Il coraggio di accettare la verità

L'umanità vorrebbe passare da sonni agitati a sonni tranquilli mentre è giunto il tempo di svegliarsi.

Dietro le nubi il cielo è sempre azzurro.

Come mai dopo tanti seminari e lo studio di libri pieni di saggezza i conflitti interiori si ripresentano appena la vita ci mette di fronte alle sue sfide?
Notiamo che è molto difficile cambiare e risvegliarsi.
Dalla Filosofia Orientale e dalle pratiche psicospirituali che si sono diffuse in Occidente, anche chi s'impegna a fondo, trae solo dei benefici superficiali e nessuna trasformazione radicale o autentica liberazione.
I motivi sono facili da comprendere se esaminiamo a fondo la situazione.
Tutti i seminari della medicina alternativa propongono qualcosa da raggiungere, come a esempio la salute olistica e la trascendenza dell'io.
Ma è di fondamentale importanza comprendere che c'è una drammatica contraddizione in questa speranza di cambiamento attraverso lo sforzo perché il fatto stesso di dover raggiungere qualcosa è proprio ciò che più ostacola la coscienza olistica e rafforza l'idea dell'io separato, che si muove nell'illusorio futuro del tempo psicologico.
Pensare che "Oggi siamo confusi ma seguendo delle pratiche e aderendo a certe idee domani saremo sereni", non funziona che molto superficialmente.
Il domani non esiste e la confusione non si dissolverà sino a che non l'abbiamo osservata e compresa.
Di certo sfuggire lo stato attuale in attesa del cambiamento è una via verso l'alienazione.
 
L'incontro Oriente Occidente
Le parole dei saggi, la filosofia Orientale e le nuove prospettive della Scienza quantistico-relativistica, perdono ogni valore e diventano slogan con cui la mente può dilettarsi se le interpretiamo dalla solita prospettiva egocentrica.
I grandi saggi delle Upanishad e Maestri dello Zen, i risvegliati di ogni epoca e cultura, indicano una prospettiva della consapevolezza radicalmente diversa.
Tali intuizioni spirituali sulla natura dell'essere trovano oggi concordanza con le branche più avanzate della Scienza.
Prima di poter comprendere le parole di questi saggi e i nuovi paradigmi olistici della Scienza dobbiamo essere nelle condizioni di saper ascoltare e comprendere.
Altrimenti condizionati dal senso comune, non coglieremo il radicale mutamento prospettico di queste rivoluzionarie visioni, ma lo adatteremo al nostro modo di pensare preconcetto.
Così useremo in modo improprio ogni insegnamento e conoscenza.
Osservando il passato dobbiamo riconoscere che lo abbiamo sempre fatto, tanto che persino nel nome di un Dio di compassione e amore abbiamo ingaggiato le più terribili guerre e perpetrato torture e stermini.
L'umanità che ha sviluppato una fantastica tecnologia, meraviglie artistiche e sublimi intuizioni filosofiche, non ha risolto il problema della sofferenza, dell'ansia e dei conflitti. Cerca, infatti, soluzioni attraverso il pensiero, strumento di certo inadatto a trovare la soluzione ai conflitti che esso stesso crea per la sua natura intrinsecamente dualista.
Non ci rendiamo conto che i Maestri e i saggi ci parlano di uno stato da sempre presente, che non può essere raggiunto dall'io e dal pensiero. Di una condizione della consapevolezza non si può imporre né a se stessi né al prossimo.
Parlano di un atteggiamento dell'essere, poiché qualunque concetto diventa motivo di discussione e conflitto e una verità da contrapporre a chi pensa diversamente.
Come possiamo costatare è dal pensiero, infatti, che nascono la divisione e il conflitto.
I saggi dicono a gran voce che la mente crea le distorsioni e le illusioni che ci impediscono di percepire con chiarezza la realtà dell'Essere.
 
