutti che la si può percepire anche in gente che ci è molto antipatica.
Supponiamo ora che Gesù avesse avuto un'esperienza del genere. Come ho detto, queste esperienze hanno vari livelli di intensità. La sua poteva essere stata una di quelle veramente forti. Dalle parole di Gesù, soprattutto quelle riportate nel Vangelo di Giovanni, qualsiasi studioso di psicologia della religione deduce facilmente che tale esperienza deve senz'altro aver avuto luogo, o perlomeno deve essere successo qualcosa che le somiglia molto. Tuttavia Gesù aveva una limitazione: non conosceva altre religioni oltre a quelle del Vicino Oriente. Forse sapeva qualcosa sulla religione egiziana e su quella greca, ma conosceva soprattutto quella ebraica.
Coloro che pensano che Gesù fosse Dio presumono che Egli dovesse essere onnisciente. Tuttavia, san Paolo ci dice chiaramente nella sua Epistola ai Filippesi che Gesù rinunciò ai poteri divini per essere uomo.
«Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono di Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte.» I teologi definiscono questa spoliazione kenosis, che vuol dire appunto 'svuotarsi del proprio sé'. E' ovvio che un essere onnipotente e onnisciente non sarebbe mai stato realmente un uomo.
Persino se prendiamo in considerazione la dottrina cattolica ortodossa sulla natura di Cristo (vale a dire che Gesù era vero Dio e vero uomo), dobbiamo dire che per un vero Dio essere unito a un vero uomo significa che il primo deve volontariamente rinunciare a qualcosa: all'onniscienza, all'onnipotenza e all'onnipresenza.
Come è scritto nel Vangelo di Giovanni, Gesù aveva detto ad alcuni discepoli scelti: «Prima che Abramo fosse, lo sono». «Io sono la via, la verità e la vita.» «Io sono la resurrezione e la vita.» «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.» Io e il Padre siamo Uno. «Chi ha visto me, ha visto il Padre.» Questo linguaggio non può essere frainteso. Gli ebrei non capirono ciò che Gesù intendeva dire e lo uccisero, ovvero lo fecero uccidere, per blasfemia. Ma questo non deve causare un risentimento particolare nei confronti degli ebrei, perché è sempre stato così, anche presso altri popoli. E' successo, per esempio, a un grande mistico sufi della Persia che visse la stessa esperienza.
Allora, come è andata la storia nel caso di Cristo? Gli apostoli non hanno capito il punto. Sono sempre stati pieni di riverenza nei confronti dei miracoli di Gesù e lo hanno venerato come la gente venera un guru (sapete bene fino a che punto si può arrivare). Perciò i cristiani dissero: «Gesù di Nazareth era il Figlio di Dio. Ma fermiamoci a lui: nessun altro è come lui». E così misero Gesù sopra un piedistallo, cioè in una posizione elevata e sicura, di modo che la sua esperienza di coscienza cosmica e i problemi che ne derivarono non si sarebbero ripetuti un'altra volta e non avrebbero più recato noie a nessuno. Coloro che ebbero la medesima esperienza e la raccontarono ai tempi in cui la Chiesa deteneva il potere politico vennero quasi invariabilmente perseguitati. Giordano Bruno fu bruciato sul rogo. Giovanni Scoto Eriugena fu scomunicato. Le tesi di Meister Eckhart furono condannate e così via. Alcuni mistici se la cavarono, ma solo perché usarono un linguaggio molto prudente.
Quindi, vedete che cosa succede? Se mettete Gesù sopra un piedistallo, strangolate il Vangelo dalla nascita. Vangelo significa 'buona novella' ma io non riesco proprio a pensare dove sia la buona novella nel Vangelo così come è arrivato a noi. C'è la rivelazione di Dio in Cristo, in Gesù, e a noi viene richiesto di seguire la sua vita e il suo esempio, ma senza avere il vantaggio di essere figli del capo. La tradizione del fondamentalismo cattolico e protestante ci presenta Gesù come un fenomeno, nato da una vergine, il quale sa di essere il Figlio di Dio, di avere il potere di compiere miracoli, ed è perfettamente consapevole del fatto che è impossibile ucciderlo per davvero, visto che alla fine risusciterà. Noi sappiamo che nessuna di queste cose ci riguarda, però ci viene chiesto di caricarci sulle spalle la nostra croce e di seguirlo. E così, ecco che cosa succede: ci viene fornito un Vangelo che è, di fatto, una religione impossibile. E' impossibile seguire la via di Cristo e molti cristiani lo ammettono: «Sono un miserabile peccatore. Non riesco a imitare l'esempio di Cristo». Il cristianesimo ha istituzionalizzato la colpa come una virtù. E ovvio che non riusciremo mai a raggiungere il livello di Gesù e perciò abbiamo sempre presente davanti a noi questa manchevolezza. Più la percepiamo, più ci accorgiamo del profondo abisso che c'è tra l'uomo e Cristo. Possiamo andare a confessarci e se abbiamo un confessore buono, caro e comprensivo, non si arrabbierà con noi. Ci dirà invece: «Figlio mio, sai di avere gravemente peccato, ma devi renderti conto che l'amore di Dio e di nostro Signore Gesù Cristo è infinito e che naturalmente sei perdonato. Come segno di ringraziamento, recita tre Ave Maria». Possiamo aver commesso un omicidio, rapinato una banca, fornicato a destra e a manca e così via, e sentirci terribilmente male per quanto abbiamo fatto («Ho ferito Gesù, ho addolorato lo Spirito Santo!»), ma sappiamo anche, in fondo alla nostra mente, che ricominceremo da capo. Non possiamo farci niente. Ci proviamo e falliamo e il senso di colpa sarà sempre più grande: questo è il cristianesimo della maggior parte delle persone.
C'è però anche un cristianesimo molto più sottile: quello dei teologi, dei mistici e dei filosofi. Vi garantisco che non è quello che viene predicato dai pulpiti, da Billy Graham e da coloro che io definisco fondamentalisti cattolici e protestanti. Come potrebbe essere dunque il vero Vangelo? La vera buona novella non è semplicemente che Gesù di Nazareth era il Figlio di Dio, ma che era un potente Figlio di Dio venuto ad aprire gli occhi di tutti alla verità che ognuno di noi è un potente figlio o figlia di Dio. Questo fatto è perfettamente chiaro se leggiamo il trentesimo versetto del decimo capitolo del Vangelo di Giovanni, dove Gesù dice: «Io e il Padre siamo Uno». Quando afferma ciò, vi sono attorno a Lui alcuni individui che non sono discepoli intimi e che ne rimangono scandalizzati. Raccolgono immediatamente alcune pietre per lapidarlo. Ma Gesù chiede: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?» Quelli rispondono: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». E Gesù, citando il Salmo 82, replica: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata) come potete dire a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio?»
C'è tutto un mondo in queste poche parole. Se leggete la Bibbia inglese, la cosiddetta King James Bible (la versione discesa con l'angelo) vedete che le parole Figlio di Dio, il Figlio di Dio, sono in corsivo. La maggior parte della gente pensa che con il corsivo si sia voluto dare maggiore enfasi, ma non è vero. Il corsivo sta per le parole interpolate dai traduttori, perché il testo originale greco non è scritto così. Dice: «(Un) figlio di Dio». Mi sembra evidente che anche Gesù non si riferisca unicamente a se stesso quando asserisce: «Io sono la via. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». Questo 'io sono', questo 'me', è il Divino dentro ciascuno di noi, quello che in ebraico si tradurrebbe 'il Signore', Adonai. Si è speculato molto sull'argomento, da parte degli ebrei esoterici, dei cabalisti e dei chassidim.
La Conoscenza è stata continuamente repressa, attraverso l'intera storia della religione occidentale, perché tutte le religioni hanno adottato la forma di monarchie celesti, scoraggiando perciò la democrazia nel regno dei cieli. La conseguenza degli insegnamenti dei mistici tedeschi e fiamminghi del XV secolo ha portato alla nascita di movimenti come quelli degli anabattisti, dell'Unità dei Fratelli, dei quaccheri e di altri. Questi movimenti spirituali arrivarono negli Stati Uniti e contribuirono alla fondazione di una repubblica e non di una monarchia. Come si può dire che una repubblica sia la migliore forma di governo se si è convinti che l'universo è una monarchia? E ovvio che se Dio è in cima alla monarchia, questa è la migliore forma di governo. Eppure, molti cittadini americani che pensano di dover credere che l'universo sia una monarchia sono in continuo conflitto con la repubblica. E' soprattutto da cristiani bianchi e razzisti che proviene la minaccia di fascismo nel nostro paese, perché questi hanno una religione militante, che non è la religione di Gesù. La sua religione era la realizzazione della divinità nell'uomo, mentre la religione su Gesù lo mette sopra un piedistallo dicendo che soltanto quest'uomo, di tutti i figli nati da una donna, era divino. La religione cristiana parla di sé come di una Chiesa militante. «Avanti, soldati cristiani, marciate come se foste in guerra». E' assolutamente esclusiva, convinta ancora prima di studiare le dottrine di qualsiasi altra religione, di essere la prima. E così diventa una religione di fenomeni strani, proprio come essa stessa ha fatto di Gesù una specie di fenomeno, insistendo nell'affermare che era un uomo fuori del normale.