Samsara
Il Samsara è prodotto dal pensiero. Il risveglio significa riconoscere il Nirvana al centro del Samsara, cioè l'unità nell'integrazione degli opposti. La ruota gira ma il mozzo rimane immobile.
I saggi non suggeriscono di fuggire questo mondo in attesa di un paradiso futuro, bensì indicano che questo stesso mondo con le sue gioie e dolori, è la Terra di Buddha, appena lo percepiamo oltre le parole e i pensieri con profondità e immediatezza.
La coscienza stessa libera da desideri e paure nella sua trasparenza è la Mente di Buddha.
La visione distorta e parziale dell'uomo comune fa del sentiero un mezzo per sfuggire il Samsara che lo porta ad inseguire fantasie consolatorie e mete irraggiungibili.
Per questo una crisi dell'io e della personalità, è spesso la condizione indispensabile per un'effettiva morte/rinascita, necessaria per dire addio alle proprie illusioni.
Come ho detto, è molto facile attaccarsi alle parole dei saggi dimenticando che indicano un modo dell'essere e del sentire e non un nuovo concetto che porti a un differente modo di pensare.
Si tratta di qualcosa che non può essere né raggiunto né cercato, proprio perché è già qui appena scompare l'io che lo persegue.
Quando la mente è sgombra e attenta percepiamo il presente e il tempo psicologico si dissolve nel fluire dell'attimo.
Viviamo in presa diretta, senza divisione e conflitto, nella spontaneità che nasce dalla liberazione dai pensieri.
L'ego è della sostanza del pensiero ed è il pensiero che crea il domani, con i suoi immaginari problemi, e rivivifica lo ieri con i suoi condizionamenti, frapponendosi alla chiara percezione del vivere nel presente.
Per pensiero non intendo l'intelligenza discriminante, la riflessione e l'autoindagine, ma il chiacchiericcio interno che accompagna l'uomo durante tutto il giorno, basato su immagini del ricordo e dell'attesa, su immagini di sé con cui identificarsi e proiezioni sul prossimo.
Il pensiero, straordinario strumento che differenzia l'uomo dall'animale, è diventato una maledizione dal momento che l'ego si è dissociato dalla consapevolezza. Il servo è divenuto padrone e despota, tanto che non riusciamo a smettere di pensare.
La libertà interiore nasce dalla assenza d'ogni desiderio e timore, che l'attività del pensiero inevitabilmente produce con la pressione verso il conseguimento.
A ciò siamo stati programmati dall'educazione e da questa società competitiva.
 
 Libertà dai desideri
Anche il desiderio di non aver desideri, rientra nella categoria dei desideri. Non si tratta quindi di cambiare, ma di vedere con chiarezza, senza che la mente crei alternative ipotetiche.
Il conflitto tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere secondo le aspettative, si dissolve nell'attenzione senza alternative .
Osservando la difficoltà di capire e ascoltare che rende impermeabili al cambiamento profondo, si può notare che la maggioranza ci coloro che sono alla ricerca della verità, recepisce solo le frasi dei maestri che si adattano alle loro idee e trascurano gli aspetti fondamentali dell'insegnamento, indispensabili perché tutto il discorso abbia senso.
C'è attaccamento alle proprie idee e ai condizionamenti mentali, perché ci identifichiamo con essi. Abbiamo timore di abbandonarci al fluire della vita e di liberarci delle prigioni concettuali che abbiamo accolto.
 
Accettazione e surrender
Non comprendiamo le parole dei maestri anche perché confondiamo i mezzi con i fini.
Ad esempio: il concetto di surrender[1] seppure sia alla base di ogni percorso spirituale, è comunemente considerato un raggiungimento da ottenere attraverso la pratica.
Qualunque pratica per lo sviluppo della coscienza non ha alcun senso se dall'inizio non c'è il surrender, cioè se non siamo aperti al sentire diretto e a una chiara percezione della realtà per ciò che è.
Dobbiamo avere il coraggio di cedere alla nostra vera natura se vogliamo riconoscerla.
Certo lo sforzo e l'impegno nella pratica sono necessari quando si tratta di imparare il pianoforte o una lingua straniera, che sono capacità per le quali il pensiero e la memoria sono lo strumento opportuno.
Ma, per conoscere noi stessi e le profondità dell'essere, per vivere e amare, il pensiero è invece, il nostro vero nemico.
La confusione è prodotta dal pensiero, perché senza intelligenza intuitiva, le parole ci confondono e frammentano la realtà.
Vediamo ad esempio, che per surrender molti "ricercatori" intendono arrendersi a Dio.
E considerano questa resa qualcosa di simile all'obbedienza a un'autorità superiore esterna a noi. Un Dio costruito dall'immaginazione e dai condizionamenti culturali.
Obbedienza che si deve coltivare con la disciplina della volontà, quindi in conflitto con se stessi e l'inconscio.
 
Rinunciare alle illusioni
Anche il sincero ricercatore contemporaneo interpreta in modo improprio concetti come rinuncia e ritiro dal mondo. A volte tutto è ridotto al sottoporsi a una dieta impegnativa, o dal tentare di astenersi da ciò che più piace, e ogni tanto andare in vacanza in un ashram o in un convento.
La rinuncia e il ritiro dal mondo sono attitudini mentali, atteggiamenti interiori, stati dell'anima, che giungono spontanei, nel naturale contatto con la consapevolezza, che si manifesta appena la mente è silenziosa e aperta.
Il ritirarsi nel Sé è lo stato naturale che emerge spontaneamente quando svaniscono le immagini egoiche legate al personaggio che ci siamo creati.
Riconoscere la vanità delle nostre fantasie e l'illusorietà dell'io è qualcosa che accade in attimi che non possiamo produrre e cercare con uno sforzo mentale. Sono prodotto del silenzio interiore e non il frutto che ci possiamo aspettare dal temporaneo ritiro in un eremo.
Nella confusione imperante di quest'epoca di cambiamento e declino culturale, pochi ricercatori comprendono Jiddu Krishnamurti quando ci ricorda che l'arte di vivere è un'attenzione, in cui il tempo psicologico finisce e nella mente sgombra tutto diventa meditazione.
Il desiderio d'illuminazione inibisce la meditazione. Stare seduti per ore a ripetere mantra nella speranza della luce è l'opposto della meditazione, anche se può avere un benefico effetto e momentaneamente dissolvere la tensione.
Krishnamurti rade al suolo ogni fede e credenza, che una volta concettualizzata offusca il sentire diretto oscurando la luce della verità.
Lo studio dei limiti e degli inganni del pensiero è argomento che pochi affrontano.
 
L'approccio Transpersonale
Qualcuno mi dirà: "ma non insegni anche tu un metodo per raggiungere il benessere attraverso il respiro?"
L'approccio Transpersonale non propone alcun fine alla sessione respiratoria, se non la consapevolezza e la percezione immediata del mondo interiore.
Se ci si pone di fronte all'esperienza del respiro cercando qualche cosa, vitalità, salute e soluzione di problemi psicologici, può darsi che si ottengano esperienze piacevoli e benefiche, ma non una radicale trasformazione del modo di vedere la realtà e il risveglio alla nuova coscienza di cui stiamo parlando.
Ciò che i maestri indicano non può, infatti, ridursi a un miglioramento della salute e un'attenuazione della nevrosi. Eccitanti stati alterati di coscienza ci fanno dimenticare che cercavamo il risveglio. Momentanee gratificazioni sostengono le false pretese dell'io e ci allontanano dall'essenziale.
Ciò che Krishnamurti chiama insight profondo è il lampo intuitivo in cui riconosciamo l'io come un miraggio e percepiamo direttamente l'illusorietà dei legami che lo imprigionano e la vanità quindi del suo sforzo di liberarsi.
Ed è questo che porta a una trasformazione reale del nostro rapporto con il mondo.
Con la percezione dei limiti del pensiero e l'intuizione dell'inesprimibile natura della coscienza avviene un cambiamento radicale.
Dato che l'esperienza Transpersonale non avverrà se la cerchiamo, suggerisco di respirare e osservare tutto ciò che emerge, sapendo che ogni pensiero offusca l'ascolto di ciò che realmente stiamo vivendo. L'osservare i pensieri e le immagini dell'io per quello che sono, senza condannarli o respingerli conduce al silenzio e alla presenza mentale (Quello che i buddhisti chiamo mindfullness).
I pensieri sorgono ancora, ma non dovendo fare nulla per scacciarli, nel semplice osservare la mente si calma.
 
Il testimone senza forma
Nel rimanere testimoni dei movimenti del pensiero portiamo la mente al silenzio e iniziamo a percepire qualcosa che non è nel tempo, ma sempre qui ora, oltre l'ansia del divenire…
La bellezza è lo splendore del vero, diceva Platone.
Per questo la sessione di respiro secondo l'approccio Transpersonale non si propone progetti e scopi, rifugge il pensiero positivo, il perdono o altre mete.
Spontaneamente si può manifestare la catarsi liberatoria o l'illuminate silenzio mentale, ma l'atteggiamento del praticante è diretto all'autoindagine (chi sono io? a chi si manifesta la catarsi o il silenzio?) ricordando che stiamo cercando il cercatore stesso.
Quando scopriremo che l'io non esiste, se non come miraggio mentale, finiranno anche i problemi che esso crea…
Durante la respirazione è radicalmente diverso l'atteggiamento del surrender, cioè accettazione del proprio stato, rispetto a quello, assai comune di perseguire il surrender come fosse uno stato di pace e abbandono che dobbiamo sforzarci di raggiungere.
Proprio di fronte ad esperienze profonde come quelle che può indurre la respirazione intensa  è necessaria a priori l'accettazione di ciò che è, ovvero vedere le cose per quello che sono e rimettere ordine nella mente.
E' molto efficace il respirare perché non si tratta di seguire pensieri o concetti, ma di confronto diretto con un'esperienza che coinvolge il corpo, la mente e l'energia vitale.
Immergerci nel respiro ci permette di osservare le sensazioni che mettendoci nelle condizioni di riconoscere che tutti i problemi, frutto dell'attività del pensiero, sono altrettanto illusori dell'io che li crea.
Ed è sempre necessario ricordare che quest'io scompare nell'attenzione senza alternative.
Fermare la mente e riconoscere il caotico movimento del pensiero è il primo passo.
Altrimenti la seduta di respirazione sarà dominata da aspettative, speranze e timori. Probabilmente ci sarà una lotta con le distrazioni, nell'attesa di qualcosa di speciale e risolutorio.
Anche qualora fosse sperimentato con istanti di chiarezza mentale, questo istante di libertà resterebbe poi solo un ricordo, seppur piacevole di un momento di luce. Un altro momento passeggero, la cui natura esperienziale si dissolve con il ritorno nell'identificazione con il personaggio.
 