Rivendica la propria unicità e non si accorge che ciò che insegna sarebbe molto più credibile se fosse veramente cattolico, cioè universale, se riaffermasse le verità conosciute da tempi immemorabili e rivelate in tutte le culture del mondo. Suppongo che un protestante liberale direbbe: «Sì, anche queste altre religioni sono molto buone. Indubbiamente Dio si è rivelato attraverso Buddha e Lao-tzu, ma nessuna di esse è la religione suprema». Ora, possiamo essere leali verso Gesù come lo siamo verso il nostro paese, ma non serviamo il paese se pensiamo che esso sia necessariamente il migliore di tutti. E un cattivo servizio che gli facciamo, perché rifiutiamo di essere critici quando la critica è appropriata. La stessa cosa vale per la religione. Ogni religione dovrebbe essere autocritica. Altrimenti degenera rapidamente in presunzione ipocrita. Quando applichiamo una critica reale alla religione su Gesù, vediamo che egli non parlava di un evento strano, straordinario, storico, ma con una voce che si è unita ad altre voci, prima di lui, in altri luoghi e in altri tempi, ha detto: «Svegliatevi! Svegliatevi e siate consapevoli di chi siete».
Io non penso che la Chiesa diventerà profonda fino a quando non comincerà a parlare dei veri insegnamenti di Gesù. Invece, il protestantesimo e il cattolicesimo popolare non dicono nulla sulla religione mistica. Il messaggio del pastore, del sacerdote, per cinquantadue domeniche l'anno è: «Cari fratelli, siate buoni». Lo abbiamo sentito fino alla nausea. Magari, occasionalmente, ci hanno propinato un sermone su ciò che succede dopo la morte, oppure sull'essenza di Dio, ma la predica fondamentale ripete: «Siate buoni». In realtà, il vero interrogativo è: come possiamo cambiare in meglio senza aver vissuto un'esperienza religiosa? E con questo intendo dire qualcosa di molto più profondo che non l'emozione che si può provare sentendo o cantando le parole dell'inno: «Avanti, soldati cristiani».
Il problema delle nostre vicende ecclesiastiche è che in realtà gestiamo una bottega di chiacchiere. Preghiamo, diciamo a Dio che cosa deve fare o gli diamo qualche consiglio, come se Egli ne avesse bisogno. Ma andiamo a leggere le Scritture. Gesù disse: «Voi scrutate ogni giorno le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna». San Paolo fece qualche strano riferimento allo «spirito che dà la vita, mentre la parola uccide». Io penso che la Bibbia dovrebbe essere cerimonialmente e con grande riverenza bruciata a ogni Pasqua, nella fiducia che non ne abbiamo più bisogno, perché lo spirito è con noi. È un libro pericoloso e venerarlo è un'idolatria molto più pericolosa che inchinarsi davanti a immagini in legno o in pietra. Nessuno può ragionevolmente scambiare un'immagine di legno per Dio, ma si può confondere con facilità un insieme di idee con Dio, perché i concetti sono più rarefatti e astratti.
Questo infinito parlare e predicare nelle chiese non porta generalmente a nulla, ma provoca un senso di ansia e di colpa. Non è possibile amare, avendo come base questi complessi. Nessun rimprovero, nessuna dimostrazione razionale sul modo corretto di comportarsi può ispirare sentimenti d'amore nella gente. Deve accadere un'altra cosa. Ma, voi direte: «Che cosa dobbiamo fare allora?» Non avete fede? Dunque, state zitti. Ma, nemmeno i quaccheri rimangono in silenzio, in un silenzio interiore. Nei loro incontri stanno seduti e pensano. Supponiamo invece di essere veramente silenti e di arrestare il chiacchiericcio mentale. Questa idea non ci piace granché e tendiamo a dire: «Si cade in uno spazio vuoto». Ma, avete mai provato?
In conclusione, sento che è molto importante che le chiese smettano di essere botteghe di chiacchiere. Devono diventare luoghi di contemplazione. Che cosa è la contemplazione? E ciò che si fa nel tempio. Non si va al tempio per chiacchierare, ma per stare in silenzio e sapere che «Io sono Dio». Ecco perché, se la religione cristiana, il Vangelo di Cristo deve significare qualcosa (invece di essere soltanto una delle religioni dimenticate, come per esempio il mitraismo), dobbiamo vedere Cristo come il grande mistico, nel vero senso della parola. Un mistico non è qualcuno che detiene ogni sorta di poteri magici. Un mistico è una persona che realizza l'unione con Dio. Questo mi sembra il punto cruciale, il messaggio del Vangelo, riassunto nella preghiera (citata in Giovanni) che Gesù pronuncia davanti ai suoi discepoli: «Siate anche voi una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola». Un augurio: che tutti possiamo realizzare la divinità che è in noi, la fusione con l'Uno, l'identità fondamentale con l'eterna energia dell'universo, "l'amore che muove il sole e le altre stelle".

Alan Watts