Conclusione
Come ho detto, il personaggio è sempre frustrato dalla vana ricerca di uno stato oltre il conflitto, che è creato dall'atto di sfuggire la realtà, perché non si ha il coraggio di accettarla.
Dobbiamo riconoscere che, come tutti i saggi insegnano, l'io crea il tempo psicologico del domani e dello ieri.
Proprio questo impedisce di fluire nell'attimo. E' questa la radice stessa del dualismo e di ogni conflitto.
Solo quando riconosciamo con chiarezza questo fatto obiettivo, entriamo in un sentiero di stabile liberazione, altrimenti è come se chiedessimo al ladro (il pensiero) di custodire i nostri averi.
Se prima non abbiamo questa presa di coscienza, tutti i nostri sforzi evolutivi e il persino sentiero spirituale saranno una fuga dalla realtà che conduce a mete illusorie, una vera presa in giro che perpetriamo a noi stessi.
Ho cercato di esprimere in queste righe non solo ciò che ho compreso in anni di studio di filosofia, psicologia e misticismo, ma quello che la vita mi ha costretto a riconoscere.
Ho avuto la fortuna di vivere molte delle esperienze che un ricercatore può sognare, come l'incontrare grandi maestri e sperimentare stati di coscienza straordinari.
Tuttavia solo un'inaspettata crisi giunta proprio quanto mi sentivo come non mai realizzato, mi ha messo di fronte all'inutilità di tutti gli sforzi di liberazione finché mi identificavo nel personaggio. Solo svelando gli inganni dell'ego spirituale è giunto un reale e profondo cambiamento, che percepisco come la fine di ogni conflitto, la meta agognata al di là del divenire.
Per dirla in parole semplici, è come se la vita fosse un teatro che osserviamo con attenzione e coinvolgimento Ma nello stesso tempo con il distacco che viene dal sapere che è solo una rappresentazione. Non desideriamo vedere solo scene piacevoli e non rifiutiamo le scene drammatiche. Troviamo nella complessa trama la bellezza dell'opera. Ammiriamo l'attore che fa la parte dell'antipatico con tanta bravura, anche lui ingrediente indispensabile della scena. Speranze e timori non offuscano la mente di chi assiste allo spettacolo.
 
 
Dice Tilopa patriarca dello Buddhismo Vajrayana nel Mahamudra:

Guardando intensamente il cielo vuoto le visioni cessano,
allo stesso modo quando la mente guarda dentro se stessa
il treno dei pensieri concettuali e discorsivi si ferma
e la suprema illuminazione è raggiunta.

Come la nebbia del mattino si dissolve nell'aria sottile,
non va da nessuna parte ma cessa d'esistere,
così quando riconosci la vera natura della tua mente
le onde della concettualizzazione e tutte le creazioni mentali si dissolvono.

L'oscurità di migliaia di eoni non ha il potere
di diminuire la chiarezza cristallina del cuore del sole;
allo stesso modo eoni di samsara non hanno il potere
di velare la chiara luce dell'essenza della mente

Libera da concetti intellettuali, disconoscendo i principi dogmatici,
la verità di ogni scuola e di ogni scrittura è rivelata.
Assorto nel Mahamudra, sei libero dalla prigione del samsara
in Mahamudra la colpa e le negatività sono consumate
e come maestro di Mahamudra tu sei la luce della Dottrina.

La più alta meta è l'essere ordinario privo di speranza e paura.

(versi tratti dalla versione Inglese di Keith Dowman per gentile concessione)


La suprema condotta è assenza di sforzo.
La meta della via degli esseri risvegliati è conseguita senza un sentiero da percorrere.
Il sommo risveglio è realizzato senza qualcosa da praticare.
La suprema meta è lo stato naturale senza aspettative.
Rimani nello stato in cui non c'è nulla da meditare.
Quando otterrai il non ottenimento, allora otterrai il "Grande Sigillo".

(versi tratti dalla versione inglese di C. Trungpa Rimpoce)
 

Filippo Falzoni Gallerani, Milano, marzo 2012